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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » campania » Parla Diego, un prete abusò di lui: «Mi faranno la perizia ma non sono pazzo»

Parla Diego, un prete abusò di lui: «Mi faranno la perizia ma non sono pazzo»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Aprile 2016
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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Mentre parla gli trema la voce, inizia a sudare, gli occhi sono smaniosi, cerca una via di fuga. Mentre Diego Esposito rievoca le violenze di 27 anni fa è come se la sagoma del suo aguzzino si materializzasse davanti a lui. L’ultimo avvistamento di don Silverio Mura, che il 40enne di Ponticelli indica come colui che abusò di lui tra i 13 e 18 anni, è a pochi chilometri da casa di Diego.

«A fine gennaio l’hanno visto girare per San Giuseppe Vesuviano» ricorda ingollando una delle 8 pillole di psicofarmaci che è costretto a prendere per non stare male. Per la Curia l’uomo ora è in una struttura adeguata per il suo recupero spirituale. Tuttavia, quello che Diego invoca a gran voce è «giustizia». Quando l’uomo riuscì a tirar fuori quella ferita terribile grazie a un lavoro incessante dello psicologo, il reato era già prescritto, ma non per lo stato vaticano. La battaglia legale iniziata da Diego insieme all’associazione Rete l’Abuso va avanti tra silenzi, scioperi della fame e lettere da anni. Solo l’intervento due anni fa di Papa Francesco dà la svolta e ordina l’apertura di processo canonico. Da allora tutto tace. Fino alla settimana scorsa, quando Diego riceve la convocazione per «investigatio previa» ovvero un’investigazione tendente alla valutazione dell’imputabilità o meno dell’indiziato e alla ricerca delle circostanze aggravanti o attenuanti.Esposito, finalmente qualcosa di muove e arriva un segnale positivo dalla Curia. «Era ora. Dopo anni di silenzi, mancate comunicazioni e modi arroganti miei confronti, è arrivata la convocazione per una valutazione psichiatrica cui potrà assistere anche lo psicologo Alfonso Rossi, colui che mi ha aiutato a far emergere dalla mia memoria gli abusi e attualmente mi ha in cura. In un primo momento, infatti, volevano facessi perizia psichiatrica solo in presenza di un loro medico».

Ora si sente più tutelato?
«Sì, la chiesa fin dall’inizio non mi ha fatto sentire una vittima da tutelare. Anzi, la mia impressione è sempre stata quella che volessero dichiararmi malato di mente, pazzo, rendermi inattendibile. Ma io non sono pazzo. Solo solo un uomo ferito, nel corpo e nell’anima. Ritroverò un po’ di serenità solo quando saprò che don Silverio Mura non sarà più in grado di abusare di altri bambini».
Lei aveva appena 13 anni quando iniziarono le violenze…
«La prego, non mi chieda di ricordarle ancora… Le immagini di quegli anni mi passano davanti agli occhi come se avvenissero ora. Provo tanto dolore».
Un dolore che non l’ha fermata dal denunciare don Silverio Mura.
«Anche se ho passato momenti terribili, come quello di ricordare e raccontare le violenze sessuali che ho subito per cinque anni della mia adolescenza, sono convinto che denunciare sia stata la scelta giusta. Il mio obiettivo è solo avere giustizia, che don Mura venga riconosciuto come prete pedofilo e sia fermato dal fare del male ad altri».
È vero che dopo aver raccontato al Mattino la sua triste vicenda a gennaio sono arrivate altre segnalazioni?
«Sì, purtroppo è accaduto esattamente quello che temevo. Dopo aver letto il giornale, si sono fatte avanti ancora due nuove vittime, anche piuttosto giovani. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, che segue anche il mio caso, e ora so che lo psicologo Rossi li sta aiutando nel difficile processo di rielaborazione».
È fiducioso sul suo caso giudiziario?
«Molto. Aspetto che la verità sia finalmente ristabilita e fatta giustizia. Sono credente, ma credo prima di tutto in una chiesa integra e onesta. Vorrei essere sicuro che alla crescita spirituale dei miei figli si occupassero preti senza perversioni. Riconoscere don Mura colpevole di violenze sessuali a mio carico sarebbe un segno di onestà».

http://ilmattino.it/napoli/cronaca/perizia_non_sono_pazzo_napoli_denuncia_violenze_prete_napoli-1660452.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.