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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Novembre 2015
in Calabria
Reading Time: 6 mins read
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L’accertamento dei fatti, nel suo caso, è stato direttamente perseguito dalla “Congregazione per la Dottrina della Fede”, ovvero dalla preposta struttura del Vaticano. Uno dei rari casi a cui si è abituati ed una circostanza che, nel caso specifico, stronca alla radice il teorema che vorrebbe presentare i preti pedofili come povere vittime dei nemici della Chiesa. Eppure il Don Francesco RUTIGLIANO (in foto con il sindaco di Bivongi Felice Valenti e l’Ambasciatore di Spagna nella Santa Sede) persevera nel tentativo di negare, chiedendo in ogni dove il silenzio omertoso a propria tutela. Proprio per questo come Casa della Legalità oltre che raccontare dei recenti tentativi di far oscurare i fatti promossi dal Rutigliano, procediamo con la pubblicazione del Provvedimento integrale della “Congregazione per la Dottrina della Fede” con cui è stato ritenuto “COLPEVOLE” degli abusi su minore tra il 2006 ed il 2008…
Partiamo proprio dal documento ufficiale che la “Rete l’abuso” – sezione tematica della Casa della Legalità – Onlus – ha reperito, nell’ambito delle verifiche promosse sul sacerdote in questione.

Nel provvedimento in cui si è riconosciuta la responsabilità di Don Francesco Rutigliano si legge:

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«Il Rev.Francesco RUTIGLIANO, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, … ordinato il 30 settembre 2006, il 12 giugno 2009 venne accusato davanti a questo Tribunale per abuso su minori avvenuto a danno del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008. Le accuse (…) riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni… Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato».

«Nell’esame degli atti – va rilevato innanzitutto che – anche senza considerare le testimonianze de relato raccolte in fase preprocessuale – il denunciante (riudito in sede processuale a distanza di un anno dalla denuncia) è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti. Molti singoli elementi della sua testimonianza (p. es. la presenza delle due anziane sorelle bovalinesi alla gita di Assisi o la descrizione degli ambienti in cui sarebbero avvenuti i delitti) sono stati riscontrati mediante indagini del Tribunale o non hanno potuto ricevere smentita da parte dell’accusato, che, anzi, spesso ha confermato la veridicità dell’accusatore… Prescindendo ancora dai testimoni de relato, non si ricava mai l’impressione che le accuse siano motivate da rancore o da altri fini, se non quello di liberarsi da un peso che grava sulla coscienza e sul proprio passato. Il denunciante, per esempio, non ha mai inteso chiedere un risarcimento economico per i danni subiti dai presunti abusi». Ancora: «La difesa, quando si sofferma nell’evidenziare la fragilità emotiva e caratteriale del denunciante, non smentisce ma, anzi, conferma questa condizione di vulnerabilità della presunta vittima, confermando ulteriormente credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati… Viene inoltre confermata dagli stessi elementi di prova presentati dall’accusato la sua personalità, tendente legare a sé le persone nell’ambito del ministero pastorale, con l’esito di creare una sudditanza psicologica nei propri confronti… Le affermazioni di autorità effettuare mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo in cui ben si inquadra il bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante, come è stata quella – chiaramente dimostrata e ammessa dall’accusato – instauratasi fra il Rev. Rutigliano e la presunta vittima». Prosegue ancora il provvedimento: «La difesa, esibendo apposita perizia di parte che dimostra l’integrità del frenulo del pene dell’accusato, invoca il fatto come indice della sua verginità. Questo elemento va però ricusato, perché è facilmente riscontrabile nella lettura medica che la lacerazione del frenulo non è un evento contestuale ad ogni primo rapporto sessuale; anzi, se i rapporti – anche anali – avvengono senza foga o con opportune precauzioni, essa potrebbe non verificarsi mai. Analogamente, va respinta l’affermazione che i segni particolari sul corpo dell’accusato (e, in particolare, i nei sul pene) debbano essere stati necessariamente notati dal presento abusato, il quale ha invece affermato di non aver mai notati detti segni. La non-macroscopicità dei segni e, soprattutto, il contesto non certo analitico in cui essi avrebbero potuto essere notati, porta a non ritenere il particolare come un’udienza della non veridicità della presunta vittima».Proprio per queste ed altre valutazioni il Tribunale ecclesiastico afferma che «Pertanto, con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008…»

Nonostante la gravità dell’accusa per cui Don Francesco RUTIGLIANO è stato ritenuto colpevole, la sanzione è stata solo una sospensione temporanea (quattro anni) dall’esercizio di qualunque ministero pubblico (ma con possibilità di tenere in forma privata la Santa Messa). Se il provvedimento a seguito del procedimento canonico è datato adottato il 20 giugno 2011, il Don Francesco RUTIGLIANO è, come si apprende dalle notizie e foto riportate online, rimasto in prima linea, tra i Papi ed Autorità, senza alcuna timidezza (e vergogna).

Il 24 dicembre 2013 si ritrova online [vedi ad esempio qui] articolo e foto (riportata a lato) del Don Francesco RUTIGLIANO con Papa Ratzinger per la «Benedissi Papa Benedetto XVI al Reverendo Don Francesco Rutigliano in Vaticano, la “prima pietra” del nuovo Centro Pastorale di Bivongi». Don RUTIGLIANO, infatti – che doveva restare per quattro anni lontano da qualunque ministero pubblico – seguì la realizzazione del “Centro pastorale di Bivongi” che, come si legge è «opera che vede un congruo finanziamento erogato dalla C.E.I per circa 600 mila euro» e che porterà «la denominazione di Papa Giovanni Paolo».

Passarono pochi mesi e Don Francesco RUTIGLIANO tornava in Vaticano. Sono sempre le foto e notizie online che lo testimoniano [vedi ad esempo qui]. Era il 22 febbraio 2014quando, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, si teneva la cerimonia del Concistoroindetto da Papa Francesco per la creazione di diciannove nuovi Cardinali. Tra gli ospiti spunta Don Francesco RUTIGLIANO che, dopo la celebrazione, incontrava, nel Palazzo Apostolico, il nuovo Segretario di Stato della Città del Vaticano Pietro Parolin (nominato da Papa Francesco al posto del noto cardinal Bertone):

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Insomma: nei “quattro anni” di sospensione dall’esercizio pubblico dei ministeri, il responsabile (conclamato dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori, Don Francesco RUTIGLIANO andava e veniva alle occasioni importanti in Vaticano, sia con Papa Ratzinger (2013) sia con Papa Francesco (2014).

Ora il Don Francesco RUTIGLIANO, che tanto ama la risonanza mediatica, vorrebbe non comparire. Vorrebbe – anzi esige – che la sua responsabilità (conclamata dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori tra il 2006 ed il 2008 venga nascosta all’opinione pubblica.

Proprio con questa finalità scriveva prima al Garante della Privacy, ovviamente evitando di segnalare il documento (della stessa struttura preposta del Vaticano!) che lo riconosce “colpevole” di una delle più deplorevoli e infamanti condotte (abusi sessuali su minori), e poi chiedendo al provider che ospita il server della “Rete l’Abuso” di oscurare le informazioni che lo riguardano, con la società proprietaria del server che ossequiosamente, assumendosi le prerogative spettanti alla Magistratura, intima a Francesco Zanardi, portavoce della “Rete L’Abuso”, di cancellare i contenuti riguardanti il Don Francesco RUTIGLIANO perché altrimenti gli oscureranno tutto il sito.

Non ci pare serva altro da aggiungere, a questo punto, per comprendere come stiano i fatti.

FONTE

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Secondo il sito della Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia, il rev. Francesco Rutigliano è stato reintegrato pochi giorni fa come vice parroco della chiesa di S. Giordano Martire.

http://www.civitavecchia.chiesacattolica.it/home_diocesi/news/00023189_Nuove_nomine_in_Curia_e_nelle_parrocchie.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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