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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » argentina » Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Febbraio 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le ambiguità di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un potente atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

«Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.
Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi in Argentina. Nell’inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in (Argentina) è riapparso, da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

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Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.

Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?
Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere ha la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco 1°.
Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche papa Francesco dice di voler difendere.

Savona, 27 gennaio 2017

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Nel 2014 le vittime avevano già inviato una video denuncia a Papa Francesco al quale però non ottennero risposta. In quel video messaggio emergeva già allora, tra una serie di noni, quello di don Nicola Corradi.

Di seguito riproponiamo quel video.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.