Mantova: parroco accusato di abusi sessuali
Il parroco della chiesa di San Leonardo a Mantova, Walter Mariani, 60 anni, è stato rinviato a giudizio per violenza...
Prete pedofilo e svastiche le scritte ingiuriose comparse sul muro di cinta dell’oratorio di San Rocco.
Nella notte tra sabato e domenica il muro di cinta dell’oratorio di san Rocco, in via Colombo, è stato imbrattato con scritte ingiuriose contro il parroco, don Angelo Manfredi. “Don Angelo pidoflilo” è stato scritto in un italiano non corretto vicino a dei simboli che richiamano delle svastiche, anche queste disegnate grossolanamente. Difficile capire chi possa essere stato l’autore.
Magari si è trattato di una semplice bravata. Il muro infatti è poco distante dal luogo dove il 10 marzo scorso era stata trovata una Madonna decapitata. Il gesto allora si era scoperto essersi trattato un atto vandalico compiuto da alcuni ragazzini. Nel frattempo, tutta la comunità si è stretta attorno al suo parroco per esprimergli piena solidarietà.
http://giornaledilodi.it/cronaca/prete-pedofilo-e-svastiche-le-scritte-ingiuriose-comparse-sul-muro/
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.
E questo principio facciamo nostro.
Il direttivo della Rete l’Abuso