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Torino, il prete anti-pedofili diede due baci a un dodicenne: condannato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Novembre 2017
in Piemonte
Reading Time: 3 mins read
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Don Ilario Rolle aveva creato un sito web per proteggere i minori dagli abusi. Nel 2007 un ragazzino raccontò alla madre di essere stato baciato sulla nuca e sulla guancia

di Giovanni Falconieri

Nel 2000 creò un software in grado di proteggere i ragazzi dalle insidie del web. Lo chiamò «Davide 2.0» e lo lanciò in rete con lo slogan: «L’acqua è buona, ma se non è pura va filtrata. Come Internet». La battaglia contro la pedofilia divenne la sua missione più importante, la Curia di Torino gli affidò il compito di svolgere un serio lavoro educativo a tutela dei minori che ogni giorno navigavano sui siti. Fu soprannominato «il cacciatore di pedofili». Ma per un crudele scherzo del destino, sarebbe stato proprio un minore a metterlo nei guai: un dodicenne che alla mamma confidò di essere stato baciato dal prete, su una guancia e sulla nuca, durante una settimana di vacanza estiva in montagna. Era il 2007.

Due anni più tardi, l’allora parroco di Venaria don Ilario Rolle venne condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere, in abbreviato, per gli abusi sessuali commessi su quel ragazzino. Martedì 28 novembre, a otto anni di distanza da quella prima condanna, l’ex sacerdote antipedofili è stato condannato anche in appello. Con pena ridotta a 2 anni. Un bacio innocente, anzi due. Dati a un bambino di 12 anni durante un campo estivo organizzato ad Ala di Stura, nelle Valli di Lanza, durante l’estate del 2007. Nulla di scandaloso, secondo il sacerdote. Abusi sessuali, invece, per i magistrati che avevano raccolto la denuncia della madre del piccolo e che in primo grado avevano chiesto e ottenuto la condanna di Rolle. Nelle motivazioni di quella sentenza, il gup Cristiano Trevisan scrisse poi che «nel comportamento descritto di chiamare nello stesso letto un adolescente di 12 anni, di toccarlo, abbracciarlo, accarezzarlo e baciarlo anche sulla bocca non si possono cogliere ragionevolmente i tratti di alcuna innocente manifestazione d’affetto, bensì gli elementi tipici ed evidenti di un abuso sessuale indotto da libidine intesa come volontà di concupiscenza».

L’ex «cacciatore di pedofili», assistito dagli avvocati Stefano Castrale e Luigi Chiappero, ha sempre respinto questa versione dei fatti. Sostenendo di essere rimasto sdraiato sul letto, accanto al ragazzino, solo per qualche minuto. Sopra le coperte, e non sotto. E di avergli dato un paio di baci innocenti nel momento in cui gli ha augurato la buonanotte. Ma per il giudice del primo grado le cose non sarebbero andate in quel modo: «Non vi era alcuna oggettiva e plausibile ragione – si legge infatti nella sentenza – per invitare nella notte un ragazzino di dodici anni a letto sotto le coperte per manifestare affetto nei suoi confronti. Il ragazzo infatti non stava male, non era triste, non era preoccupato, non aveva paura, non doveva essere consolato». I guai per don Ilario Rolle erano cominciati nel momento in cui la mamma del dodicenne aveva raccolto le confidenze del ragazzo. In un primo momento, il piccolo aveva in realtà raccontato che nulla di strano gli era accaduto durante quel soggiorno estivo. Ma di fronte alle insistenze della donna, che voleva essere certa che il figlio non si fosse imbattuto in spiacevoli disavventure, il ragazzino si era lasciato scappare che don Rolle lo aveva baciato. Due volte. Sulla guancia e sulla nuca. A quel punto la donna aveva denunciato l’allora parroco di Venaria e raccontato agli inquirenti che il sacerdote aveva sempre avuto una predilezione per il figlio: «Io e mio marito eravamo contrari per questioni economiche, ma lui aveva insistito tanto da iscriverlo ugualmente, superando il problema dei soldi». Adesso non resta che attendere l’ultimo passaggio davanti ai giudici della Cassazione.

 http://torino.corriere.it/cronaca/17_novembre_28/due-baci-un-dodicenne-prete-antipedofili-condannato-2-anni-4cc31bcc-d486-11e7-b070-a687676d1181.shtml
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.