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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Giangiacomo RUGGERI » Fanno i complimenti ai PM per le indagini. Intanto però non l’hanno spretato

Fanno i complimenti ai PM per le indagini. Intanto però non l’hanno spretato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Maggio 2014
in Marche
Reading Time: 2 mins read
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Fano, Don Ruggeri condannato per pedofilia Il Vaticano ringrazia la Procura

FANO (Pesaro e Urbino) È di nuovo a casa da qualche settimana, nella sua Saltara, don Giangiacomo Ruggeri, il sacerdote ed ex portavoce della Curia di Fano, condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi (con rito abbreviato) per atti sessuali con una tredicenne. Ma non sa che nel frattempo il Vaticano ha fatto i complimenti alla Procura di Pesaro, tramite il vescovo Armando Trasarti, per la «perfezione» dell’indagine sul caso di don Ruggeri. 
Non solo. Sembra anzi che da Oltretevere abbiano detto che i giudici della Santa Sede saranno anche più severi. La vicenda del sacerdote pesarese si trova infatti anche sul tavolo delle toghe pontificie per il procedimento canonico. Mesi fa avevano richiesto e ottenuto tutte le carte del processo dalla Procura di Pesaro. E forse è proprio da quelle che hanno potuto verificare e apprezzare la «perfezione» delle indagini.
«Ma al mio cliente non è arrivata alcuna comunicazione dagli uffici vaticani del giudizio canonico – replica il difensore del sacerdote, l’avvocato Gianluca Sposito, che lo assiste anche davanti alla Corte d’Appello – Non ci sono al momento atti formali nei suoi confronti. Anzi, è ancora in attesa di notizie».
Dopo mesi passati al servizio in una mensa per rifugiati politici a Roma, l’«esilio» di don Ruggeri è finalmente finito. Non è finito però il divieto di avvicinarsi alla cittadina in cui abita l’allora tredicenne con cui il prete ha avuto quello scambio di effusioni proibite. Era luglio 2011 quando il don è stato pizzicato con quella sua giovanissima parrocchiana in atteggiamenti inequivocabili su una spiaggia di Torrette. A riconoscerlo e ad accorgersi di quei comportamenti poco canonici era stato il bagnino che aveva subito dato l’allarme alla polizia. Il giorno dopo le divise avevano sistemato una telecamera nascosta. E su quel nastro si erano impresse le carezze tra quell’uomo e la ragazzina che già per l’audacia e la sfrontatezza avevano attirato l’attenzione e le lamentele anche di più di un bagnante. Anzi, è proprio grazie a quel nastro che il don viene inchiodato alle proprie responsabilità. E che gli ha fatto valere quella condanna inflitta dal giudice Maurizio Di Palma. Condanna che, come ha precisato l’avvocato Sposito subito dopo il verdetto, è «il minimo del minimo». Sposito aveva ottenuto in sede di pena la prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti legate al ruolo di sacerdote.
Non è tornato alla vita da tutti i giorni da sacerdote don Ruggeri. Anche perché non può, dato che la condanna gli impedisce di stare in luoghi frequentati da minori. E non può neppure dire messa in pubblico, come invece desidererebbe fare. Perché don Ruggeri ha sempre detto e ribadito, anche immediatamente dopo l’arresto, di sentirsi prete e di voler continuare a fare il prete. Sembra però che abbia rivisto e parlato con il vescovo Trasarti.

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http://www.ilmessaggero.it/MARCHE/fano_don_ruggeri_pedofilia_vaticano_ringrazia_procura/notizie/687166.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.