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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Caso don Zappella, arresti e fughe di preti dall’Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO

Caso don Zappella, arresti e fughe di preti dall’Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
20 Aprile 2016
in Il punto della Rete L'ABUSO, Liguria
Reading Time: 4 mins read
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Un vero e proprio effetto domino quello che si è creato in Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO avviate nel settembre scorso. Al centro dello scandalo sopratutto la diocesi di Melo nella quale anche il sacerdote don Francesco Zappella, già condannato in Italia nel 1992 per abusi su due minori,  ha prestato per anni servizio nelle vesti di “missionario”.

che nella prima puntata ringrazia pubblicamente la Rete L’ABUSO per l’ottimo lavoro di indagine, da mercoledì 13 aprile ha dedicato uno spazio settimanale di approfondimento della durata di 2 ore nel programma “SANTO Y SEÑA”, partendo proprio dal caso di don Zappella (che proponiamo a fine articolo) che nella cittadina di Trenta y Tre ha suscitato non poco clamore e che non pochi problemi sta creando anche alla diocesi di Melo e alla Conferenza Episcopale uruguagia.

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L’Uruguay era uno dei pochi paesi usciti indenni dai precedenti scandali mondiali, oggi però costretto ad aprire gli occhi su una triste realtà, quella dei preti pedofili.

Dopo le denunce della Rete L’ABUSO che oltre all’italiano Zappella hanno coinvolto altri sacerdoti, uno di questi inizialmente sospeso dalla chiesa e arrestato dalla polizia locale pochi giorni fa, la Conferenza Episcopale dell’Uruguay è stata costretta a prendere immediati provvedimenti che però hanno provocato pesanti critiche e a quanto pare anche l’indignazione della comunità cattolica uruguagia.

Nelle linee guida della C.E.U. “il protocollo sulle denunce contro clerici per abuso sessuale su minori approvato nel 2003 dai vescovi chiarisce che è compito del vescovo incaricato di indagare su un caso segnalato, anche se si tratta di una diceria o di un pettegolezzo consistente”. Cosa che la diocesi non avrebbe fatto malgrado le ripetute segnalazioni. Una “Dimenticanza” che non è sfuggita ai cattolici e alla stampa.

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Nel caso specifico del missionario ligure don Francesco Zappella , la magistratura uruguagia ha aperto un’indagine e lo scorso 30 marzo ha iniziato le udienze convocando le prime presunte vittime, vorrebbero anche sentire la versione del sacerdote italiano.

Da quanto apprendiamo dal nostro legale in Uruguay, il nostro assistito Luis Mario Acuna, che nello scorso settembre eravamo riusciti grazie alle molte donazioni dei sostenitori a portare in Italia per essere sentito dal Sostituto Procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro, al momento non è necessaria per lui alcuna tutela legale malgrado gli siano stati sequestrati i documenti.

La magistratura uruguagia infatti contesta al nostro assistito il possesso di documenti di identità uruguagi falsi. Presumono siano stati fatti fare dal missionario italiano che all’epoca era tutore legale di Luis Mario. Nel racconto del nostro assistito emerge infatti che all’età di 17 anni tentò il suicidio e che don Zappella, per timore che il giovane crollasse psicologicamente e raccontasse tutto, lo fece venire in Italia .

L’anomalia di quei documenti è che il giovane risulterebbe avere un’età maggiore di quella che il nostro assistito effettivamente ha, le autorità ipotizzano che questa variazione sia stata fatta per permettere al giovane, all’epoca minorenne, di affrontare un viaggio aereo oltre oceano, viaggio che in caso contrario avrebbe potuto affrontare solo se accompagnato. Di questa ipotesi si trova ampio riscontro anche nelle dichiarazioni fatte nel settembre scorso al SECOLO XIX proprio dal missionario Francesco Zappella, il quale non solo calunniava il nostro assistito accusandolo di aver abusato di una minorenne, dichiarando di avere ben 600 testimoni a sostegno della sua accusa, che però non ha mai trovato riscontro , ma in quella occasione dichiarò anche che il giovane aveva “due identità”.

Si dissociano dal sacerdote italiano anche le autorità uruguagie che in precedenza avevano conferito al missionario la cittadinanza onoraria, oggi revocata da Dardo Sanchez il quale amareggiato si giustifica spiegando che “lo abbiamo nominato cittadino illustre perchè non sapevamo e pensavamo che stesse per morire, per cui abbiamo pensato di ringraziarlo con quella onorificenza”.

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Grazie al coraggio di Luis Mario che in una notevole situazione di difficoltà ha avuto il senso civico e la determinazione di non arrendersi e ai media locali che stanno dedicando da giorni un ampio spazio su questa grave piaga sociale, la redazione di Montecarlo TV e lo stesso Luis Mario ci comunicano che stanno arrivando decine di denunce da presunte vittime in tutto il paese, denunce che hanno costretto la C.E.U. ad istituire un numero al quale le vittime possono rivolgersi.

Da quanto si apprende dai giornalisti con i quali siamo in contatto risulta che alcuni sacerdoti con “problemi” sono stati addirittura trasferiti all’estero, i più in Argentina.

L’ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus ringrazia per la buona riuscita dell’operazione l’Ambasciata Italiana a Montevideo e quella dell’Uruguay a Milano che ci hanno aiutato nella gestione dei rapporti diplomatici. Ringraziamo la nostra interprete Roberta Pietra che in questi mesi si è occupata dei rapporti con le varie istituzioni e con la stampa. Si ringrazia la giornalista Karina Caputi che da 6 mesi circa sta collaborando con noi. Ringraziamo Montecarlo TV e la redazione di  “SANTO Y SEÑA”, in particolare modo nella persona di Alejandro Amaral, che pazientemente ci ha seguiti verificando quanto avevamo a livello informativo. Ringraziamo tutti coloro che in vario modo hanno contribuito alla riuscita di questa civile iniziativa.

Francesco Zanardi

Presidente della Rete L’ABUSO Onlus.

La puntata riguardante il sacerdote savonese andata in onda mercoledì 13 aprile 2016

Di seguito la puntata integrale andata in onda mercoledì 13 aprile 2016

Di seguito la puntata integrale andata in onda mercoledì 20 aprile 2016

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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