Mentre parla gli trema la voce, inizia a sudare, gli occhi sono smaniosi, cerca una via di fuga. Mentre Diego Esposito rievoca le violenze di 27 anni fa è come se la sagoma del suo aguzzino si materializzasse davanti a lui. L’ultimo avvistamento di don Silverio Mura, che il 40enne di Ponticelli indica come colui che abusò di lui tra i 13 e 18 anni, è a pochi chilometri da casa di Diego.
«A fine gennaio l’hanno visto girare per San Giuseppe Vesuviano» ricorda ingollando una delle 8 pillole di psicofarmaci che è costretto a prendere per non stare male. Per la Curia l’uomo ora è in una struttura adeguata per il suo recupero spirituale. Tuttavia, quello che Diego invoca a gran voce è «giustizia». Quando l’uomo riuscì a tirar fuori quella ferita terribile grazie a un lavoro incessante dello psicologo, il reato era già prescritto, ma non per lo stato vaticano. La battaglia legale iniziata da Diego insieme all’associazione Rete l’Abuso va avanti tra silenzi, scioperi della fame e lettere da anni. Solo l’intervento due anni fa di Papa Francesco dà la svolta e ordina l’apertura di processo canonico. Da allora tutto tace. Fino alla settimana scorsa, quando Diego riceve la convocazione per «investigatio previa» ovvero un’investigazione tendente alla valutazione dell’imputabilità o meno dell’indiziato e alla ricerca delle circostanze aggravanti o attenuanti.Esposito, finalmente qualcosa di muove e arriva un segnale positivo dalla Curia. «Era ora. Dopo anni di silenzi, mancate comunicazioni e modi arroganti miei confronti, è arrivata la convocazione per una valutazione psichiatrica cui potrà assistere anche lo psicologo Alfonso Rossi, colui che mi ha aiutato a far emergere dalla mia memoria gli abusi e attualmente mi ha in cura. In un primo momento, infatti, volevano facessi perizia psichiatrica solo in presenza di un loro medico».
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