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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Istituto Provolo, abusi sui bimbi sordomuti: in esclusiva i documenti secretati dal Vaticano

Istituto Provolo, abusi sui bimbi sordomuti: in esclusiva i documenti secretati dal Vaticano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Settembre 2017
in Triveneto
Reading Time: 5 mins read
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Un documento inedito prova che il Vaticano e una delle più alte cariche della magistratura veronese sapevano che nell’Istituto Provolo di Verona erano stati commessi abusi sui bambini sordomuti da parte di almeno tre persone tra preti e laici: l’esclusiva di Fanpage.it.

Nella storia del caso Provolo di Verona, lo scandalo degli abusi sessuali sui bambini sordomuti da parte di preti e religiosi, c’è un passaggio cruciale. Si tratta della commissione di indagine indipendente che il Vaticano concesse per accertare eventuali responsabilità da parte dei preti. È lo stesso delegato del vescovo di Verona, monsignor Mazzoni, a dichiarare in una lettera del 2010 che la commissione in base alle norme canoniche dovrebbe essere “condotta da organismi della Chiesa stessa”, ma che per garantirne l’imparzialità sarà affidata, invece, ad organismi laici.

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Il documento sull’istituzione della commissione vaticana sul caso Provolo

Per la prima volta la Chiesa sembra voler andare a fondo nella questione, tanto che a presiederla venne chiamato non un religioso, ma un laico. Si tratta di Mario Sannite, un magistrato in pensione che era stato presidente della sezione penale e poi della corte di appello del tribunale di Verona. Nonostante quest’operazione fu lanciata proprio come un atto di apertura della Chiesa verso le vittime, oggi, a distanza di anni qualcosa non torna. Gli atti della commissione, infatti, furono secretati, tanto che neppure le vittime hanno potuto prenderne visione. Fanpage.it, però, è entrata in possesso di alcuni di questi documenti e oggi può pubblicarli in esclusiva.

Relazione conclusiva della Commissione indipendente sul caso Provolo

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Nella relazione che Sannite invia al Vescovo di Verona Giuseppe Zenti il 9 ottobre del 2011 (la data è importante), la tesi del giudice è molto chiara. L’Associazione dei sordomuti, “manovrata” dal presidente Giorgio Dalla Bernardina, ha denunciato gli abusi pedofili per ricattare la Compagnia di Maria (l’ente che gestisce il Provolo), quindi per un mero interesse economico. Prova ne è che le denunce sono arrivate a distanza di molti anni e che ne è stata data – scrive il giudice – pubblicità sui giornali. Insomma, il magistrato che doveva indagare gli abusatori finisce per indagare le vittime, mentre accoglie le versioni dei preti. Leggendo il suo resoconto si apprende, infatti, che “non ci sono motivi per dubitare” che Don Rino Corradi non era presso l’Istituto quando si verificarono gli abusi, Don Micheloni pure, mentre Don Danilo Corradi c’era, ma i sordomuti hanno voluto incastrarlo perché era contrario al concedergli una stanza in affitto. Solo per Don Piccoli, invece, le accuse hanno “carattere di verosimiglianza”.

In sostanza non ci sono colpevoli (se non Don Piccoli), e su tutta la vicenda grava il pesante “sospetto” che i sordomuti stiano agendo in cattiva fede. Eppure solo pochi mesi prima il dottor Sannite, intervistato nel corso della puntata di Matrix del 24 maggio 2011, aveva dichiarato che “almeno tre persone, tra sacerdoti e religiosi avevano ammesso di aver commesso delle violenze sui minori”. Nel giro di 4 mesi, quindi, queste testimonianze scompaiono, sembrano non essere mai esistite. Nella lettera che manda al vescovo, alla fine delle indagini, non c’è traccia di confessioni. Anzi, i preti hanno un alibi perfetto, del quale non c’è motivo di diffidare.

L’incongruenza è tale che ne abbiamo chiesto conto direttamente al giudice, che ci ha risposto così: “Sì, qualcuno ha confessato, ma non mi ricordo chi”. Anche consultando più volte il suo archivio, Sannite non ha trovato più traccia di queste tre confessioni. “Io sono sicuro – aggiunge – che alcuni di coloro che venivano accusati durante la nostra inchiesta abbiano ammesso, tant’è che erano stati oggetti di provvedimenti sanzionatori e per questo erano stati allontanati dall’Istituto e trasferiti ad altro incarico”.

Quindi durante le indagini di una commissione istituita per appurare proprio le responsabilità dei sacerdoti, alcuni preti ammisero di aver abusato dei bambini sordomuti, ma le loro testimonianze non furono tenute in considerazione. Ma il punto più oscuro di questa vicenda riguarda proprio i preti trasferiti all’estero di cui parla Sannite. È il caso per esempio di Nicola Corradi, arrestato nel novembre 2016 in Argentina perché accusato di abusi da parte di altri bambini sordomuti nell’istituto sudamericano del Provolo. Abbiamo chiesto al giudice come mai nel 2011 non avesse investigato anche su di lui, visto che il suo nome era stato fatto dalla vittima Gianni Bisoli.

Il giudice, forse pensando di dirci delle cose già note, su questo argomento fa delle rivelazioni molto importanti. “Don Nicola Corradi – spiega – è sicuramente uno di quelli nei confronti del quale erano stati emessi dei provvedimenti sanzionatori di questo tipo. Don Nicola Corradi è stato trasferito in Argentina per questo motivo, perché era accusato di fatti di questo tipo. Lo so perché parlando con Don Mazzoni [il vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico], parlando col vescovo, sono venuto a saperlo”.

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Stando a quanto dice il Presidente della commissione, quindi, negli ambienti ecclesiastici si sapeva che Don Nicola Corradi era stato trasferito perché sul suo conto pendevano accuse di abusi. Lo sapeva il monsignor vicario e lo sapeva il vescovo. E allora perché la Curia non lo fermò? Perché è intervenuta prima la magistratura arrestandolo 5 anni dopo?

È un aspetto che andrà chiarito visto che proprio la Curia di Verona potrebbe essere tirata in ballo per responsabilità omissive nell’affaire Corradi. Di questi trasferimenti, però, non c’è traccia nelle carte della commissione in nostro possesso.

Le incongruenze sul lavoro di questa commissione, però, sono molte. I sordomuti accusanti erano 67, la commissione ne ascoltò soltanto 17. I preti accusati erano 29, nel documento in nostro possesso si parla solo di 4 preti interrogati. Non solo. La parte principale della ricostruzione dell’accaduto si basa sul caso di Gianni Bisoli, una delle vittime di abusi, la cui testimonianza viene completamente screditata come inverosimile, salvo poi scoprire a distanza di anni che uno dei documenti su cui il teste non era ritenuto attendibile fu falsificato. Lo stesso Sannite ammetterà l’esistenza di questo falso in un’intervista di Andrea Tornago su Il Fatto Quotidiano.

Infine un dettaglio piuttosto indicativo: uno dei religiosi su cui si espresse la sentenza, Fratel Lino Gugole, nell’agosto del 2011, risulta morto mentre nel novembre 2012 viene dato per vivo proprio dalla commissione, in una lettera che il vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, scrive alle vittime di abusi per informarli dei provvedimenti che la Santa Sede ha preso contro i preti pedofili.

Il documento della commissione vaticana del caso Provolo

È qui che possiamo leggere il verdetto di questo lavoro durato anni. A pagare le spese di tutte le accuse è un prete solo: Don Eligio Piccoli, l’unico a ricevere un precetto penale dal Vaticano per i fatti del Provolo. Don Piccoli viene condannato ad una vita completamente dedita alla preghiera e alla penitenza, al divieto di contatti con minori e all’assidua sorveglianza da parte di uomini indicati dal Vescovo di Verona. Altri preti, invece, ricevono provvedimenti più blandi come allontanamenti e ammonizioni.

Perché proprio Don Piccoli riceve questo precetto penale? Di quale colpa maggiore si era macchiato rispetto agli altri sacerdoti accusati? È una domanda alla quale sarebbe facile rispondere, ma anche il suo interrogatorio è coperto dal segreto.

Atti della commissione di indagine sul caso Provolo

Le vittime che da quasi 30 anni aspettano verità e giustizia si sono rivolte più volte a questo organismo “indipendente” per conoscere i nomi dei rei confessi e la natura di queste confessioni. “Questi atti sono stati raccolti da una commissione conoscitiva laica, anche se è stata istituita dalla Chiesa, ma è stata volutamente affidata ad organismi laici proprio per garantirne l’obiettività e la trasparenza, – ha dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso – non possono invocare ora il segreto pontificio su queste indagini, le vittime di abusi sessuali dei preti pedofili hanno il diritto di conoscere la verità”.

http://www.fanpage.it/istituto-provolo-abusi-sui-bimbi-sordomuti-in-esclusiva-i-documenti-secretati-dal-vaticano/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

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