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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | il-punto-della-rete-labuso » Perché papa Francesco riceve tutte le vittime di abusi, ma snobba quelle italiane?

Perché papa Francesco riceve tutte le vittime di abusi, ma snobba quelle italiane?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Aprile 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Tra pochi giorni papa Francesco riceverà tre nuove vittime, questa volta cilene, e noi ne siamo davvero felici anche se sorge la domanda: perché non riceve mai le vittime italiane?

È una richiesta piuttosto frequente, non dimentichiamo che le vittime sono tutte cattoliche, il voler incontrare il papa e potergli esprimere il proprio dolore, il proprio dissenso per come la chiesa, ancora oggi, gestisce i preti abusatori, la propria preoccupazione perché quello che è accaduto a loro non accada ad altri, è un desiderio diffuso in molti sopravvissuti.

Per esempio Giada Vitale, nel 2014 riuscì a consegnare nelle mani di papa Francesco una lettera con scritta la sua storia, ma nessuno le ha mai risposto.

Anche Diego Esposito ha più volte pubblicamente espresso questo desiderio, ancora poche settimane fa, in un sit-in di due giorni davanti al duomo di Napoli. Diego vuole delle risposte, vuole sapere perché don Silverio Mura, malgrado le molteplici denunce, non sia mai stato processato. Vuole sapere anche perché il cardinale Sepe, che in questi anni ha coperto il prete fino al punto che, un mese fa, si è scoperto che don Mura esercitava, addirittura sotto falso, nome in un piccolo paesino del pavese, non sia mai stato punito con quella linea dura tanto acclamata proprio dal pontefice.

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Anche la presunta vittima di don Mauro Galli ha chiesto un incontro, lui e i suoi familiari hanno scritto a papa Francesco una dozzina di volte, vogliono sapere perché, malgrado l’insabbiamento del caso da parte di monsignor Mario Delpini, costui, anzi che essere trattato con la promessa linea dura, sia addirittura stato nominato arcivescovo di Milano.

Ci sono poi anche gli ex allievi sordi dell’istituto Antonio Provolo di Verona, loro vogliono sapere l’esito della commissione di inchiesta fatta nel 2011, vogliono sapere perché papa Francesco non è intervenuto nel 2014, quando uno di loro gli consegnò in mano una lettera-denuncia nella quale emergevano i nomi di 14 sacerdoti accusati, oggi uno di loro, fuggito in Argentina, è agli arresti per aver abusato di altri bambini, anche questa volta sordi.

Si vuole capire se papa Francesco abbia reale interesse per le vittime o se è tutta pubblicità, fatta con le vittime di turno, dello scandalo di turno, pubblicità che ha solo l’obbiettivo di far credere che si sta facendo molto e “anche di più”, ma in realtà non si conclude nulla.

Pochi giorni fa Diego Esposito, una delle vittime italiane, ha più volte telefonato alla Segreteria di Stato e alla Congregazione per la Dottrina della Fede per cercare di ottenere risposte. Pur avendo seguito tutte quelle che sono le linee guida per le vittime, non ha ottenuto risposte, anzi, ci si accorge che in Vaticano non esiste un servizio dedicato alle vittime. Vengono date risposte a caso: tant’è che gli è stato detto che il suo caso sta procedendo; invece sul sito della diocesi di Napoli si legge che il caso è stato chiuso nel 2016.

Di Francesco Zanardi

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.