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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

La seconda puntata della storia drammatica di Diego che ha denunciato le violenze subite

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Febbraio 2016
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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di Antonio Crispino – Il messaggio di Papa Francesco, sabato scorso, è stata una boccata d’ossigeno ma Diego Esposito (nome di fantasia) non si dà pace. Lui, fervente cattolico e fedele della Chiesa, non sopporta l’idea di sapere che il prete che lui ha denunciato per abusi nei suoi confronti , don Silverio Mura, è ancora in abito talare. Davanti agli occhi ci sono le immagini degli abusi che Diego dice di aver subito da quello che era il suo insegnante di religione alle scuole medie. E mentre oggi don Silverio risulta ancora un parroco dell’Arcidiocesi di Napoli, Diego (oggi 40enne) chiede giustizia da sei anni.

Nel 2010 la prima denuncia ai carabinieri, poi una serie infinita di lettere al cardinale Crescenzio Sepe, ai vescovi ausiliari Luigi Lemmo e Gennaro Acampa, incontri, messaggi, telefonate, rassicurazioni. Ma niente è cambiato. «Non è iniziato nemmeno un processo – precisa il suo avvocato Sergio Cavaliere -. Ci sono indagini della Congregazione per la Dottrina per la Fede di cui non sappiamo niente. Ogni volta che chiediamo rimbalziamo contro un muro di gomma». Eppure, i fatti denunciati, tutti con dovizia di particolari, sono gravissimi. Violenze iniziate all’età di 13 anni. Siamo nel 1986 e don Mura è vice parroco della chiesa di Porchiano e insegnate di Religione. Il sacerdote abita al piano terra del rione popolare Incis nella zona Ponticelli a Napoli. Vive con la madre e la sorella.

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Negli ultimi giorni dell’anno scolastico, secondo il racconto del ragazzo, il sacerdote invita Diego a raggiungerlo a casa. «Lo dissi a mia mamma ed era entusiasta. Venticinque anni fa un sacerdote era visto come una benedizione di Dio e i miei erano molto cattolici – ricorda Diego -. Ogni volta che andavo da lui faceva sempre le stesse cose: abbassava le persiane che affacciavano sulla strada, metteva una poltrona davanti alla porta perché non c’era la chiave e poi mi faceva accovacciare per avere rapporti sessuali. Verso i 14 o 15 anni mi disse di non raccontarlo a nessuno e che quello doveva essere il nostro segreto». E a quanto racconta non era l’unico a frequentare quella casa. «Altri tre o quattro ragazzi che risiedevano nella zona di via Botteghelle del Rione INCIS facevano le mie stesse cose. Erano miei amici e li ho visti uscire dalla sua abitazione negli stessi orari in cui faceva andare me».

Gli incontri sarebbero durati fino all’età di 17 anni. Un paio d’anni più tardi Diego si sposa e ha tre figli. Né la moglie, né i genitori sanno o sospettano niente. Le uniche cose che traspaiono in Diego sono un carattere scontroso, dolori all’addome di natura nervosa e la tendenza a stare sempre da solo. Tutti fattori che esplodono a distanza di anni: attacchi di panico, vomito, tremore. Che lo costringono a raccontare la verità al suo psicoterapeuta e a denunciare tutto alle forze dell’ordine e alla Chiesa. Ma Diego fa anche un altro tentativo: si reca da don Silverio per confessare il disagio, sperando di ricevere solidarietà. Mentre cerca di argomentare, vomita. «E che vuoi che faccia, una preghiera? Ma tu la dici l’Ave Maria? Se vuoi un consiglio non andare dallo psicologo, i dottori saranno pure bravi ma lo fanno solo per soldi. Tutto questo è colpa del demonio che ti sta smuovendo certe cose nella testa». Sono le risposte che riceve.

Nonostante la denuncia, don Mura non viene allontanato dalla scuola. Anzi. Mentre da un lato la Chiesa rassicura che a breve avrebbe avviato le indagini, due anni dopo (anno scolastico 2012/2013) lo manda a insegnare in un istituto alberghiero di Cicciano (Na). Diego è incredulo. Si sente umiliato. Inizia a protestare sempre con più veemenza. Ogni incontro di Diego è registrato. A ogni appuntamento il ragazzo si porta appresso un registratore e una microcamera. Non si fida. E proprio grazie alle registrazioni qualche tempo dopo riesce a documentare che don Mura è rinchiuso in una casa di cura. Padre Luigi Ortagli, delegato del Vaticano alle indagini sul suo caso, gli dirà: «Lo hanno rinchiuso in un convento, in una casa di cura per questi casi qua».

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Ma ufficialmente la Chiesa non conferma niente e nemmeno dà spiegazionicirca l’improvviso allontanamento di don Silverio Mura dalla sua parrocchia. «Solo il cardinale Sepe sa dove si trova don Silverio e cosa faccia» ci dice il sacerdote che ha preso il suo posto. Tuttavia la Curia non solo non ammette che si tratti di un caso di pedofilia ma chiede una perizia psichiatrica su Diego dubitando della sua sincerità e del suo equilibrio mentale. «Una persona che vuole truffare, una situazione del genere la tira fuori dopo qualche seduta. A Diego ci sono voluti quasi nove mesi di terapia – spiega Alfonso Rossi, lo psicoterapeuta che lo ha in cura – La Chiesa fin dall’inizio di questa storia ha sempre avuto un gran interesse a dichiararlo un ammalato mentale ma così non è. Diego è assolutamente sincero».

http://video.corriere.it/rabbia-diego-abusato-un-prete-io-sto-male-lui-ancora-parroco/ab86b484-c844-11e5-9fb9-4bea8694431b

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.