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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » antonio provolo » La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Dicembre 2016
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Giampaolo Petrucci

38792 BUENOS AIRES-ADISTA. Sono ben 22 le denunce di violenza sessuale su minori piovute sulla testa di don Nicola Corradi (82 anni) e di p. Horacio Corbacho (55 anni), in manette dal 28 novembre scorso e finiti dietro le sbarre nel carcere argentino di Boulogne Sur Mer. Secondo le scioccanti testimonianze raccolte durante l’inchiesta che ha portato all’arresto, Corradi e Corbacho avrebbero abusato, insieme ad altri due collaboratori arrestati insieme a loro, di dodici studenti dell’Istituto Antonio Provolo per l’educazione dei sordomuti di Luján de Cuyo, località in provincia di Mendoza, tra il 2007 e il 2009.

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A rimbalzare sulle cronache da una parte all’altra dell’oceano è soprattutto la vicenda di don Corradi, che ha radici lontane e ammantate di malcelato mistero. Le diplomazie argentine si sono infatti mobilitate per chiarire le circostanze del trasferimento del prete italiano, scoprendo che Corradi era stato trasferito in Argentina negli anni ’90, dopo accuse simili di abusi perpetrati, tra il 1955 e il 1984, insieme ad altri 24 religiosi, su un centinaio di minori non udenti, affidati dalle famiglie povere del Nord-Est alle loro cure presso l’omonimo istituto “caritativo” veronese.

Il “caso Provolo” era esploso in Italia nel 2009, in seguito ad un’inchiesta dell’Espresso, che si fece megafono delle vittime riunite dopo decenni nell’Associazione sordomuti Antonio Provolo per rompere finalmente il silenzio. I contenuti dell’inchiesta avevano portato alla luce un orrore davvero difficile da raccontare (v. Adista Notizie n. 13/09). All’indomani della pubblicazione dell’inchiesta, i membri della neonata associazione si dovettero scontrare contro il muro difensivo eretto dal vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, e contro le sue dichiarazioni al vetriolo diffuse in conferenza stampa. «Ci vogliono prove concrete», accusava allora Zenti (Corriere del Veneto, 16 luglio 2010) e «non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Il vescovo aveva poi palato di «montature e menzogne», definendo «casi psichiatrici» i sordomuti che avevano rilasciato testimonianze, e aveva poi accusato il presidente della Onlus Giorgio Dalla Bernardina di aver plagiato gli ex studenti del Provolo per vendicarsi di un contenzioso sulla gestione di alcune proprietà della Compagnia di Maria. Alle accuse di Zenti, Dalla Bernardina aveva replicato con una querela, poi ritirata in seguito ad un confronto tra i due e alle scuse del prelato. Ma soprattutto alla promessa di indire una commissione vaticana ad hoc, che nel 2011 ha poi confermato l’impianto accusatorio contro i religiosi del Provolo. Nonostante i risultati dell’indagine, dei 26 preti riconosciuti come pedofili, una dozzina erano già deceduti, mentre gli altri – i cui reati per la legge italiana erano ormai caduti in prescrizione – hanno subito solo pene considerate blande dalle vittime e hanno continuato a esercitare il ministero tra l’Italia e l’Argentina. I documenti di quella commissione, tra l’altro, non sono stati consegnati alle vittime, i quali al momento ne hanno ricevuto solo una sintesi.

Infine, la stampa veronese e argentina riferisce in questi giorni che, stando alle indagini, don Corradi potrebbe essersi macchiato di altri casi di pedofilia appena giunto in Argentina, a La Plata, dove la congregazione della Compagnia di Maria gestisce un’altra struttura simile.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

E mentre nei dintorni dell’istituto argentino è esplosa la protesta di piazza guidata dai genitori dei piccoli sordomuti che chiedono verità e giustizia, anche sui social è vibrata la denuncia al grido di #NiUnAbusoMas.

Chiesa insensibile e irresponsabile

SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) è la prima e più grande rete di vittime dei religiosi pedofili (non più e non solo cattolici); è stata fondata negli Stati Uniti nel 1988 e oggi conta oltre 20mila iscritti. In una dichiarazione del primo dicembre scorso, il direttore di SNAP, David Clohessy, denuncia «l’incoscienza dei funzionari del Vaticano, tra cui anche papa Francesco», che «ha evidentemente consentito a un prete predatore di aggredire sessualmente altri bambini semplicemente spostandolo altrove. Questa sempre più documentata tendenza (un numero crescente di bambini e bambine vengono molestati da preti che vanno all’estero in cerca di nuove vittime) è uno degli aspetti più preoccupanti e irresponsabile» del modo in cui la Chiesa affronta la piaga della pedofilia al suo interno. Don Corradi, denuncia Clohessy, è stato accusato di pedofilia in Italia, non è stato punito dal Vaticano, e oggi si scopre che probabilmente ha continuato ad abusare di minori anche in Argentina. Al Provolo di Mendoza sono intervenute le autorità laiche locali, impedendo ai religiosi dell’istituto di entrare in contatto con i minori, aggiunge il direttore di SNAP, ma la giusta tutela delle vittime «da parte di funzionari del governo è in netto contrasto con le azioni chiaramente insensibili dei funzionari della Chiesa».

Anche le dichiarazioni episcopali fanno storcere la bocca ai direttore di SNAP: «L’ufficio dell’arcivescovo locale ha espresso solidarietà alle vittime e ha dichiarato di voler cooperare con le autorità. Siamo molto scettici», perché l’arcivescovo di Mendoza, Carlos Maria Franzini, potrebbe fare i nomi di tutti i preti sospettati di pedofilia; e perché potrebbe recarsi personalmente in ogni chiesa o scuola per visitare le vittime «e offrire loro conforto e sostegno». Ma questo difficilmente si verifica, conclude Clohessy, perché i vescovi preferiscono fare il meno possibile e lasciare che le cose non escano allo scoperto. Il comunicato di SNAP si conclude con un appello alla responsabilità anche per il papa: «Francesco deve pubblicamente spiegare perché i vertici della Chiesa locale, a quanto pare, hanno lasciato che questo orrore accadesse». Francesco dovrebbe poi intervenire con provvedimenti credibili (riduzione a stato laicale, rimozione, punizione e denuncia alle autorità) contro tutti i preti pedofili. Dovrebbe infine «prendere misure immediate, pubbliche ed efficaci, per garantire che si interrompa il trasferimento internazionale di preti» dalla dubbia integrità morale e su cui aleggiano sospetti.

Francesco risponda

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Contro il papa e le gerarchie vaticane c’è anche il dito puntato della Rete l’Abuso Onlus, associazione italiana di vittime dei preti pedofili e osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dai membri del clero. «Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia», afferma il portavoce della Rete, Francesco Zanardi, in un commento del 12 dicembre sul sito retelabuso.org. «Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buenos Aires – precisa Zanardi – ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la Chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009», quando il “caso Provolo” era ormai esploso anche a livello internazionale. Nel 2014, chiarisce, 17 vittime di preti pedofili, tra cui comparivano anche ax alunni del Provolo di Verona, hanno inviato alla Segreteria di Stato vaticana un video-messaggio con la loro testimonianza. In quel video si faceva chiaramente il nome di don Nicola Corradi e di altri sacerdoti implicati e si denunciava con forza la strategia dei trasferimenti da un istituto all’altro sull’asse Italia-Argentina.

* Immagine di Milliped, tratta dal sito Commons Wikimedia, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite.

http://www.adista.it/articolo/56915

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