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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

Abusi e molestie al centro delle annose polemiche. Secondo Francesco Zanardi (Rete L'Abuso) "con il nuovo vescovo non è cambiato niente, regna sempre l'omertà".

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Novembre 2016
in Liguria
Reading Time: 5 mins read
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Non stiamo parlando della recensione di un nuovo libro di Marcello Simoni, dal titolo “La diocesi dei cento peccati”, ma di quell’oscuro mondo che si cela a volte dietro la veste di un prelato. La diocesi di Albenga è stata spesso passata al setaccio per alcuni fatti di cronaca nel corso degli anni. Infatti si registrano casi di pedofilia, sacerdoti indagati per abusi sessuali nei confronti di donne, aspiranti sacerdoti con fede debole ammessi in seminario, preti indagati per circonvenzione d’incapace, religiosi fuggiti con i soldi delle parrocchie, alcuni preti sorpresi in locali notturni malfamati e molto altro.

L’argomento preti, abusi sessuali e pedofilia rappresenta un tema difficile e delicato da trattare perché pone sotto i riflettori una categoria di persone cui vengono affidati i minori perché se ne occupino, perché li formino e non soltanto dal punto di vista dell’educazione. E’ emerso però dall’incrocio di diverse testimonianze che in alcuni casi alcune persone in difficoltà economiche avrebbero acconsentito ad attenzioni sessuali in cambio di denaro.

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Stiamo parlando di un sottobosco diffuso, seppellito e nascosto, di atteggiamenti morbosi, di esplicite attenzioni sessuali e violenze su minori e persone indigenti. Si ha paura di parlarne perché si ha paura di incappare nell’accusa di pregiudizio, nell’avversità e nei confronti del clero.

Non solo di fronte alle inchieste giudiziarie, ma anche al moltiplicarsi di voci, anche se non sempre controllate, il sentire comune contro la pedofilia è sempre più d’attualità. Vale non soltanto per le diocesi savonesi (Albenga-Imperia e Noli-Savona), ma per tutti quegli ambienti dove prevalga la promiscuità, il contatto, non controllato tra adulti e bambini e tra personaggi abbienti di chiesa e persone indebolite dall’indigenza, che vendono il proprio corpo al costo di sopravvivere.

Grazie alla sensibilità contemporanea i riflettori si stanno accendendo sulle “volpi del pollaio”, affinché vengano alla luce i casi gravi e condannabili di abuso o di molestie verso i più deboli, quelli che sino a qualche anno fa venivano nascosti o taciuti. A vigilare anche la Rete L’Abuso con Francesco Zanardi, da anni impegnato a tutela delle vittime della pedofilia. Abbiamo raccolto la sua opinione sul passaggio di consegne alla guida della diocesi di Albenga-Imperia.

Cos’è cambiato dopo l’avvicendamento tra il Vescovo Oliveri ed il nuovo Vescovo Guglielmo Borghetti nella diocesi di Albenga?

“L’ambiente ecclesiastico della Diocesi di Albenga è sempre stato un luogo limaccioso, contornato di segreti invisibili che negli anni sono stati cementati tra le mura di questa struttura religiosa. Dopo l’insediamento del nuovo vescovo tutto è finito per il momento sotto il tappeto, se ne parla pochissimo quasi come se fossimo in un territorio dove regni l’omertà. Sembra sempre che io ce l’abbia con la chiesa, ma non ce l’ho affatto con la chiesa, comunque con l’arrivo di Borghetti non è cambiato nulla, la chiesa copre ancora troppi casi, lasciando al loro posto preti pedofili e Papa Francesco non sta davvero cambiando le cose. Monsignor Borghetti è arrivato nella diocesi di Albenga come coadiutore nel gennaio del 2015, su scelta di Bergoglio, dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, però nulla purtroppo è cambiato. La diocesi di Albenga è da sempre stata un rifugio pecatorum per diversi preti già condannati per pedofilia in altre regioni e poi trasferiti e lì accolti. E’ sempre stata la diocesi degli scandali per tanti anni. Io stesso, da bambino, fui abusato da un sacerdote proprio in questa diocesi, a Spotorno, dagli 11 ai 16 anni. Vicenda che si è ultimata con la condanna del prete nel 2012. A causa di questa esperienza con l’associazione abbiamo dovuto cercare un modo per abbattere i tempi di prescrizione e siamo partiti dal fatto che la pedofilia non passa, continua nel tempo. E così ci siamo messi a cercare altre vittime, vittime di reati non ancora caduti in prescrizione. Le abbiamo trovate e abbiamo denunciato. In questo modo siamo riusciti, non solo nel caso del mio abusatore, ad innestare dei procedimenti penali per dare giustizia alle vittime”. 

E cosa dice di Monsignor Mario Oliveri?

“Il predecessore di Borghetti, il presule Mario Oliveri, aveva aperto le porte della diocesi a numerosi sacerdoti che avevano avuto problemi, avendo così a disposizione numerosi religiosi deboli. Sicuramente sapeva da dove venivano queste persone. Tra i vari nomi degli scandali possiamo annoverare: quello di don Paolo Piccoli, rinviato a giudizio dalla procura di Trieste per l’omicidio di un sacerdote. Poi, quello di don Francesco Zappella, ordinato sacerdote in diocesi dopo essere stato condannato a quattordici mesi per abusi sessuali su minore nel 1992 a Pinerolo (Torino), quello di don Luciano Massaferro, di Alassio (Savona) arrestato nel 2009 e condannato per aver molestato una chierichetta e don Sandro Marsano, poi suo segretario nonostante l’arresto per un furto di libri dalla biblioteca Girolamini di Napoli. E infine c’è poi il caso di don Renato Giaccardi, condannato per isitigazione alla prostituzione minorile a Cuneo, e poi accolto ad Albenga. Insomma, una serie di personaggi indagati in varie zone d’Italia che poi ci siamo ritrovati in questa diocesi. Lo stesso Oliveri ha attirato voci pesanti, ma tutto è passato nel dimenticatoio”.

Ad Albenga si è appena concluso il Giubileo straordinario della Misericordia che ha concesso a migliaia di fedeli tra cui anche sacerdoti, due vescovi e seminaristi, la possibilità di incontrare l’abbraccio misericordioso del Padre nella confessione dei propri peccati. Un modo semplice per potersi rinnovare agli occhi di Dio, partecipando alle celebrazioni del Giubileo della Misericordia. Lei pensa che questo vuole essere il segno di una pacificazione? 

“Il vescovo Borghetti ha dichiarato che in quest’anno Giubilare c’è stato ‘un risveglio di passione per Gesù Cristo volto della Misericordia del Padre e che si è trattato di un anno di grazia davvero terapeutico per la nostra diocesi e sono convinto per tutta la Chiesa’. ‘Terapeutico’ è un termine forte, però non penso che un anno Giubilare consenta di cancellare quanto sia accaduto in precedenza. Inoltre, come ci si può sentire di fronte a simili argomentazioni quando secondo un’inchiesta appena pubblicata dalla nostra rete L’Abuso, esisterebbero alcune strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari. Sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 condannati solo negli ultimi 15 anni e ben 5 solo nella diocesi di Albenga”. 

Il Governo italiano, a differenza degli altri Stati europei, non si è mai occupato in modo approfondito del problema. Cosa pensa sulla posizione di Papa Bergoglio nei confronti delle sue “pecorelle smarrite”?

“Non c’è peccato che Dio non possa perdonare, ha così dichiarato il Pontefice Francesco. Infatti ha chiarito che ‘l’unica condizione è quella di sentirsi peccatori, perché la misericordia di Dio non cancella l’esistenza del peccato. La Chiesa condanna il peccato perché deve dire la verità. Ma allo stesso tempo abbraccia il peccatore che si riconosce tale, lo avvicina, gli parla della misericordia infinita di Dio’. Bisognerebbe andarlo a dire alle vittime di abuso, che il perdono serva per raggiungere la serenità del cuore e che rappresenti la condizione necessaria per vivere felici. Ma gli abusi di cui si sono macchiati certe persone e che passando attraverso la Porta Santa si siano potute anche redimere, resteranno comunque impuniti. I peccati commessi oltre a rimanere un’impronta negativa, nella vita degli abusati, potranno pur sempre essere perdonati dalla chiesa, ma non da chi li ha subiti”. 

Maurizio Losorgio

http://www.savonanews.it/2016/11/15/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/sacerdoti-e-pedofilia-zanardi-con-il-nuovo-vescovo-di-albenga-nulla-e-cambiato.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.