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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
24 Marzo 2018
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 4 mins read
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In questi giorni su vari quotidiani e on-line si legge, con varie sfumature, la “protesta” delle “mamme di Montù Beccaria”.
In seguito al servizio delle Iene, è esploso il caso di questo sacerdote che, pur essendo accusato di aver abusato di diversi minori, in provincia di Napoli, diversi anni fa, da un anno circa si trovava in provincia di Pavia, ancora a contatto con i minori e con un falso nome.
E’ disarmante pensare che tutto questo non sia “un brutto sogno”.

Ma come è possibile che sia accaduto?

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Come mamma di un figlio abusato da un sacerdote, vorrei approfondire cosa significa (per un genitore che, nonostante tutto, non ha perso la Fede), avere ogni volta una ulteriore conferma che QUESTO è il modo di agire della Chiesa:

1) il prete che non viene denunciato dai familiari viene sistematicamente spostato altrove

2) nello “spostamento” non viene presa nessuna precauzione: spesso (sempre?) viene collocato ancora a contatto con i minori

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

3) finché la famiglia del minore abusato non denuncia alle autorità civili/penali, al prete non succede assolutamente nulla

4) se, ogni tanto, viene aperta una indagine canonica, alla vittima non viene dato nessun riscontro dell’andamento del processo canonico
5) l’attenzione per le vittime, da parte delle Diocesi è pressoché nulla

6) nonostante le raccomandazioni del Card. O’Malley (il Presidente della Pontificia Commissione Tutela dei Minori) circa il dovere morale di denunciare gli abusi alle autorità civili, non risultano casi in cui sia il Vescovo stesso che denunci un prete

7) al Vescovo che insabbia il caso non succede nulla, nonostante i proclami di Papa Francesco

Cosa significa per me tutto questo?

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Rispetto alla vicenda di mio figlio non posso tornare indietro, e non serve a nessuno ragionare con il senno di poi.

Il desiderio più grande per un genitore che sta vivendo questo dramma, e lo dico con cognizione di causa perché, attraverso l’Associazione Rete L’ABUSO, sono in contatto con diversi genitori, è quello che “tutto questo non si ripeta ad altri”… è un gran bisogno di fare qualcosa perché ogni prete pedofilo venga fermato!

Quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle non lo auguriamo a nessuno.

Le mamme di Montù Beccaria stanno compiendo un grandissimo atto di civiltà: andare a fondo per sapere chi era a conoscenza del passato di don Silverio Mura e non ha fatto NULLA per metterlo nelle condizioni di non nuocere più.

ANCORA AD INSEGNARE CATECHISMO AI BAMBINI!!!

E se fosse successo ancora? E se fosse successo anche a Montù Beccaria? Il Papa sarebbe intervenuto “chiedendo scusa”?

Non si scherza con la vita delle persone! E ancor meno con la vita di chi è indifeso e andrebbe protetto, anziché violentato e privato degli anni più belli… esagero?

Parlate con qualche mamma di vittima, e giudicherete da soli se esagero…

Questa cosa dà scandalo. Uno scandalo inaccettabile, che non ha scusanti: ancora con i minori, pazzesco!

E proprio proprio tranquilli ai vertici della Diocesi non dovevano essere, visto che gli hanno addirittura fatto cambiare nome…

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

Le Parrocchie sono ancora luoghi sicuri?

A Montù Beccaria non si può dire di sì con certezza, perché a Napoli era ben chiaro che don Mura fosse un presunto pedofilo… e, nonostante ciò, il Card. Crescenzio Sepe lo ha inviato in provincia di Pavia, confidando magari nel fatto che, a tanti km di distanza, nessuno venisse a saperlo!

Che tristezza!

Da cattolica affermo che questo modo di agire della Chiesa è fondamentalmente proprio CONTRO LA CHIESA.

Che senso ha creare un clima di sfiducia, di rabbia, di paura?

Non ci si rende conto che tutto questo allontana dalla Chiesa?

“Nascondere, coprire, lavare i panni sporchi in casa”: non è efficacie per nessuno, non serve a nessuno… aggiunge solo dolore a dolore.

Sembra talmente ovvio solo a me?

Il tentativo assolutamente goffo di “salvare il salvabile” (il buon nome della Chiesa, forse?) nascondendo tutto, ottiene solo il risultato di peggiorare in credibilità!

E per Diego Esposito (una delle presunte vittime di don Silverio Mura)?

Da otto anni attende notizie del processo canonico… come si sarà sentito in questi giorni scoprendo che don Silverio si occupava ancora di bambini? Come si sarà sentito quando Papa Francesco, recentemente, ha confermato il Card. Sepe a guida della Diocesi di Napoli?

Non è difficile da immaginare, e io posso comunque confermarlo perché sento abbastanza spesso Diego: una pugnalata dietro l’altra…

Conosco Santi Sacerdoti (pochi, per la verità: la maggior parte sono piuttosto mediocri, purtroppo), sacerdoti che, come me, sono indignati per il comportamento dei vertici della chiesa nella gestione del dramma della pedofilia.

Quando si deciderà di affrontare davvero seriamente questo problema?

Sia da parte della Chiesa che dello Stato.

Possibile che per un dramma così grande il tempo della prescrizione siano solo 10 anni?

Si ha una vaga idea di quanto tempo ci vuole affinché una vittima riesca a prendere coscienza di quello che gli è successo, a dirlo a se stesso, a riuscire a dirlo a qualcuno? … forse no …

I proclami del Papa non servono più. I grandi annunci mediatici non servono più. Le “scuse” non servono più. Aggiungono solo dolore a dolore.

Una mamma cattolica

(lettera firmata)

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Cristina Balestrini

Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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