Di Francesca Lagatta
“Non ci sia offesa nelle parole, mi sia scusato il dire”. Suona più o meno così la traduzione del titolo, volutamente in latino, volutamente provocatorio, per protestare contro una forma di censura che giustifica a pieno il 73° posto a cui è scivolata l’Italia nella classifica della libertà di stampa. Dietro a Paesi come il Burkina Faso e Niger, tanto per fare un esempio. E infatti in Italia si dice quel che si può, perché quel che non si deve si trova sempre il modo di non dirlo.
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