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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » L’orrore e il sangue nell’albergo infantile di Higüey

L’orrore e il sangue nell’albergo infantile di Higüey

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Giugno 2013
in World
Reading Time: 16 mins read
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Abusi sessuali e orge su bambine in un orfanotrofio cattolico (10 anni di impunitá)

PROVINCIA DE HIGUEY, REPUBLICA DOMINICANA, Preso Amontonado en la Carcel Publica de la provincia de Higuey
Lugar:Provincia de Higuey
Foto:Cesar de la Cruz
Fecha:

Gli ultimi casi di abuso sulle bambine della Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey sono stati registrati nell’anno 2003.

04 DI GIUGNO DEL 2013 GustavoOlivo Peña/Acento.com.do
nel carcere di Higüey sono morti 136 prigionieri, tra loro vari accusati del caso dell’orfanotrofio.Acento.com.do/Archivo.
·        

SANTO DOMINGO, Repubblica Dominicana.- Oggi, 4 di giugno, é il Giorno Internazionale dei Bambini Vittime Innocenti di Aggressione, dichiarato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

“Il proposito del giorno é riconoscere il dolore che soffrono i bambini in tutto il mondo che sono vittime di maltrattamenti fisici, mentali ed emozionali. Questo giorno afferma l’impegno delle Nazioni Unite di proteggere i diritti del bambino”, ha dichiarato l’ ONU.

Prendendo occasione di questa importante data, Acento.com.do ricorda che dieci anni fa la Repubblica Dominicana assisteva con stupore alla denuncia del fatto che decine di bambine e bambini sono stati violentati e sottomessi ad altri abusi, incluso essere obbligati a partecipare a riti “satanici” e omicidi, nell’orfanotrofio Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey.

La giornalista Edith Febles, allora giornalista investigatrice del quotidiano El Caribe, ha pubblicato nel 2005 una serie di reportage su questo fatto orrorifico.

Gli abusi e le violenze sessuali sulle bambine sono state commesse negli anni 2002 e 2003. Nelle indagini del Pubblico Ministero sono stati presentati esami medici di 12 bambine, che hanno rivelato che per lo meno quattro sono state vittime di “deflorazione della membrana dell’imene” . Altre presentavano “membrana dell’ imene intatta, peró con lacerazioni e manipolazioni vaginali”.

Per dieci anni, l’ impunitá ha coperto la chiesa cattolica e coloro che avrebbero dovuto rispondere davanti alla giustizia per questi atti.

Uno degli indagati, il diacono Rigoberto de Jesús González Padial, cubano – americano, é morto nel 2006, dopo essere stato favorito da un “Non luogo a procedere”.

Altri accusati sono morti in un incendio che ha distrutto il carcere di Higüey, dove sono morti 136 reclusi. Ci sono stati seri sospetti del fatto che l’incendio sia stato provocato da parti interessate a che lo scandalo dell’orfanotrofio non venisse debitamente chiarito.

“Violentavano tutte le bambine e i bambini. E ci violentavano tutti quelli che stavano lá, nella casa…Sí; io ho visto il padre Cirilo e il padre Betances e Joel che si mettevano costumi, parrucche, gonnelline, reggiseni, magliettine; loro mettevano musica, si mettevano a ballare, violentavano bambine e uccidevano anche persone”

Dalla fine del 2005 il caso é rimasto chiuso, a prescindere da tutte le prove e le rivelazioni delle vittime, fino a che nel 2010 il Secondo Tribunale Collegiato della Camera Penale de La Altagracia ha fissato per il 22 di novembre di quest’anno l’udienza a due preti ed altri accusati di violentare sessualmente nove minorenni della casa infantile cattolica.

I giudici Sagrario del Río, presidente, Vicente Marte Jiménez ed Arístides Heredia Sena si sono decisi a processare i sacerdoti Cirilo Antonio Núñez e Ramón Antonio Betances, e i salariati ed impiegati dell’orfanotrofio Margarita Gardin vedova González, Alejandro del Rosario Divison e Rosa Elena Mota. Il diacono Rigoberto González Padial, principale responsabile dell’ orfanotrofio “La Cittá dei Bambini, San Francisco Javier”, é morto il 7 di gennaio del 2006 in una clinica di Santiago. Non é stata ancora emessa una sentenza definitiva sul caso.

L’orfanotrofio é stato chiuso. I sacerdoti riposizionati in altre responsabilitá. Il vescovo Ramó Benito de la Rosa Carpio é stato trasferito dalla Diocesi de La Altagracia all’ Arcidiocesi di Santiago de los Caballeros (in pratica, una promozione).

E intanto gli anni passano e questi crimini rimangono in una vergognosa dimenticanza, la cupola della chiesa cattolica pretende continuare ad erigersi nella direttrice morale di tutta la societá dominicana, e decidere che cosa si insegna o non si insegna sull’educazione sessuale e la salute ed i diritti di riproduzione. Appoggia anche l’ordine di imporre la mano dura (uccidere) i delinquenti di strada, mai quelli in colletto bianco.

Per testimonianza per la storia e la coscienza nazionale, qui avanti riproduciamo parte degli interrogatori eseguiti sulle minorenni violentate e torturate nella Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey. Anche parte degli interrogatori ai sospettati e a persone relazionate con l’orfanotrofio.

I nomi delle minori sono stati omessi per ragioni legali. Avvertiamo che si tratta di un contenuto esclusivamente per lettori adulti, a causa della crudezza dei fatti narrati.

Si tratta di un documento realista, con un contenuto forte, crudo. Portanto, raccomandiamo alle persone molto sensibili che si astengano dal leggerlo.

Questi interrogatori sono stati fatti dal Tribunale della Prima Istanza di Bambini, Bambine ed Adolescenti nel Distretto Nazionale. Hanno la data del 31 di maggio del 2005, e sono stati diretti dal magistrato Carmen Mancebo, giudice presidente.

Bambina 1:

P. “Quanti anni hai?”

R. “12 anni”.

P. “Cosa faceva o diceva Rigoberto (il diacono)?”

R. “Lui chiamava nel suo ufficio (menziona il nome di 4 bambine) per domandare loro perché dicevano questo (parlare delle violenze sessuali e dei maltrattamenti). Lui le chiamava una per una.”

P. “Ricordi qual’era l’attitudine delle bambine dopo essere uscite dall’ufficio?”

R. “Dopo questo, loro hanno smesso di parlare di questo”.

P. “A cosa credi che sia dovuto che loro hanno smesso di parlare di questo, dopo che Rigoberto ha parlato con loro?”.

R. “La cosa piú sicura é che lui gli abbia detto di non dire niente”.

P. “Credi che Rigoberto credesse in quello che le bambine dicevano?”.

R. “No; lui credeva solo a me e a …., perché eravamo le piú grandi, per questo lui ci chiamava e ci domandava se era vero, e noi gli dicevamo che no, che non lo sapevamo”.

P. “Perché voi gli dicevate di no, se voi vedevate che sí, che stavano facendo danno alle bambine?”

R: “Perché loro dicevano delle feste e noi non sapevamo delle feste.”

P. “Perché non le dicevate delle violenze che dici che vedevi nella casa di Ventura?”.

R. “Joel mi diceva di non parlare”.

P. “Cosa ti diceva esattamente Joel?”.

R. “Di non parlare, che se parlavo mi avrebbe tagliato la lingua”.

Bambina 2:

P. “Cosa facevano alla figlia di ( ….) e chi glielo faceva?”

R. “Le mettevano le dita nella vulva e le davano da bere qualcosa perché dormisse. Mettevano anche le bambine a metterle  le dita …”.

P. “Quante volte siete andati a fare questo che dici?”.

R. “Varie volte”.

P. “Sai dire perché hanno smesso di lavorare nella casa Dolores, Elena Marcela e Magali?”.

R.“Elena ha detto che se ne andava perché doveva operarsi un seno. Magaly se n’é andata perché io dicevo a Rigoberto che lei colpiva le bambine. Dolores, perché dicevano che lei aveva violentato … e … e Marcela se n’é andata perché ha avuto paura che dicessero che anche lei stava in questo”.

P. “Conosci Adocinda?”

R. “Sí, lei é la moglie di Ventura, che vive al lato della casa”.

P. “Quando Joel portava le bambine a casa sua a fare loro “porcherie”, dove stava Adocinda?”.

R. “Stava nella sua casa”.

P. “Lei si rendeva conto di quello che si faceva?”

R. “Sí”.

P. “Cosa faceva lei?”

R. “Lei solo guardava”

P. “Quando terminavano di violentare le bambine, cosa facevano?”

R. “Ci portavano alla casa e ci mettevano a letto”.

P. “Ricordi di aver visto animali nella casa di Ventura?”.

R. “Sí, lui aveva cavalli, vacche, porci e una cagna”.

P. “Ricordi di aver visto uno di quegli animali dentro alla casa di Ventura quando stavano violentando le bambine?”.

R. “No. Peró … diceva che Joel lo lo metteva a fare sesso con la cagna”.

P. “Chi é….?”

R. “Il fratellino di  … che ha 7 anni”.

P. “Hai udito dire a una delle bambine che portavano alla casa di Ventura, che si uccidevano (sacrificavano) persone o animali?”.

R. “Sí … e … dicevano che Joel e Ventura uccidevano neonati e mettevano il sangue in una latta, e che la notte facevano una circolo fuori dalla casa di Ventura (nel patio), che mettevano una di loro in mezzo al circolo, a lato della candela, che dicevano molte cose e poi le tiravano addosso il sangue e poi si mettevano a fare “porcherie” tra loro”.

P. “Se queste bambine dicevano questo, perché non lo dicevi agli incaricati della casa?”

R. “Perché loro lo dicevano davanti a loro, a Rigoberto e  Margarita”.

P. “Cosa facevano loro quando le bambine dicevano questo?”

R. “Margarita diventava come nervosa, alcune volte non poteva parlare né camminare. Rigoberto non faceva niente, rimaneva uguale”.

P. “Quante volte hai udito le bambine parlare di questo davanti a Rigoberto e Margarita?”

R. “Tutti  i giorni loro parlavano di questo davanti a loro.”

Bambina 3:

P. “Spiegaci, cos’é successo?”

R. “Violazioni”.

P. “Cosa vuoi dire con “violazioni”?”.

R. “Che ci violentavano”.

P. “Chi violentava e chi violentavano?”

R. “Violentavano tutte le bambine e i bambini. E ci violentavano tutti quelli che c’erano lá, nella casa”.

P. “Puoi darci i nomi delle persone che stavano nella casa?”.

R. “Raysa, Yoly, Jesenia, Joel, Ventura, Adocinda, Caco (Charo, la mamma di Raysa), Felicia (che era innamorata di Joel), Dolores, Eliseo”.

P. “In che luogo succedevano gli abusi?”

R. “Nelle stanze delle bambine e dei bambini, nella casa di Margarita e Rigoberto, e nella casa di Adocinda e Ventura”.

P. “Quando questo succedeva nella casa di Margarita e Rigoberto, dove stavano loro?”

R. “Lí; perché era che loro (Joly e Yesenia) li ubriacavano e glielo facevano anche a loro”.

P. “Cos’ era quello che facevano a Margarita e a Roberto?”

R. “Che gli salivano sopra e cominciavano a fargli oziositá”.

P. “Hai potuto vedere il pene di Rigoberto?”.

R. “Sí”.

P. “Come ce l’aveva?”

R. “Quando lo intontivano, ce l’aveva basso; ma poi lui si svegliava e faceva finta di essere intontito e gli si alzava”.

P. “Cosa facevano a Margarita e a Rigoberto per ubriacarli?”

R. “Gli davano qualcosa da annusare o da bere”.

P. “Chi gli faceva questo?”

R. “Joly e Yesenia”.

P. “Quando loro andavano alla casa di Rigoberto, come stavano Rigoberto e Margarita?”.

R. “Dormendo”.

P. “Chi apriva loro la porta?”

R. “Rigoberto e Margarita lasciavano sempre aperta la porta di dietro.”

P. “In qualche occasione hai visto qualche persona mascherata che violentava qualcuna delle bambine?”.

R. “Sí; io ho visto il padre Cirilo e il padre Betances e Joel che si mettevano costumi, parrucche, gonnelline, reggiseni, “magliettine”; loro mettevano musica, si mettevano a ballare, violentavano bambine ed anche uccidevano persone”.

P. “Questo che ci racconti, lo hai visto o qualcuno te lo ha raccontato?”

R. “Io l’ho visto. Loro ci mettevano ad uccidere bambinie gente anziana, perché loro prendevano foglietti e li distribuivano nel quartiere perché venisse gente incinta, bambini piccoli… loro li invitavano come ad una festa.

“Il primo rituale lo hanno fatto con me, che hanno ucciso un chichí (bebé). Mi hanno messo a prenderlo tra le braccia, poi hanno messo legna, hanno fatto un fuoco, mi hanno tolto il bimbo dalle braccia. Un uomo lo ha violentato e poi lo ha ucciso infilandogli un coltello nella schiena.

“Poi un uomo e Yesenia gli hanno tolto il cuore e lo hanno buttato in una latrina, gli hanno tolto gli occhi e li hanno dati ad una donna che non so come si chiama, ma é la sorella di un’amica di Yesenia, che si chiama Jesennolie. Poi gli hanno tolto il sangue e hanno spruzzato tutti noi, ce lo hanno tirato addosso.

“Per ultimo, hanno bruciato il corpo ed hanno buttato le ceneri. Quando é terminato il rituale, le persone che stavano nel circolo si sono messi i loro vestiti perché eravamo nudi”.

“Dopo aver bruciato il corpo del bambino, é arrivata una signora incinta, l’hanno intontita e l’hanno sdraiata in un letto. Al letto hanno fatto un buco ed hanno messo un  cubo sotto al buco. Poi hanno messo … una delle bambine perché la uccidesse; Joel le ha dato un coltello ma lei non la voleva uccidere e stava tremando e quindi Joel le ha picchiato sulla mano … perché le cadesse il coltello … a (la bambina) é scappato il coltello ed ha ucciso la donna.

Poi ci hanno messo (le cinque bambine) a toglierle la pelle. Dopo averle tolto la pelle, loro hanno preso la carne della donna e l’hanno fritta e l’hanno data alla gente (presente) perché la mangiassero. Le hanno anche tolto gli occhi e li hanno fritti. Le ossa le buttavano lontano”.

“Questa stessa notte hanno intontito anche un uomo ed hanno messo … perché lo uccidesse, ma neanche lei voleva uccidere, ma lo ha ucciso. All’uomo hanno tolto la pelle e gli hanno tagliato il pene. In quel luogo c’era anche … che é una bebé; lei era seduta sulle gambe di … ed hanno messo a congelare il pene dell’uomo morto e quando é diventato duro lo hanno dato alla bebé perché lo succhiasse.”

P. “Alcune delle bambine parlavano con Rigoberto e Margarita di quello che stava succedendo?”

R. “Sí, io, …, …, … e … . Loro ci hanno messo a scrivere tutto quello che succedeva, dall’inizio fino all’ultimo, abbiamo fatto cinque quaderni, lí abbiamo messo tutti i nomi delle persone che ci violentavano, tutte le cose del diavolo, tutto quello che ci facevano”.

P. “Cos’hanno fatto Rigoberto e Margarita quando voi gli avete scritto questo che dici?”.

R. “Rigoberto si suppone che stava piangendo, con le mani sulla faccia, ma stava fingendo; e nemmeno Margarita ha fatto nulla”.

P. “Dove stanno questi quaderni?”

R. “Li abbiamo lasciati lá, nella casa. Un vescovo che difendeva il padre Cirilo, ci voleva confondere, come per far sí che non parlassimo del fatto che c’era il padre Cirilo. Un giorno, il padre Cirilo e Rigoberto si volevano uccidere, perché il padre Cirilo tutti i sabati andava a dire messa nella cappella e Rigoberto non voleva che andassimo, perché io sapevo quello che stava succedendo. E Cirilo ci chiamava ma noi non andavamo, quindi Rigoberto voleva dare un pugno sui denti e una pugnalata a Cirilo, ma Alejandro lo ha afferrato e per questo non lo ha fatto”.

P. “Dici che il padre Cirilo e il padre Betances hanno partecipato nelle cose cattive che hanno fatto a voi. Quante volte li hai visti partecipare?”

R. “Due volte, nella casa di Adocinda. Loro, Betances e Cirilo, prendevano il pane della chiesa e lo portavano alla casa di Adocinda e dicevano: “Questo é il corpo di Satana” e lo passavano sul pene e la vagina di tutti noi che stavamo lí, anche delle bambine, e poi ce lo davano da mangiare a tutti. Prendevano anche il vino e lo mescolavano con pipí e ce lo davano da bere.”

P. “Cirilo e Betances hanno abusato di voi?”

R. “Sí, ci mettevano il pene nella vagina”.

P. “Questi padri vi facevano regali?”

R. “No. Quando il padre Chirlillo dava messa, quando terminava la messa, Rigoberto ci tirava delle foto nella cappella e il padre Cirilo approfittava e ci toccava i glutei, lui ci abbracciava sempre e ci sedeva sempre sulle sue gambe”.

Seconda parte:

Interrogatorio a Rigoberto De Jesús González Padial

Domanda: “Quando lei ha ricevuto la notizia delle violenze alle bambine della casa San Francisco Javier, qual’é stata la sua reazione?”

Risposta: “L’ho ricevuta il 29 di febbraio, io ero arrivato il giorno prima, ed eravamo riuniti in una festina Alejandro, Elena, Margarita, che é mia moglie, ed io, ed hanno  interrotto 3 o 4 bambine dicendo a Margarita che avevano qualcosa da dirle. Quindi lei ha detto loro che era occupata, é uscita con le bambine ed é tornata, ed ha detto che quello che le avevano detto a lei lo ripetessero a noi. E le bambine ci hanno manifestato che erano state abusate sessualmente da Yesenia, la haitiana. Quindi il giorno dopo era il primo di marzo, ed io ho mandato a cercare Joel, e gli ho ordinato di dire a Yesenia di non tornare al centro a lavorare, nonostante questo lei si é presentata al centro e l’abbiamo confrontata, l’amministrazione insieme alle bambine e poi abbiamo chiamato il poliziotto assegnato al centro, capo Jenry (sic) Concepción, e l’ha arrestata mentre io e Alejandro formalizzavamo la denuncia”.

Domanda: “Cosa intende lei che fa cambiare la dichiarazione delle bambine, quando poi implicano altre persone in questo fatto?”

Risposta: “Per quello che capisco le bambine erano sotto pressione o minacciate e mentre vedevano intorno le altre persone, non si azzardavano a menzionarle”.

Domanda: “In uno scritto che lei ha passato al Ministero Pubblico di questo Distretto Giudiziale, lei attribuisce responsabilitá penali ai padri Betances, Cirilo e Antonio?”.

Risposta: “Io ho consegnato una denuncia basata sulle dichiarazioni, nomi e fatti che ci hanno dato le bambine, non posso accusare direttamente nessuno perché io non sono stato testimone di  nessuno dei fatti, mi sono dedicato solamente ad informare il Ministero Pubblico perché attuasse sui fatti.”

Domanda: “Con quali intenzioni lei voleva andarsene dal paese sabendo che su di lei pesava un ordine di divieto di uscita?”

Risposta: “Perché nella mio giudizio interno credo che sia stata commessa un’ingiustizia, non so nemmeno le leggi vigenti, non sono un legale, non sono mai stato coinvolto in nessun momento della mia vita e mi sento libero”.

Domanda: “Qual’é il nome di sua moglie?”

Risposta: “Margarita Gardin De González”.

Domanda: “Lei potrebbe dire a sua moglie che a noi interessa interrogarla?”

Risposta: “Non c’é nessun problema, perché mia moglie venga al paese per essere interrogata, ma in questo momento lei non puó camminare.”

Domanda: “Quali sono i responsabili di queste violenze?”

Risposta: “Non lo so, sono solo un interlocutore di queste bambine, quello di cui sono sicuro é che sono state violentate”.

Domanda: “Peró lei crede che ci sia stato una trascuratezza vostra o degli incaricati della Casa?”.

Risposta: “No, so solo che mi hanno ingannato i miei impiegati, tra loro Joel, Yoly, Ludy e Leticia.

Domanda: “Qual’é la ragione per la quale le bambine, nell’interrogatorio che gli é stato fatto dalla Procura Generale della Repubblica, hanno menzionato il direttore di questo centro come una delle persone che hanno partecipato nelle violenze?”.

Risposta: “Nella nostra denuncia noi menzioniamo, nonostante la vergogna che ho sentito verso la mia famiglia e la societá, che le bambine ci hanno detto che anche noi siamo stati violentati sessualmente, incoscienti e drogati, ossia che ci hanno portati via addormentati.”

Domanda: “Per quale ragione é venuto in un paese come il nostro e si é collocato nel paesino di Yuma a contribuire o edificare la Casa San Francisco Javier?”

Risposta: “Per me sono cose di Dio.”

Terza parte:

Interrogatorio a Alejandro Del Rosario Divison

D.“Perché le bambine e Rigoberto dicono che lei partecipava in questi atti (violenze e torture)?”.

R.“Non lo so, dato che loro dicono che portavano anche noi addormentati a questi riti satanici.”

D. “Quale crede che sia il motivo che induce la bambina (…) a mencionare lei e sua moglie?”.

R. “All’inizio di settembre del 2003 noi abbiamo consegnato al Pubblico Ministero le informazioni che noi avevamo a nostra disposizione e abbiamo detto alle autoritá che ci aiutassero in questa situazione.”

Quarta parte:

Interrogatorio al sacerdote Cirilo Antonio Núñez

D. “Quali erano le sue relazioni d’amicizia con il padre Betances in Yuma?”

R. “Non ho mai avuto relazioni con lui lá.”

D. “Perché il diacono Rigoberto la menciona in questo fatto, il padre Betances e il padre Antonio?”

R. “Non intendo per quale ragione”.

D. “Le bambine negli interrogatori dicono che lei partecipa negli atti sessuali”

R. “Non ho coscienza di questo”.

D. “Qual’era il padre che andava al centro con una pistola?”.

R. “Non ho evidenza di questo”.

D. Lei non ha ascoltato se il diacono Rigoberto participava in questi abusi?”.

R. “No, non ho evidenza di questo”.

D. “Lei é cosciente del fatto che sono stati perpetrati abusi sessuali nella Casa San Francisco Javier?”.

R. “Sí, dovuto al fatto che portavano i certificati medici, ma non si sa se queste bambine sono arrivate al centro giá abusate”.

Quinta parte:

Interrogatorio al padre Ramón Antonio Betances De Jesús

D. “Quanti giorni visitava il centro dei bambini?”.

R. “Io sono stato lí molte poche volte. Non ho mai ufficiato una messa lí”.

P. “Il diacono Rigoberto González menziona il padre Cirilo, il padre Antonio e il ex padre Ramón Betances, é certo che voi avete partecipato negli abusi delle bambine?”

R. “Saremmo incapaci di partecipare in qualcosa cosí”.

Sesta parte:

Interrogatorio a Rosa Elena Mota

D. “Anche lei é stata abusata?”

R. “Le bambine dicono questo, ma io non lo so.”

D. “Per lei i responsabili di questi fatti stanno in carcere?”.

http://acento.com.do/news/85819/56/Violaciones-y-orgias-contra-ninas-de-albergue-catolico-10-anos-de-impunidad.html
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Agli organi di informazione – Rete L’ABUSO prende le distanze da ECA Global

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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