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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » La verità sui preti pedofili e sulle vittime

La verità sui preti pedofili e sulle vittime

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Ottobre 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Il nostro reportage sugli scandali sessuali nella Chiesa. Qui le storie più brutte: 130 i sacerdoti condannati, 100 sotto processo ma sono tanti quelli accusati e poi assolti

I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Spesso ci sono anche preti trattati come mostri, poi assolti o prosciolti senza uno straccio di scuse. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione. Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi. E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente». Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni». Sfogliano il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. Tutti casi autentici, provati, innegabili.

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Ma accanto a questi ce ne sono tantissimi altri di preti accusati, ammanettati e poi dichiarati innocenti e addirittura prosciolti in istruttoria dopo essere stati linciati mediaticamente e indicati come orchi. Sono decine e decine, secondo fonti vaticane contattate da Il Tempo. Centinaia secondo altri riferimenti riscontrati on line difficili da verificare. Preti accusati di far parte di una «congrega di pedofili» e poi scagionati; parroci innocenti calunniati e morti d’infarto per la vergogna; sacerdoti massacrati e invece puri ma distrutti, spesso, dalla “caccia alle streghe”. Come scriveva Francesco Agnoli nel suo libro “Chiesa e Pedofilia” dietro «l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto: preti spretati, teologi eretici, lotte interne dei modernisti contro il Papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice». Ci sono casi orribili, ma c’è anche tanta strumentalizzazione. La verità come sempre sta nel mezzo. Occorre saper distinguere il vero dal falso. Negare l’evidenza, così come ingigantirla, non fa bene a nessuno. Alla Chiesa e a chi vede in lei il Male assoluto.

http://www.iltempo.it/home/2016/10/08/news/la-verita-sui-preti-pedofili-e-sulle-vittime-1022478/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.