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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Gli abusi e le torture medievali, l’esorcista va a processo

Gli abusi e le torture medievali, l’esorcista va a processo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Aprile 2018
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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Sarà un continuo valicare il confine tra fede e scienza il processo per don Michele Barone. Da un lato i pm, convinti che gli esorcismi sulla 13enne siano stati «delle torture medievali» e le abbiano procurato una lesione permanente. Dall’altro la difesa, che cercherà di dimostrare che la ragazzina era realmente posseduta dal demonio e per questo le benedizioni erano l’unica strada per aiutarla.

È stato notificato ieri il decreto di giudizio immediato per il sacerdote, per i genitori della vittima e per il vicequestore di polizia Luigi Schettino. E, perlomeno per la parte che riguarda don Barone, si preannuncia un processo come quello che seguì le vicende di Annaliese Michel (nella foto in basso), la 24enne morta in Baviera nel 1975 la cui storia è diventata nota grazie al film «L’esorcismo di Emily Rose» (nella foto). La famiglia della ragazza si convinse che fosse posseduta dal demonio e l’affidò alla Chiesa. In realtà Annaliese manifestava paralisi degli arti, uno smisurato accrescimento del torace, rigidità improvvisa del corpo e l’impossibilità di parlare. Sintomi simili a quelli della 13enne portata dal sacerdote in pellegrinaggio con un collare, costretta a ingerire l’ostia e l’acqua santa nella quale il sacerdote sputava. Due storia simili, con esiti, fortunatamente, diversi. Annaliese morì a 24 anni quando ormai pesava solo 30 chili, per anni si era rifiutata di mangiare, tuttavia non venne alimentata con le flebo, ma affidata alle sole cure spirituali. Per questa ragione, i genitori e l’esorcista furono condannati per omicidio colposo. La 13enne, invece, ce l’ha fatta. Benché malridotta, con un orecchio sfregiato dal piede del prete e dalle manovre che il sacerdote esercitava per costringere il diavolo lasciare il corpo dell’adolescente. Viva, anche se sottopeso, visto che il prete la alimentava con biscotti e latte, sostenendo che quella fosse la volontà di San Michele. Per la Procura i genitori della ragazzina sono responsabili dei maltrattamenti in concorso col prete. Stessa accusa per il poliziotto Luigi Schettino che tentò anche di ostacolare la denuncia sporta dalla sorella della ragazzina.
 
Ma contro il prelato ci sono anche le accuse di due ex adepte che sostengono di essere state abusate sessualmente sia a Casapesenna che durante i pellegrinaggi a Medjugorie. In questo caso, le vittime sono maggiorenni ed hanno già testimoniato nel corso dell’incidente probatorio che ha cristallizzato la prova e consentito ai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone di chiedere il giudizio immediato. Ma anche ciò che raccontano le due 20enni ha delle analogie sorprendenti con le vicende di Annaliese. Parlano di esorcismi filmati, e i video sono stati ritrovati, e affermano che a Casapesenna c’è una ragazzina che, dopo essere stata «liberata dal demonio» da don Barone, si è trasformata in una veggente e che «attraverso di lei parlano la Vergine Maria, l’angelo e Gesù». Anche Annaliese sostenne di aver avuto contatti con la Madonna, tanto che la sua tomba è tutt’oggi meta di pellegrinaggi.

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Se da un lato le due ragazze hanno confermato gli abusi sessuali subiti, dunque, dall’altro sembrano convinte che a Casapesenna si verificassero fenomeni paranormali. Una delle due, incalzata dall’avvocato di don Barone, durante l’incidente probatorio ha dichiarato che «nel corso delle benedizioni» le comparivano «dei tagli sulle braccia». Il penalista le ha chiesto, esibendo una dozzina di foto che appunto ritraevano le ferite, se non le si aprisse anche una specie di «s» sulla lingua, ma in questo caso la ragazza ha spiegato che quella era l’impronta dell’apparecchio per i denti. A ogni modo, dalla natura delle domande rivolte alla ragazza, sembra che la difesa intenda sostenere l’esistenza del demonio. O perlomeno documentare che quelle benedizioni erano il giusto rimedio per persone ritenute possedute dal maligno. La prima udienza è fissata per giugno dinanzi al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il quadro accusatorio è stato confezionato a tempo di record. Dal giorno dei clamorosi arresti alla fissazione del processo, sono trascorsi due mesi e dieci giorni.

https://www.ilmattino.it/caserta/abusi_torture_medievali_barone_processo-3688399.html#

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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