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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Rocca di Papa, abusi sessuali, botte e percosse ai bimbi in casa famiglia: condannate tre suore

Rocca di Papa, abusi sessuali, botte e percosse ai bimbi in casa famiglia: condannate tre suore

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Gennaio 2017
in Lazio
Reading Time: 5 mins read
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Una sentenza a cui si arriva grazie alla denuncia di una mamma Stefania D’Acunto, alla quale furono tolti i figli nel 2007

di Ivan Galea

ROCCA DI PAPA (RM) – Condannate tre suore responsabili di tre differenti case famiglia di Rocca di Papa che fanno parte della stessa struttura oggi chiusa dopo gli scandali occorsi. Tra i reati: maltrattamenti, abusi sessuali, abbandono e percosse perpetrati a danno di alcuni bambini ospiti nelle strutture. Una sentenza a cui si arriva grazie alla denuncia di una mamma Stefania D’Acunto, alla quale furono tolti i figli nel 2007 dal Tribunale dei Minori e che dopo varie vicissitudini furono affidati in casa famiglia a Rocca di Papa. I figli di Stefania sono stati ingiuriati, minacciati, costretti a vivere in un costante clima di terrore e mortificati.
Stefania, da circa un anno, ha di nuovo i due figli con se ma i bambini porteranno a lungo cicatrici psicologiche dovute ai trattamenti subiti durante la loro permanenza in casa famiglia che avrebbe dovuto rappresentare un ambiente protetto e in grado di tutelare i minori in un momento delicato della loro crescita.
Le prove sono state acquisite grazie alle denunce di due madri di bambini ospitati nelle case famiglia tra cui Stefania D’Acunto, dalla denuncia di una psicologa della struttura, dalla documentazione acquisita presso i servizi sociali, dagli accertamenti svolti dalla squadra mobile della Questura di Roma e dalla documentazione sanitaria in atti.
LE CONDANNE Henrique Sorto Nely Lorena condannata a 1 anno e 11 mesi di reclusione e, tra l’altro, al risarcimento di 20 mila euro nei confronti di due minori – la somma s’intende per ciascun bambino- oltre ad altre spese e tasse. Henrique al tempo stesso è stata assolta per il reato di abbandoni di minori, Guardado Pena Virginia per i reati vincolati dalla continuazione aggravata a due anni di reclusione, oltre ad altre spese in carico con beneficio di sospensione della pena subordinata al pagamento della provvisionale, Guardado Pena Amparo condannata a cinque anni e due mesi con interdizione perpetua dai pubblici uffici nonché da qualsiasi altro pubblico uffici attinente la curatela e la tutela. Per alcuni reati imputati a quest’ultima è intervenuta la prescrizione.
Ad assistere Stefania D’Acunto in questo lungo calvario Roberta Sibaud vicepresidente dell’associazione Donne per la Sicurezza Onlus: “Arriva una sentenza che testimonia la veridicità di quanto denunciato da Stefania D’acunto da anni. Una donna che ha lottato per tenere i suoi figli con lei e alla quale ho creduto da subito. Spiace che certe denunce rimangano a volte chiuse in un cassetto per troppo tempo, questo non deve accadere. Per fortuna la Procura di Velletri si è mossa e ha reso giustizia condannando le tre religiose per i reati commessi”.

Soddisfatto anche l’avvocato Erika Iannucci legale di Donne per la Sicurezza Onlus e di Stefania D’Acunto: “Sono soddisfatta per la sentenza sebbene non dovremmo assistere a tali procedimenti atteso che il Tribunale per i minorenni dovrebbe vigilare costantemente sull’operato delle strutture a cui lo stesso affida i minori. Così come dovrebbe vigilare il servizio sociale affidatario dei minori nonché i professionisti che ruotano all’interno delle strutture. Auspichiamo che così come sono stati raddoppiati i termini di prescrizione per i reati di maltrattamento, ciò venga esteso, in futuro, anche al reato di abbandono di persona minore o incapace e per tutti quei reati che vedono come vittima il minore e chiunque sia incapace di provvedere a se stesso per vecchiaia o malattia”.

LE ACCUSE Sarebbero anche altri i maltrattamenti emersi durante le indagini preliminari del gip Giuseppe Patrone che hanno portato al rinvio a giudizio delle tre suore. Dure le accuse e capi d’imputazione per le tre religiose

Henrique Responsabile della casa famiglia “Amicizia”di Rocca di Papa per aver abbandonato i bambini ospiti nella struttura per accompagnare al pronto soccorso Francesco Sorrenti che si era infortunato al braccio. Lo ha accompagnato prima ad Albano e poi a Roma. Per aver maltrattato due minori aggrediti, percossi, ingiuriati, minacciati e umiliati. Nel 2007, ripetuti episodi deplorevoli: non dava da mangiare ai due fratelli perché erano “cattivi”. Il più piccolo veniva menato con una specie di frustino perché aveva accarezzato un uccellino ferito e poi veniva costretto a scrivere su un centinaio di fogli di carta “io sono cattivo”, costringeva i bambini a fare le pulizie, pulire i bagni e cucinare e chi si rifiutava veniva menato con la scopa. Il più piccolo per punizione veniva chiuso al buio e fatta saltare la cena. Il piccolo veniva anche denudato e picchiato con un ramoscello. I fatti dal 2007 al 2010


Guardado Pena Virginia
  responsabile della casa famiglia “Casa Aurora” di Rocca di Papa per aver più volte abbandonato i bambini e omesso di vigilare su di essi per ritirarsi insieme ad altre suore per la preghiera mattutina dal 2009 al 2010. Nel mese di ottobre 2009 fino al 2012 per aver maltrattato, aggredito e percosso i minori, ingiuriati, minacciati e umiliati. Nel 2009 la suora ha fatto mangiare a un bambino il cibo che prima aveva sputato. Sferrava uno schiaffo a un bambino cagionandogli un livido
Forzava a mangiare i bambini causandogli dei rigurgiti, i piccoli in lacrime erano costretti a mangiare gli stessi rigurgiti per paura di essere picchiati. I bambini venivano umiliati e mortificati profondamente tanto da farli piangere ininterrottamente
Derideva un bambino di 6 anni perché faceva la pipì al letto e a scuola non era capace e aveva difficoltà a fare i compiti. Veniva chiamato “piscia sotto, brutto, incapace, cattivo”. Diceva a una bambina di essere “cicciona” e di avere brutti denti, paragonandola ad un’altra bambina che appariva più graziosa.
Per sbrigarsi apriva l’acqua fredda per lavare i bambini , nonostante questi urlassero per la temperatura dell’acqua. Chiudeva a chiave una bambina per metterla in punizione, la percuoteva con una scarpa sulla testa.

Guardado Pena Amparo responsabile della casa famiglia “Casa Letizia” per aver abbandonato i minori per andare in chiesa a pregare lasciando anche un minore sofferente di tetra paresi spastica sul corridoio a terra e sporco di pipì.
Nell’aprile del 2011 ha lasciato solo in un campetto un bambino facendolo picchiare e prendere a sassate da un altro bambino all’interno della struttura. Il bimbo ha riportato diversi lividi. Stessa cosa è successa a un’altra bambina picchiata da un ragazzino più grande di lei. Per aver maltrattato un minore costringendolo a dormire per oltre un mese senza coperta nonostante il freddo rigido invernale di Rocca di Papa. Questo perché la suora si era stancata di mandare a pulire la coperta perché il bambino faceva la pipì al letto. perché approfittando della sua qualità di responsabile compiva atti sessuali con un bambino di 14 anni. Nel 2004 dopo che si è addormentata si è infilata nel letto del minore e l’ha baciato in bocca per circa un’ora poi gli ha infilato le mani nelle mutandine per toccarlo e masturbarlo. Questo è successo quasi tutte le sere per un periodo di due mesi. Poi ha consumato anche rapporti sessuali completi con il quattordicenne. Questo è accaduto per 4/5 mesi netra il 2004 e il 2005

Nella prima foto: Roberta Sibaud in primo piano e Stefania D’Acunto

 http://www.osservatorelaziale.it/mobile/index.asp?art=19937
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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