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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Il caso don Galli torna a Quarto Grado

Il caso don Galli torna a Quarto Grado

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Giugno 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lombardia
Reading Time: 9 mins read
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Il caso don Galli che ha coinvolto l’Arcivescovo di Milano mons. Delpini torna a Quarto Grado, ora anche il Pontefice Papa Francesco ne è a conoscenza e i familiari gli rivolgono un appello.

Venerdì 25 maggio 2018, il caso don Galli, ovvero il caso del prete accusato di abuso sessuale ai danni di un minore che portò nel suo letto nel dicembre 2011, è tornato ancora una volta in televisione nella trasmissione di Gianluigi Nuzzi a Quarto Grado.

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(ultimo servizio dal minuto 2:21’:30” al minuto 2:56’:16”)

I familiari della presunta vittima attendono da più di sette anni che la Chiesa, il Santo Padre, faccia chiarezza sulla loro vicenda ma anche su tutte, le tante vicende analoghe che, purtroppo, vengono gestite dalla gerarchia della chiesa quasi sempre nello stesso identico modo.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Attendendo l’esito del processo penale attualmente in corso, che stabilirà le responsabilità del sacerdote accusato di abuso sessuale, i familiari si sono rivolti alla Santa Sede ponendo delle semplici domande partendo dai fatti certi riscontrati sin dai primi giorni del lontano 2011.

Il sacerdote accusato, don Mauro Galli aveva subito ammesso ai suoi superiori, il Parroco don Carlo Mantegazza e il Vescovo Mario Delpini di aver portato in parrocchia, nel suo letto matrimoniale il minore e di aver dormito con lui la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011.

Il fatto già di per sé assai grave, come lo definì in seguito il Cardinale Scola, all’epoca superiore del Vescovo Delpini, non portò il monsignore ad avviare alcun approfondimento (indagine canonica detta “indagine previa” obbligatoria in questi casi).Mons. Delpini decise di mettere subito a tacere quanto appreso, semplicemente spostando il sacerdote da una parrocchia all’altra, da Rozzano alla vicina Legnano (sempre nel milanese), ancora una volta a contatto con i bambini dell’oratorio nella pastorale giovanile.

Dato che questi fatti sono certi, riscontrati e riconosciuti da tutti, incluso don Mauro, che lo ha ammesso anche davanti ai giudici, e mons. Delpini che lo ha giurato alla Polizia (come da verbale acquisito in tribunale), le semplici domande che pongono insistentemente i familiari sono le seguenti:

“Chiediamo al Santo Padre Papa Francesco che dall’inizio del suo pontificato in più occasioni ha proclamato la ormai famosa “Tolleranza zero” nell’ambito della lotta alla pedofilia all’interno della chiesa, “tolleranza zero” nei confronti dei sacerdoti che abusano di minori o adulti vulnerabili, “tolleranza zero” nei confronti dei Vescovi che insabbiano questi casi, se:

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

1 – E’ tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

2 – E’ tollerabile che un Vescovo che sa con certezza che un sacerdote a lui affidato ha portato nel proprio lettone matrimoniale un minore, anche se fosse solo per dormire in compagnia, decida di non denunciare il fatto, di non avviare alcuna indagine canonica per approfondire, ma semplicemente disponga il trasferimento del prete da una parrocchia all’altra ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

Più volte, in questi anni, i familiari e i parenti hanno scritto alla Santa Sede ponendo queste semplici domande, non riuscendo a capire come occorra così tanto tempo per rispondere offrendo l’interpretazione autentica alla proclamata “tolleranza zero”.

Non si capacitano di questo lungo silenzio quando loro stessi, come probabilmente qualunque genitore che non abbia una preoccupante immaturità affettiva unitamente ad  una rilevante devianza sessuale, non esiterebbero neppure un attimo nel rispondere all’unanimità.

Nessun papà o mamma a cui capita di sovente di ospitare altri minori, compagni dei propri figli magari per una ricorrenza, una festa, un compleanno, oppure di affidare per il medesimo motivo i propri figli ad altri genitori, si sognerebbe mai di portarsene uno nel proprio letto anche semplicemente per trascorrere la notte in compagnia… si rabbrividisce e inorridisce solo al pensiero…

Come dunque è possibile che per il Papa, questo Papa, Francesco, sia così difficile rispondere? Come è possibile che in più di sette anni non si abbia ancora una risposta certa, semplice e chiara?

E lo stesso Papa che nel 2014 diceva:

… “Chiedo perdono alle vittime di abusi da parte di sacerdoti, dobbiamo dare prova di «estrema severità» verso i preti pedofili. Come può – si chiede il Pontefice – aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato «un sacrificio diabolico», che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa?”. Alcune vittime, ricorda con amarezza il Papa, “sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”.

Massima severità con i preti pedofili e con chi li ha protetti

Si tratta, ammonisce ancora una volta Francesco, “di una mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna”. Rammenta dunque che nella Lettera Apostolica “Come una madre amorevole” ha esortato la Chiesa a “prendersi cura e proteggere con affetto particolare i più deboli e gli indifesi”. “Abbiamo dichiarato – ribadisce – che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come già è successo in passato”.

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

(14 febbraio 2017)

Dunque l’appello dei familiari lanciato a Quarto Grado. Da pochi giorni è finalmente giunta la notizia che ora finalmente il caso è in mano direttamente al Sommo Pontefice.

In una lettera a loro inviata da parte del Nunzio Apostolico Emil Paul Tscherring, pur non rispondendo alle domande poste nelle diverse precedenti lettere, viene scritto esplicitamente che sono regolarmente giunte le diverse istanze sia al Santo padre che alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

A onor del vero, la Congregazione per la Dottrina Della Fede aveva già risposto, in più occasioni, riferendo di avere già ricevuto correttamente tutte le istanze e la relativa documentazione del caso, incluso le esplicite denunce del comportamento omissivo dei due Vescovi mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada.

Lo avevano scritto rispondendo già dal 2015 sia direttamente attraverso la segreteria dell’ex Prefetto Cardiale Müller, sia attraverso il precedente Nunzio Apostolico Arcivescovo Adriano Bernardini, sia attraverso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica Prefetto Dominique Cardinale Mamberti.

Dunque dal 2015, ben anni prima delle nomine dei due monsignori Delpini e Tremolada, il primo Arcivescovo di Milano e il secondo Vescovo di Brescia, tutti, forse eccetto Papa Francesco, sapevano delle pesanti denunce relative al comportamento dei due monsignori.

Possibile che nessuno abbia informato adeguatamente Papa Francesco? Per tutti i Vescovi, Arcivescovi e Cardinali, tali comportamenti sono normali, accettabili e comunque TOLLERABILI?

Ora però è diverso, dall’11 maggio 2018, a distanza di quasi otto anni dai fatti, anche il pontefice è finalmente consapevole, dunque chi meglio di lui può rispondere alle due semplici domande in relazione alla famosa “TOLLERANZA ZERO”?

Chi può darne l’autentica interpretazione se non chi l’ha concepita?

1 – E’ dunque tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

2 – E’ dunque tollerabile che un Vescovo che sa… disponga il trasferimento del prete, da una parrocchia all’altra, ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

Se è ritenuto “TOLLERABILE”, allora significa inevitabilmente che non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “UNA CERTA TOLLERANZA”…

Se è ritenuto “NON TOLLERABILE”, allora il sacerdote non può continuare a fare il sacerdote e il Vescovo non può continuare a fare il Vescovo, diversamente non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “CREDIBILITA’ ZERO”.

Non possono esserci altre vie di mezzo, ZERO è ZERO!

L’importante è che ci sia una parola chiara, anche se la titubanza nel rispondere forse evidenzia già chiaramente di fatto la risposta: quantomeno nella gerarchia della Chiesa stessa, nelle sue più alte istituzioni come la Congregazione per la Dottrina della Fede.

Tuttavia è saggio attendere fiduciosi: d’altra parte il Papa lo sa solo da un mese, certamente risponderà a breve, a beneficio di tutti, e sicuramente anche Quarto Grado ne diffonderà il contenuto offrendo un prezioso servizio alla Chiesa stessa per tutti i genitori cattolici, per i parenti che hanno atteso con speranza e trepidazione quasi otto anni, attendere ora il Papa qualche altro giorno non sarà un problema…

L’importante è che la risposta non si faccia attendere, non sarebbe comprensibile che lo stesso Papa non sappia spiegare i suoi proclami o abbia bisogno di tempo per riflettere, in tal caso non si sarebbe potuto esprimere prima, altrimenti sarebbe una grande presa in giro mondiale di tutte le vittime e loro familiari.

Infatti è importante che tutti i genitori sappiano se gli oratori in cui mandano i propri figli sono luoghi da considerare sicuri, se possono mandare serenamente ai centri estivi, alle vacanze con la parrocchia i propri figli, se si devono aspettare che possa capitare che il prete scelga il loro figlio per dormire in compagnia in quanto è ritenuto normale o comunque tollerabile dai vescovi loro responsabili…

I genitori hanno il diritto di poter scegliere liberamente il bene dei loro figli ma con consapevolezza, con una seria e credibile quanto onesta informazione, devono sapere se affidare o meno i loro figli alla chiesa e a quali condizioni.

Quello che è certo, almeno ad oggi, che per la chiesa di Milano guidata dall’attuale Arcivescovo mons. Mario Delpini, come quella di Brescia, guidata dall’attuale Vescovo mons. Pierantonio Tremolada, è normale e “tollerabile” che un prete porti a letto un minore per dormire in compagnia, al massimo se proprio i genitori si dovessero lamentare, il prete verrà spostato in un altro oratorio dove ci saranno altri bambini e genitori inconsapevoli!!!

Nel frattempo, in attesa di conoscere l’interpretazione ufficiale del Santo Padre, il processo penale procede, indipendentemente dalla tolleranza o tolleranza zero che sia, con una certa celerità ed estrema  professionalità, un’udienza dopo l’altra.

Ci sono state le indagini, le intercettazioni, gli interrogatori, le testimonianze, i riscontri…

Nel mondo reale purtroppo non ci sono adulti normali che, ingannando i genitori di un minore, riescono ad escogitare una strategia premeditata, tale per cui portano nel proprio lettone un ragazzino estraneo al proprio nucleo familiare per dormire in compagnia o perché hanno paura del buio o ancora per una semplice leggerezza…

Nel mondo reale questo non accade, ed evidentemente anche l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini lo sapeva e lo sa perfettamente: diversamente non si sarebbe scomodato precipitandosi la vigilia di Natale del 2011 (96 ore dopo la fatidica notte delle leggerezze) a spostare il prete immediatamente, di fatto cercando di insabbiare il caso, senza nemmeno sentire l’esigenza di voler chiarire quello che si vuol far credere un semplice malinteso tra il prete, il ragazzino e i genitori.

In un mondo reale, una leggerezza si poteva tranquillamente spiegare e giustificare… lo stesso sacerdote non avrebbe pagato 150.000 euro, prima ancora della sentenza, per grande generosità (non avendo peraltro soldi) e per il semplice fatto di aver dormito con il consenso preventivo dei genitori… In aula ha spiegato che anche i suoi parenti, gli zii, la nonna sono stati così generosi nei confronti del ragazzino che nemmeno conoscevano…

…Chissà se anche questo, nel mondo reale, troverà riscontro oppure una mano occulta ha messo mano al portafoglio con i magistrali passaggi di denaro…L’accusa formulata dal Pubblico Ministero che ha indagato approfonditamente non parla di leggerezza ma di abuso sessuale aggravato.

Purtroppo questo è il mondo reale e speriamo che anche il Santo Padre ne prenda dolorosamente atto rapidamente.

Redazione

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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