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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Scandalo preti pedofili: sacerdoti in fuga verso Sud America

Scandalo preti pedofili: sacerdoti in fuga verso Sud America

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Settembre 2015
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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Da un indagine del Globalpost: che fine hanno fatto i preti pedofili? la libertà è in Sud America.

La riforma di Papa Bergoglio sui controlli in Vaticano ha instillato nei Cattolici Romani la speranza di un cambiamento radicale nella chiesa. Ma proprio mentre le parole del pontefice si diffondono a macchia d’olio fra le sparute diocesi di tutto il mondo, il Globalpost porta alla luce l’ennesimo scandalo di abusi su minori, che vede coinvolti i preti pedofili americani scampati dalla giustizia e protetti dalla chiesa in Sud America, in paesi come Colombia o Perù.

Scandalo preti pedofili in Sud America: i fatti

In un’indagine durata un anno, il Globalpost è riuscito a rintracciare ed intervistare sacerdoti scampati alla giustizia grazie al mistico intervento della Chiesa Cattolica Romana. Tutti i protagonisti di abusi su minori, ad eccezione di uno, conducono la messa e predicano nelle piccole comunità del Sud America.
Alcuni di questi uomini sono perseguiti penalmente negli Stati Uniti, ma si sono sottratti alle loro responsabilità.
Uno di loro, messo sotto torchio dall’intervistatore, ha perfino ammesso di aver stuprato un ragazzino di 13 anni, riconoscendo “amaramente” che per questa ragione non potrà più tornare a predicare in America, ma beandosi di essersi integrato perfettamente in una piccola comunità di pescatori del Perù.

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Un altro è indagato dall’autorità brasiliana per molestie. L’uomo, con il sostegno della Chiesa Cattolica, era riuscito a fondare una centro d’accoglienza per bambini senzatetto.

Durante l’inchiesta, il Globalpost ha intervistato alcuni appartenenti alle diocesi sotto accusa, ma nessun alto esponente del clero locale, ne tanto meno nessun portavoce vaticano, ha accettato di deporre una dichiarazione, sia pure per negare le terribili accuse.

“Dato che nei paesi sviluppati è più difficile riuscire a mantenere i preti pedofili al loro posto, i vescovi li spostano nelle zone di mondo in via di sviluppo, dove l’applicazione della legge è meno rigida.”

Ha dichiarato David Clohessy, avvocato e portavoce SNAP (Survivor Network of Those Abused by Priest).

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Padre Jan Van Dael:”Si, sono un pedofilo nel vero senso del termine”

Quando la troupe del Globalpost arriva nei quartieri poveri di Fortaleza dove padre Jan Van Dael, 76 anni, esercita le sue funzioni, lo sorprende mentre afferra per il braccio un bambino del posto e gioca con i suoi capelli con aria compiaciuta, come testimoniano le foto.

Van Dael, nato in Belgio, gestisce un orfanotrofio in Brasile. Si trova in Sud America dal 1980, dopo che era stato allontanato dalla sua diocesi di appartenenza.
Nel corso degli anni l’uomo, agevolato dai tassi d’interesse profittevoli di Rio De Janeiro, ha aperto il suo centro di accoglienza dando ospitalità e cibo ai bambini più indigenti. La parte sporca della faccenda è che il sacerdote, sembra, non abbia fatto tutto questo disinteressatamente. Nella sua casa sono state trovate centinaia di foto di bambini e un indagine ha rivelato che nel corso della sua carriera l’uomo è più volte stato accusato di tessere rapporti ambigui con i bambini di cui si prendeva cura.
Le accuse partono dal Belgio, agli inizi degli anni 70, in seguito alle quali il sacerdote fu allontanato. A Fortaleza le autorità giudiziarie hanno dichiarato al Globalpost che ci sono decine di denunce per abuso sul suo conto, ma che le indagini si sono sempre arenate per mancanza di prove e per una scarsa collaborazione da parte dell’autorità vaticana che pare abbia imposto il silenzio a chi è a conoscenza di qualcosa di più.

“In Brasile la percezione della religione cattolica è molto alta. Il prete è un’autorità e per i bambini piccoli è molto difficile comprendere che dietro una carezza o un bacio di un sacerdote possano esserci degli abusi.”

Ha dichiarato Livia De Souza, procuratore federale di Fortaleza che si sta occupando delle indagini.

Al microfono dell’intervistatore, Van Dael ha affermato di essere estremamente ben voluto da tutti e si è paragonato a Gesù Cristo. In merito alle accuse di pedofilia ha risposto:

“Il termine pedofilia deriva dal greco e significa letteralmente: amicizia con i bambini. In questo caso, allora si, io sono un pedofilo nel senso stretto del termine!”

L’uomo legittima la sua innocenza, vantando di non aver mai subito un processo da parte della Chiesa Cattolica.

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L’arcivescovo di Fortaleza, che ha il controllo sui membri delle diocesi, ha rifiutato il colloquio con gli intervistatori. In merito agli scandali all’interno della chiesa cattolica esistono delle procedure ben precise, filtrate dal segreto pontificio sancito da una lettera apostolica di Papa Giovanni Paolo II.

Padre Paul Madden, pedofilo reo confesso

Padre Paul Madden, irlandese, ha ammesso davanti alla corte uno stupro compiuto nel 1973 ai danni di un tredicenne.
L’uomo nel 2003 si è anche scusato con la famiglia della vittima, chiedendo perdono per il reato commesso. Tuttavia, poiché troppo tempo era trascorso dai fatti, non è stato possibile incriminarlo per il reato di pedofilia e abuso su minore.
Quindi, Madden oggi non è a scaldare il giaciglio delle patrie galere, ma potrete trovarlo ogni domenica nella parrocchia di Puerto Huarmey, Perù.

“Qualcosa è successo. Non so, ero ubriaco e mi sono svegliato nel cuore della notte. E’ stata la prima volta in assoluto…però beh, si qualcosa è successo. Sono fiducioso nella misericordia di Dio e se ho commesso qualche peccato sarò perdonato.”

Ha dichiarato Madden intervistato dal Globalpost.

L’anno scorso Papa Francesco ha inviato una lettera a tutti i vescovi del mondo predicando la “tolleranza zero” nei casi dei preti pedofili.
Per quale motivo allora Paul Madden esercita ancora le sue funzioni in Perù?

Il Globalpost ha provato a contattare il vicario generale Rodriguez Ruiz, ma non ha ricevuto una risposta a questa pur pertinente domanda.

Padre Fredy Montero, Dall’Ecaudor al Minnesota e poi di nuovo in Ecuador

Incontrare Padre Fredy Montero è arduo come incontrare un fuorilegge. Guaranda è un paesino montanaro dell’Ecuador, protetto da una foresta che lo circonda in ogni suo lato. La troupe del globalpost era sulle sue tracce perché nel 2007 Montero è stato accusato di abuso su una bambina di 4 anni, quando era sacerdote a Minneapolis. La piccola ha sostenuto diversi incontri con uno psicologo, che l’ha trovata psicologicamente devastata dall’incontro con l’orco, seppur inconsapevole di cosa le era accaduto.
Ella aveva detto al padre:“Papà, padre Fredy mi ha baciata sulle labbra.” Purtroppo la bambina èmorta per un tumore qualche anno dopo e un’indagine più approfondita non è stata portata avanti per mancanza dell’unica testimone.
Tuttavia nel computer di padre Montero vennero trovati file compromettenti di natura pedopornografica.

L’arcidiocesi di Minneapoli ha allontanato padre Montero a seguito dello scandalo ed il sacerdote è tornato in patria, precisamente nel piccolo paesino di Guaranda, dove è stato accolto dall’arcidiocesi locale.
Una fredda lettera dell’arcidiocesi di Minneapolis aveva messo in guardia i responsabili della chiesa di Guaranda sul passato di padre Fredy, ma non c’è mai stata la reale intenzione di denunciarlo alle autorità.
Padre Montero da due anni non esercita più le sue funzioni: non perché su di lui sia stato preso qualche provvedimento, quanto perché ha pensato di candidarsi sindaco.

La troupe trova Padre Montero alla guida di un furgoncino carico di ragazzini, di ritorno da una partita di calcio. Ha accettato con riluttanza di parlare ai microfoni, ma ha negato qualsiasi accusa.

Padre Federico Fernandez Baez e la sua fuga in Colombia

Jennifer è una donna di San Antonio perseguitata da tutta la vita da un incubo ricorrente: un uomo che la insegue, facendola precipitare in fondo ad un buco nero.
La psicoterapia ha fatto emergere la verità sul suo sogno. L’uomo è Padre Federico Fernandez Baez, sacerdote di San Antonio che la stuprò nella prima metà degli anni 80.

Baez è stato incriminato per due accuse di abusi su minori nel 1987, ma negoziando un patteggiamento e offrendo un risarcimento sottobanco alle famiglie di un milione di dollari – presumibilmente di provenienza vaticana – è riuscito ad evitare il processo.

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Il patteggiamento è stato negato, ma Baez per qualche motivo non ha mai sostenuto il processo ed è stato allontanato dagli USA dal Vaticano. Nel 2011, Umberto Leal, un cittadino messicano nel braccio della morte in Texas per aver stuprato a morte una ragazza nel 1995, raccontò la sua infanzia e ricordò di essere stato molestato a sua volta da padre Fred.
Il team legale di Leal si è messo alla ricerca di ulteriori prove su padre Fernandez, trovando altre vittime della sua malsana pulsione. Leal ha ricevuto l’iniezione letale ed è morto; al contrario, padre Fernandez non soltanto è libero, ma occupa una posizione di prestigio alla Universidad de San Buenaventura di Cartagena, Colombia. Egli è segretario, il secondo rango amministrativo più alto nell’organigramma.

Fernandez, a seguito delle accuse si è recato in Colombia dove ha continuato la sua attività di sacerdote protetto dall’arcidiocesi. Il globalpost ha provato ad intervistarlo sul suo luogo di lavoro, ma egli è inavvicinabile. Durante la caccia all’uomo, la troupe ha ricevuto diverse lettere anonime che confermavano la sua presenza all’interno dell’Università.

I ragazzi che studiano all’Università di San Buenaventura si sono dichiarati disgustati e increduli che un esponente della categoria “preti pedofili” potesse rivestire una carica così alta nella loro università.
L’inchiesta del Globalpost si conclude con un’intervista mancata: padre Fernandez è riuscito ancora una volta a sottrarsi alle sue responsabilità e ai suoi sensi di colpa, rifiutando ogni confronto con il suo passato.
Egli però rilascia comunicati e dichiarazioni sul sito internet dell’università, ogni giorno, come questo risalente al 2015: www.templodesanfrancisco.com/web/index.php?option=com_content&view=article&id=696:holy-week-a-easter-b&catid=47:sunday-reflections&Itemid=62

Protetto dalle eminenze grige che l’hanno collocato al sicuro fra quelle mura, Don Federico Fernandez Baez sa di essere intoccabile.

Tutte le immagini sono di esclusiva proprietà del GlobalPost

http://www.controcopertina.com/scandalo-preti-pedofili-sacerdoti-in-fuga-verso-sud-america/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.