Silenzio dalla Curia. I vertici della diocesi bergamasca per ora non vogliono commentare la vicenda di Endenna, dove la comunità della frazione di Zogno è stata sconvolta dall’annuncio pubblico del parroco don Alessandro Raccagni, che durante una messa ha spiegato la sua intenzione di lasciare non solo la guida della parrocchia ma anche il sacerdozio stesso. E questo a causa delle molestie sessuali che ha raccontato di avere subito quando, ancora minorenne, era uno studente del seminario di Città Alta. Prima di arrivare alle sue pubbliche dimissioni il sacerdote era sceso diverse volte a Bergamo, spiegando ai vertici della Curia l’angoscia che si porta dietro da quasi trent’anni a causa della violenza subita e invocando giustizia. L’insegnante autore delle molestie è ormai morto da qualche anno, ma secondo don Alessandro alcuni dei dirigenti del seminario erano a conoscenza di ciò che avveniva, («e non credo che fosse successo solo a me», ha specificato) ma avrebbero preferito non punire il responsabile. Ed è nei loro confronti che il parroco di Endenna chiedeva un intervento diretto. Ma visto che l’intervento della Curia non c’è stato il sacerdote è andato avanti sulla sua strada, fino all’annuncio pubblico che ha scosso i suoi parrocchiani.
Anche ora che la vicenda è diventata di pubblico dominio la Curia preferisce non commentare e nemmeno entrare nello specifico delle accuse. Potrebbe essere lo stesso vescovo Francesco Beschi a intervenire, con tempi e modalità ancora in corso di definizione. Un intervento diretto di monsignor Beschi è esplicitamente chiesto dalla comunità di Endenna. Sono in trecento ad avere firmato una lettera aperta per invitarlo a salire in valle e discutere pubblicamente della vicenda. La lettera non è ancora stata inviata perché si cerca di raccogliere il maggior numero di adesioni possibile, ma intanto è stata affissa a una bacheca nel porticato della chiesa parrocchiale. «Ci sentiamo una comunità ferita – dice tra l’altro il documento -. Ed è per questo che vogliamo esprimere il desiderio che lei possa venire a incontrarci. Desideriamo capire, riflettere per poter dare risposte concrete alle tante domande che ci poniamo in questo delicato momento, per cercare insieme la verità, senza la quale per noi sarà difficile rimettersi in cammino come se nulla fosse successo».
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