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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Scandalo violenze in Sudamerica Nuova inchiesta contro don Corradi

Scandalo violenze in Sudamerica Nuova inchiesta contro don Corradi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Gennaio 2017
in World
Reading Time: 3 mins read
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Bufera sul Provolo: il caso si allarga a macchia d’olio e si moltiplicano le accuse al prete veronese. Un altro ex studente lo denuncia pubblicamente e il giudice lo tiene in carcere

VERONA «Anni di abusi e vergogna, costretto a sopportare senza poter reagire. Quel prete veronese ha violentato anche me». Daniel Sgardelis ha 42 anni. È nato e vive a Tartagal, Salta, in Argentina. Ma la sua infanzia e l’adolescenza li ha trascorsi nella città sudamericana di La Plata,a studiare e vivere nell’«Antonio Provolo Institute » per sordomuti che ha sede anche a Verona e che, in terra scaligera, è finito nella bufera per le molestie denunciate da decine di ex studenti. Uno scandalo che adesso si ripete in Sudamerica, dove si sta estendendo a macchia d’olio l’inchiesta che ha visto finire in carcere don Nicola Corradi, il sacerdote veronese di 82 anni arrestato per pedofilia insieme ad altri 4 operatori scolastici (tra cui un secondo prete e un chierichetto) e ora detenuti nel carcere di Boulogne Sur Mer.

Già implicato vent’anni fa nelle molestie denunciate dagli ex alunni del Provolo di Verona( indagine penale, quella, finita poi in un cassetto perché i presunti reati sessuali di cui si sarebbe reso responsabile risultarono azzerati dall’avvenuta prescrizione), don Nicola si è appena visto negare la scarcerazione, o quantomeno i domiciliari, così come don Horacio Corbacho (di 56 anni), il sacrestano Jorge Bordon (50), l’impiegato amministrativo della scuola José Luis Ojeda (41) e il giardiniere Armando Gómez (46). Tutti e cinque devono fare i conti con le pesantissime accuse di corruzione di minori e abusi sessuali su bambini e adolescenti aggravati dall’aver approfittato del proprio ruolo di educatori e dalla convivenza con le vittime presso la sede del Provolo a Mendoza, altra città argentina.

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Ma è contro il religioso veronese che si stanno concentrando le contestazioni più gravi: tanto che adesso, dopo l’inchiesta-choc che gli è costata l’arresto, contro di lui ne è stata aperta una seconda, stavolta per le presunte violenze nella sede del Provolo di La Plaza. Contro di lui, con una denuncia pubblica, è appena sceso allo scoperto proprio Sgardelis: frequentò la scuola argentina di La Plaza, dove don Corradi venne inizialmente trasferito nel 1996 su decisione delle autorità ecclesiastiche italiane quando vennero alla luce le violenze da lui commesse a Verona. Due,fino a questo momento, le denunce depositate contro don Corradi da altrettanti suoi ex studenti a La Plata: tanto che il procuratore generale della città, Ettore Bogliolo, ha già avviato le indagini e ha rivolto tra il 1981 e il 1995. Ragion per cui don Nicola, nonostante si sia presentato in tribunale in sedia a rotelle lamentando ragioni legate alla sua anziana età e «precarie» condizioni di salute, si è visto confermare la detenzione dietro le sbarre.

«Sto male, sono vecchio e malato» implorava il prete affermando di soffrire di «ipertensione lieve, sordità lieve, incontinenza e un glaucoma al suo occhio destro»: ma il magistrato non gli ha concesso sconti. Determinante, contro il religioso, l’ultima accusa giunta da La Plata. « Quattro anni fa avevo girato un video su Youtube per fare la denuncia e non ero stato ascoltato, adesso finalmente sto trovando ascolto » ha rivelato Sgardelis. Una testimonianza raccolta attraverso una teleconferenza con gli interpreti di lingua dei segni da parte del procuratore Fernando Cartasegna. «La vittima ha ricordato tutto ciò che è accaduto a La Plata nei dettagli – ha confermato il magistrato -. I fatti denunciati si sono verificati 28 anni fa,l’ex studente è rimasto sconvolto e ferito, ha chiesto che i responsabili siano puniti e che nessun bambino debba più rivivere abusi di tale entità. Contro chi abbiamo gli indizi più gravi? Contro don Corradi». A La Plata, dunque, come a Mendoza. E come già fu a Verona.

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/3-gennaio-2017/scandalo-violenze-sudamerica-nuova-inchiesta-contro-don-corradi-2401172053500.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.