L’arcivescovo di Ottawa Prendergast alla «marcia della riconciliazione» con inuit e metis sulle «scuole residenziali» dove 150mila bambini vennero strappati alle famiglie.
In Canada è giunta al termine dei suoi lavori la Commissione per la Verità e la Riconciliazione sulle «scuole residenziali», gli istituti gestiti da Chiese cristiane dove – a partire dalla metà dell’Ottocento e per quasi tutto il XX secolo – il governo federale trasferì forzatamente circa 150mila bambini delle tribù native per perseguire la politica dell’assimilazione forzata. Per domani è attesa la presentazione del rapporto finale, con i racconti dettagliati delle violenze subite e il numero sconvolgente di almeno 6mila bambini morti in queste strutture. Ma già ieri a Ottawa si è svolta una «marcia della riconciliazione» per riconoscere la verità di una barbarie che solo a partire dagli anni Ottanta in Canada si è cominciata a riconoscere come tale. E tra le migliaia di persone che hanno preso parte alla marcia di Ottawa c’erano anche l’arcivescovo cattolico della città, monsignor Terrence Prendergast e una rappresentanza ufficiale dei vescovi canadesi.
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