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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia, Don Seppia da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete

Pedofilia, Don Seppia da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete

Depositate le motivazioni della Cassazione, ecco perché fra due mesi può uscire E tramite la Curia gli è stato trovato il posto in un centro di recupero ecclesiastico.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Marzo 2015
in Liguria
Reading Time: 2 mins read
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GENOVA. Tornerà libero per la legge, ma dovrà recitare le lodi e coltivare l’orto, ospite di una «comunità di recupero e sostegno» per sacerdoti a Verbania.

È il futuro di don Riccardo Seppia, ex parroco della chiesa dello Spirito Santo a Genova Sestri Ponente, condannato per abusi sessuali e droga con ragazzini. Il caso era deflagrato nel maggio 2011 e però nei giorni scorsi,nel silenzio generale, si è materializzato il passaggio giudiziario che in pochi prevedevano. La Cassazione, che a fine 2014 aveva in parte annullato la condanna a otto anni e mezzo inflitta sia in primo che secondo grado, ha depositato le motivazioni della sua decisione. Spiegando che la pena va ricalcolata tenuto conto di alcune variabili decisive.

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I reati sessuali e legati allo stupefacente devono essere considerati parte di un unico comportamento, quindi «continuati» con sensibile abbassamento. Non solo. In un altro passaggio – accogliendo la tesi del difensore Paolo Bonanni – si esclude la contestazione di un articolo cruciale, senza il quale la custodia cautelare massima non può superare,per nessuno, i quattro anni. Ecco allora che la data fatidica è il 13 maggio prossimo quando saranno, appunto, quarantotto mesi che don Seppia è in arresto; ma sarà impossibile che il suo processo abbia allora registrato un nuovo appello e un nuovo terzo grado. Ultimo dubbio: quando sarà condannato definitivamente dopo il 13maggio, potrà tornare in cella? No, perché grazie alla buona condotta avrebbe già scontato quasi tutta la pena possibile, visto che sarà per forza ridotta. Don Seppia avrà l’occasione di reinserirsi nella società. Certo,lui è un prete sospeso a divinis.

Ma lo stesso cardinale Angelo Bagnasco, che ha sancito la sospensione, può revocarla. Di fatto, l’ex parroco dovrà superare un periodo di laica “messa alla prova”. E la Chiesa, per casi simili al suo (e anche per problemi molto diversi che spaziano dalla depressione agli abusi subiti) ha dato vita a strutture di accoglienza, sostegno e recupero. I centri in Italia sono due, gestiti dalla congregazione di Gesù Sacerdote, una quarantina di sacerdoti con succursali in Brasile. In Italia la sede storica è a Trento, ma da qualche tempo è aperto una seconda casa per 18 ospiti a Intra, frazione di Verbania sul lago Maggiore: Villa Iride. «La Curia di Genova ci ha prospettato la possibilità dell’arrivo di un sacerdote-ammette padre Paolo, superiore della comunità – non ci ha fatto alcun nomee non ha indicato una data».

Per don Seppia il trattamento sarà lo stesso degli altri 17 ospiti. «Qui ognuno ha una sua camera,molto modesta ma con bagno privato. La giornata inizia con la recita delle lodi alle7eun quarto e si chiude la sera con l’adorazione e il vespro. Aspetto fondamentale, tutti devono guadagnarsi da vivere e lavorare». L’ex parroco dovrà riscoprire l’ora et labora, affiancato da psicologi e psichiatri religiosi e laici. Mentre il cardinale Bagnasco sarà costantemente aggiornato sul suo cammino di «recupero».

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.