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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | Campania | Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Gennaio 2016
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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Diego Esposito ha iniziato uno sciopero della fame il 17 gennaio per protestare contro l’immobilità del Vaticano riguardo il suo caso. Diego si dichiara vittima di abusi sessuali, individuando il suo aguzzino nel sacerdote che gli faceva anche da insegnante di religione. Abusi iniziati quando aveva appena 13 anni e protratti «per circa cinque anni con incontri anche tre volte a settimana». È un racconto doloroso costellato da particolari agghiaccianti, con le urla dei film horror che fanno da sottofondo per coprire le sue di urla. Abusi che gli hanno lacerato l’anima al punto da nasconderli nell’angolo più remoto della sua psiche per anni.

Ma certe ferite prima o poi squarciano il buio e così, dopo la rimozione del trauma, Diego riporta a galla i torbidi pomeriggi con don S. Un caso delicato rievocato dal 40enne che vive a Ponticelli, con la moglie e i tre figli, e non è più disposto a tacere. Sul suo profilo Facebook ha pubblicato la fotografia del suo presunto aguzzino, il nome e la diocesi di appartenenza. Questo perché a suo avviso il prelato potrebbe usare violenza su altri bambini. Violenza mai smentita da don S., come si evince da un video visibile sul sito Rete l’Abuso onlus e commentato dal presidente Francesco Zanardi: «Il sacerdote di fronte alle atroci sofferenze di Diego resta impassibile, non si scompone. Anzi prima gli consiglia di pregare, poi di farsi curare». Quel passato così sofferto riemerge cinque anni fa. Ha 35 anni, lavora come guardia giurata e la sua vita scorre tranquilla.

Il suo corpo però inizia a ribellarsi. Soffre di dolori allo stomaco al punto, sviene spesso, ma dopo vari controlli non risultano patologie. Inizia così una psicoterapia e quel dolore prende forma di un abuso subito a 13 anni. Ricorda tutto. Le immagini del film L’esorcista che gli obbliga a guardare, la paura, gli abbracci per rassicurarlo, le carezze, i baci, la violenza sessuale, con le urla del film che coprono le sue. Ricorda ogni singolo incontro, ogni singola violenza vissuta nel terrore e nel silenzio. Solo dopo 5 anni si allontana da don S. Prova a seppellire i ricordi dolorosi con altri più belli, come l’amore pulito per la donna della sua vita che sposerà due anni dopo.Quando il passato riemerge, capisce che deve fare qualcosa per fermare quell’uomo. Consegna alla curia la sua testimonianza scritta, un video e informa con una missiva il cardinale Sepe. Non succede nulla. Torna in curia, chiedendo un sostegno spirituale, perché nonostante tutto la sua fede è immutata, e un aiuto medico per curare le crisi di panico continue. È il 2011, lui è al lavoro e alla porta di casa di presentano in due: «Dicono di venire per conto del cardinale Sepe, consegnano a mia moglie una busta con 250 euro aggiungendo che è solo per una volta». Rifiuta il denaro e continua a lottare. Il reato di pedofilia però cade in prescrizione, quindi non ci sarà nessun processo.

Tuttavia affiancato da Rete l’Abuso continua la sua battaglia: nel 2014 scrive a Papa Francesco, che lo rassicura: farà chiarezza. Nel frattempo il video viene reso pubblico: si fanno avanti altre vittime abusate da don S.Trascorre altro tempo e Diego cerca aggiornamenti alla curia sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo canonico, ma nessuno gli dà udienza. Preso dalla disperazione invia una mail minacciando di spararsi un colpo alla testa, che la curia consegna alla Procura: gli revocano il porto d’armi. Per Diego è l’inizio di un nuovo incubo, perché senza licenza il suo posto di lavoro è a rischio. Di qui la decisione dello sciopero della fame a oltranza. «Chiedo di sapere qual è l’esito del processo canonico che mi riguarda. Chiedo che il Vaticano inizi a prendere provvedimenti seri e concreti contro i preti accusati di pedofilia» dice con voce ferma. Per anni ha provato a soffocare il suo dolore con il silenzio, ma oggi Diego è un uomo nuovo, convinto che solo denunciando si possano lenire le ferite che porta sull’anima.

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http://ilmattino.it/napoli/cronaca/choc_napoli_quel_prete_mi_ha_molestato_voglio_giustizia-1517378.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.