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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

“Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

"Tu mi hai distrutto la vita, ma ora voglio perdonarti". Dopo 45 anni Mark Murray riesce a trovare a Verona, Romano Nardo, il sacerdote responsabile delle violenze che avvenivano in un istituto inglese. La risposta: "Mi spiace se ti ho fatto del male". Però dopo l'incontro la vittima viene denunciata

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Maggio 2015
in Triveneto
Reading Time: 4 mins read
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di MARCO ANSALDO

VERONA – Un abusato e il suo presunto carnefice. Un ex seminarista, che ha smesso di credere nella Chiesa, e il sacerdote, oggi anziano, che indossa ancora la veste talare. Uno di fronte all’altro. Per la prima volta. 45 anni dopo. Che cosa può accadere? Che cosa si può provare?

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La scena è avvenuta nei giorni scorsi a Verona, nella Casa dei padri Comboniani. Mark Murray, 59 anni, di Sant’Asaph, nord del Galles, dopo decenni in cui aveva chiesto  –  senza successo  –  di poter incontrare l’uomo che nel seminario di Mirfield, Yorkshire, in Inghilterra, aveva più volte abusato sessualmente di lui, ha deciso di bussare a sorpresa alla sua porta. Ha chiesto di padre Romano Nardo, 73 anni, friulano di Pordenone. Di sé ha dato il proprio secondo nome, Christopher. “Altrimenti  –  spiega  –  mi avrebbero fermato”. È stato fatto entrare.

Il prete pedofilo e l’ex seminarista, faccia a faccia dopo 45 anni: “Chiedo scusa al Signore se ho sbagliato”

Quello che è accaduto nella cappella è documentato in un video-reportage esclusivo di repubblica.it, curato da chi scrive e dai colleghi Francesco Gilioli e Antonio Nasso. E, come si vede nella registrazione, i primi momenti non sono facili. “Ti ricordi di me?”, chiede l’ex seminarista al prete conosciuto nel 1970. E in un lampo, quasi mezzo secolo di dolore, pensieri, frustrazioni, notti insonni, sedute dallo psicologo, rapporti matrimoniali irrisolti, si scaricano in una frase: “Tu hai avuto un impatto devastante sulla mia vita!”.Il sacerdote è shockato. Appare confuso. È a testa bassa. Prima nega di ricordare. Poi, in inglese, dice: “Se ho causato quello che tu dici, mi dispiace. Sono veramente dispiaciuto”. Mark aggiunge: “Sono venuto qui per perdonarti. Vai per favore a chiamare il padre superiore”. Il prete lascia la cappella.

Dal Galles a Verona: il lungo viaggio dell’ex seminarista abusato in cerca della verità

L’ex seminarista, oggi sposato con due figli, impiegato in un’associazione che si occupa di persone disabili, è venuto appositamente dal Galles, dopo anni di riflessione e dinieghi ottenuti. Chiede ora di incontrare il responsabile della Casa di Verona. Ma la replica non è affatto amichevole. Il superiore della struttura è a Bari, rientrerà anzi in tutta fretta. A Mark viene dato un appuntamento per il giorno successivo. Al ritorno, però, troverà visi torvi. Sono stati chiamati i carabinieri, pronti ad arrivare. Murray è sconvolto. Non si aspettava tanta acrimonia e una simile reazione. Quasi fugge, torna in albergo, vuole ripartire. Passa una notte insonne, con le pillole sul comodino. Poi decide: torna alla Casa dei Comboniani. Il superiore questa volta lo accoglie. Lo ascolta. Gli dice: “Noi preghiamo per te”. Padre Romano Nardo, fa sapere intanto il suo amministratore di sostegno, è stato spostato in una struttura protetta. “È parzialmente incapace  –  aggiunge  –  . E poi non è mai stato processato né condannato”.

Mark Murray, piuttosto, viene querelato per essersi “introdotto” nella Casa dei Comboniani. Non è così. Ha bussato alla porta. Viene accusato di essere ubriaco. Non è vero nemmeno questo. Da buon gallese, prima di incontrare dopo decenni il suo presunto abusatore, si è fatto un bicchiere di birra per darsi coraggio, come per noi un caffè. È anche tacciato di volere dei soldi. “Questa è la mia ultima preoccupazione  –  spiega a Repubblica  –  io, come altri ragazzi del seminario di Mirfield, abbiamo ottenuto in passato risarcimenti economici dai Comboniani, da 7mila a 30mila sterline (da 10mila a 40mila euro circa). Cifre risibili a fronte della nostra sofferenza. Quello che in realtà desidero adesso è dare a padre Nardo la possibilità di essere perdonato da me. Lo devo anche a me stesso. E poi, avere le scuse dai padri Comboniani, che per anni hanno protetto lui e gli altri sacerdoti pedofili”. Transazioni sono dunque avvenute. Per una colpa che evidentemente viene ammessa.

La vicenda risale agli anni Settanta. Un’inchiesta interna ai Comboniani stabilì nel 1997 che il loro confratello “aveva agito in modo inappropriato”. E la polizia dello Yorkshire, competente sulla regione, chiese l’estradizione di padre Nardo per interrogarlo. Sempre rifiutata per motivi di salute. All’epoca il seminario di Mirfield era una sentina di abusi sessuali commessi da parte di alcuni sacerdoti e un insegnante laico nei confronti di un gruppo di ragazzi.

Quei giovani di allora, oggi tutti sessantenni, si sono costituiti in un’associazione, “I 12 di Mirfield”, che da tempo reclama giustizia. I media inglesi ne hanno parlato più volte, dalla Bbc al Guardian. Ma almeno due preti, si scopre ora, erano italiani. E solo uno di loro rimane oggi in vita. Padre Romano Nardo, il quale a quel tempo, dopo essere stato scoperto anche da un suo confratello quando il 14enne seminarista Mark usciva furtivamente dalla sua stanza, in una delle tante notti di abusi, fu trasferito in Uganda. Dopo appena 4 mesi di permanenza a Mirfield.

Poi, dopo il 1995, a seguito delle circostanziate accuse di Murray, che aveva elaborato lo shock della sua adolescenza, Nardo fu fatto rientrare in Italia, nella Casa di Verona. La Congregazione dei Comboniani, fondata nel 1867 da Daniele Comboni, beato e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2003, ha una tradizione di grandi missionari. E un patrimonio di opere di bene in tutto il mondo, particolarmente in Africa. Padre Romano Nardo lo si può vedere ancora in un video dire messa, anche se solo per i degenti anziani della struttura dove vive. Continua a vestire l’abito talare.

I comboniani non possono istituzionalmente togliergli i voti, e il suo caso non è stato mai affrontato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato a investigare sui casi di abusi sessuali nella Chiesa. A suo tempo, tra le persone contattate, Mark Murray aveva scritto al grande inquisitore della Santa Sede sulle questioni di pedofilia, monsignor Charles Scicluna, oggi vescovo e presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria del dicastero, senza tuttavia ottenere risposta. Ancora di recente, Papa Francesco ha criticato senza mezzi termini e con grande fermezza coloro che nella Chiesa danno scandalo. Le voci del passato  –  Mark Murray e il gruppo di Mirfield, seminario poi chiuso  –  tornano. E chiedono, adesso, di essere ascoltate.

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/13/news/_perche_l_hai_fatto_il_faccia_a_faccia_tra_l_ex_seminarista_e_il_prete_degli_abusi-114228998/
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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