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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chierichetto » Napoli, ex chierichetto accusa: “Don Silverio iniziò ad abusare di me in sagrestia. Avevo 11 anni”

Napoli, ex chierichetto accusa: “Don Silverio iniziò ad abusare di me in sagrestia. Avevo 11 anni”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Febbraio 2018
in Campania
Reading Time: 2 mins read
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NAPOLI – “Avevo 11 anni quando iniziarono in sagrestia le violenze di don Silverio. Io stavo zitto perché avevo paura di peccare”: a parlare, intervistato da Franca Giansoldati del Mattino, è una presunta vittima del sacerdote di Napoli accusato di violenze sessuali su minori.
Il giovane oggi ha 37 anni, ma dice di ricordare ancora bene quei momenti:

“Mi si ferma il respiro ogni volta che penso al rischio che possono correre altri bambini. Faccio fatica a tornare a quel periodo. Avevo 11 anni e a quell’età si è davvero piccoli, cuccioli, incapaci di leggere tra le righe il male, e così ci si affida ai grandi pensando che siano loro i modelli ai quali ispirarsi. Don Silverio era il parroco di Ponticelli ed era conosciuto da tutti, era un mammasantissima, una persona tenuta in grande considerazione dalla comunità”.
Gli abusi sarebbero cominciati progressivamente, ha spiegato al Mattino:

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“La mia famiglia si trasferì in quel quartiere e iniziai a frequentare la parrocchia, facevo il chierichetto, andavo a giocare a pallone e così conobbi quel sacerdote. Era il secondo sacerdote della parrocchia, l’altro si chiamava don Ciro Cocuzza. Mi sono spesso chiesto se don Ciro abbia mai subodorato qualcosa vedendo che dalla casa di don Silverio spesso entravano e uscivano diversi ragazzini. L’idea che mi sono fatto da adulto è che in fondo erano in tanti a sapere, o a sospettare ma si finiva per stare zitti perché quella era la cosa da fare. Ripeto, don Silverio era uno tenuto in grande considerazione dalla comunità”.
Quindi iniziarono i giri in auto insieme: don Silverio, ha raccontato l’uomo al Mattino, lo portava con sé quando andava a fare le visite pastorali in zona.
“Mi ripeteva che ero il suo chierichetto di fiducia. Mi lodava e io mi sentivo importante, ero così fiero. E poi era generoso. Mi faceva regali che altrimenti non mi sarei potuto permettere. Mi fece trovare persino una bicicletta. Prendeva 20 mila lire dal portafoglio dicendomi che era un piccolo regalo per me. Sapeva conquistare la fiducia della gente. E anche la mia. Purtroppo. Don Silverio abitava con la madre ma aveva in uso un’altra casa, una villa, in località Guindazzi, a borgo Trocchia. Quello fu un luogo che utilizzò spesso con me anche se le violenze iniziarono in sacrestia”.
Nei confronti di don Silverio sono state presentate diverse denunce negli anni. La Curia partenopea ha sempre respinto le accuse affermando che le vittime non si sono volute sottoporre a una visita psichiatrica con un esperto di ricostruzione della falsa memoria.

https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/napoli-chierichetto-don-silverio-abusi-2823741/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.