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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

Francesca Lagatta by Francesca Lagatta
6 Dicembre 2015
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lazio
Reading Time: 3 mins read
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«Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente». Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso la diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan. Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

Il giovane parroco, già da qualche settimana al centro di una vera e propria bufera mediatica, nel pomeriggio di giovedì era stato intervistato a lungo da due giornaliste che erano piombate nel piazzale della casa canonica per ascoltare la sua versione dei fatti. Il caso era scoppiato quando l’associazione nazionale contro la pedofilia clericale presieduta da Francesco Zanardi, aveva riportato alla luce i trascorsi dell’uomo, sfidando finanche le ire del Vescovo Luigi Marrucci, il quale alla stampa locale aveva parlato di infondatezza delle notizie e di querele del tutto inesistenti, mentre Don Rutigliano continuava a professarsi vittima di un complotto studiato a tavolino.

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Le carte, però, raccontano un’altra versione. Nel giugno del 2011 l’ex Santo Uffizio sospende don Francesco Rutigliano per 4 anni perché viene ritenuto colpevole di abuso di minore. Il divieto di esercitare funzioni pubbliche è imposto per un periodo di 4 anni, duranti i quali il sacerdote potrà esercitare il le sue funzioni in forma privata e dovrà compiere un percorso psicologico in una struttura adeguata. Pena, la dismissione dello stato clericale.

I fatti di cui viene accusato risalirebbero al periodo compreso tra il 2006 – quando la presunta vittima, psicologicamente fragile e con una storia travagliata alle spalle, avrebbe avuto appena 14, forse 15 anni – e il 2008, e il teatro degli abusi sarebbe stata la cittadina di Riace, nel Reggino, dove il prete ha esercitato per lungo tempo. Anche se, secondo la testimonianza del 2009 fornita del ragazzino, alcuni episodi si sarebbero verificati a partire dal 2004, quando Rutigliano si trovava in seminario e non era stato ancora ordinato sacerdote.

L’unico giornale a raccontare la storia è il quotidiano Calabria Ora, nel 2011. Il giornalista Antonio Baldari scrive una serie di articoli sulla vicenda ma viene ripetutamente raggiunto da minacce di querela e segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti nel tentativo di metterlo a tacere. Le segnalazioni all’Ordine vengono puntualmente ignorate poiché destituite di ogni fondamento, e anche le querele non arriveranno mai, probabilmente perché ciò comporterebbe l’apertura di un processo da parte della magistratura italiana, per la quale Francesco Rutigliano è del tutto incensurato.

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La stessa tecnica intimidatoria, ma con i medesimi risultati, è stata messa in atto nei confronti del presidente di Rete l’Abuso. Pochi giorni fa Francesco Zanardi si è visto recapitare una mail da parte del server 1and1, che, su pressione del parroco e del suo legale, chiedeva la rimozione di taluni articoli pubblicati sul sito dell’associazione entro e non oltre le 48 ore successive, termine oltre il quale si sarebbe proceduto all’oscuramento del portale telematico. Pochi giorno dopo, con gli articoli ancora on line, è il Garante della Privacy a chiedere spiegazioni al presidente Zanardi. Don Rutigliano, per dimostrare il complotto ordito contro di lui, ha inviato all’autorità amministrativa una mail a firma della direzione di Calabria Ora in cui, effettivamente, si porgevano le scuse per la pubblicazione di un articolo ritenuto successivamente non veritiero. Peccato solo che la mail si riferisca ad un articolo del 2008 e tratti di tutt’altro argomento, mentre quelli “diffamatori” di Baldari, riguardanti l’intera vicenda, vengano pubblicati tre anni più tardi. Il goffo tentativo di allontanare le accuse diventano sempre di più il rumore stridulo delle unghie sugli specchi. Il Vescovo della diocesi Civitavecchia-Tarquinia, Luigi Marrucci, nella speranza di screditare le notizie trapelate, ottiene invece l’effetto inverso. Tutta la comunità adesso è al corrente della questione e le mamme degli oltre 260 bambini che ruotano attorno alle attività della parrocchia di San Gordiano sono infuriate e chiedono di sapere la verità.

Così, decidiamo di raggiungere il diretto interessato e sentire la versione, che tra incongruenze e contraddizioni, va avanti per oltre tre ore. Rutigliano nega ogni coinvolgimento, si dice tranquillo, ci mostra anche un dossier in cui, secondo la sua versione, sarebbero contenute le prove del complotto, promette di parlare ai fedeli nella messa solenne della domenica e di andare dritto per la sua strada, avendo la coscienza pulita. Meno di 72 ore dopo don Rutigliano comunica che lascerà la parrocchia. Forse perché la coscienza ha urlato, forse perché ha urlato don Ivan che di queste vicende non ne era a conoscenza. Fatto sta che, per il momento, in attesa di far ulteriore chiarezza sulla questione, Francesco ha deciso di andare via.

Francesca Lagatta

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Giornalista addetta all'Ufficio stampa della Rete L'ABUSO

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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