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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » Spose bambine anche in Italia: nelle baraccopoli accade più che in Niger

Spose bambine anche in Italia: nelle baraccopoli accade più che in Niger

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Novembre 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Un’indagine dell’associazione 21 luglio spiega che le condizioni economiche svantaggiate sono più importanti dei motivi culturali nel causare matrimoni tra minori. Nelle zone povere della capitale il record mondiale

Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età. In Italia non esistono studi o statistiche a livello nazionale, forse perché il fenomeno è attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione. Ma una nuova indagine dell’assocazione 21 Luglio racconta una realtà completamente diversa; nelle baraccopoli romane le unioni precoci superano il record mondiale del Niger. E tra loro molte spose bambine: una su 4 aveva dai 12 ai 15 anni.

Il report Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma,  verrà presentato all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

La ricerca è stata condotta nell’estrema periferia della città di Roma in sette baraccopoli e un palazzo occupato abitati da più di 3000 persone e prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). Dai dati raccolti è emerso un risultato shock: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del 77%, numero che supera il record mondiale detenuto dal Niger (pari al 76%) e di gran lunga il tasso più alto detenuto in Europa come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%).

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Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni. Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.

La ricerca sottolinea come le dinamiche emerse durante le interviste e i focus group, siano trasversali a diversi gruppi e comunità appartenenti a contesti molto distanti dalle baraccopoli romane. “Il fatto che la diffusione dei matrimoni precoci è trasversale è la testimonianza come la questione dipenda da condizioni socio economiche delle famiglie piuttosto che a contensti culturali dei singoli gruppi” spiegano all’associazione 21uglio.

Non è un caso che le unioni tra minori registrino un tasso doppio nelle aree rurali rispetto alle aree urbane e che una ragazza in possesso di un’istruzione scolastica elementare sia doppiamente esposta al matrimonio precoce rispetto ad una coetanea con istruzione superiore.

Sulla connessione con l’istruzione scolastica è necessaria una specifica: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età; quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce.

In un contesto di deprivazione socio-economica come quello delle baraccopoli romane caratterizzato da una forte assenza di stimoli esterni e da un altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto femminile, il matrimonio rappresenta un’opportunità per investire tempo, energie e capacità.

“Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un cambio di rotta radicale nel nostro Paese – ha commentato Associazione 21 luglio –  a cominciare dall’urgenza di contrastare la povertà

urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani”.

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http://www.repubblica.it/cronaca/2017/11/24/news/spose_bambine_anche_in_italia_nelle_baraccopoli_piu_che_in_niger-181980779/?ref=fbpr

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.