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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » il-punto-della-rete-labuso » Il genocidio dei nativi canadesi. Kevin Annet per Rete L’ABUSO – VIDEO (ITA)

Il genocidio dei nativi canadesi. Kevin Annet per Rete L’ABUSO – VIDEO (ITA)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Maggio 2013
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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*Chiusi a forza nelle scuole cristiane. Abusati. Uccisi. è la sorte toccata agli aborigeni dello Stato. Ora il governo riconosce il genocidio. E risarcisce* Per ogni anno passato nella scuola ognuno riceverà 13 mila dollari per la perdita della lingua, della cultura e della vita di famiglia. Chi dichiarerà di avere subito violenze sessuali, fisiche e psicologiche dovrà affrontare un processo supplementare e potrà ricevere fra i 5 mila e i 275 mila dollari in più.

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A questo risarcimento avranno diritto gli allievi delle scuole residenziali cristiane di Stato del Canada, nelle quali, a partire dal Federal Indian Act del 1874 che le ha istituite, oltre 150 mila bambini indiani sono stati rinchiusi d’autorità per ‘venire civilizzati’ dopo essere stati strappati alle famiglie. Il fine era quello di “uccidere l’indiano che è dentro l’indiano”.

Non meno di 50 mila di quei bambini sono stati uccisi per davvero, torturati e abusati dal personale insegnante o dai religiosi, preti e suore, che li ‘accudivano’ e di cui hanno anche fatto sparire i cadaveri. La legge del 1874 definiva gli indiani, cioè gli aborigeni, “individui selvaggi, privi della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo religioso”, definizione che ha permesso l’incredibile strage degli innocenti durata fino al 1997.

Da quell’anno il governo canadese ha chiuso le scuole. è iniziata una trattativa con l’Atlantic Policy Congress of First Nation Chiefs (Apc) che si è conclusa ora con l’accordo per un risarcimento di 1,9 miliardi di dollari ai circa 80 mila superstiti rinchiusi in quei lager di Stato dal 1920 al 1997. Il primo ministro Stephen Harper in Parlamento ha chiesto ufficialmente perdono, stando in piedi, al delegato dell’Apc, rimasto seduto, Phil Fontaine: nome francese, ma inequivocabile copricapo di piume.

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Nel suo discorso Harper ha tra l’altro detto: “è stato un errore separare i bambini da culture ricche e vibranti. Ciò ha creato un vuoto in molte vite e in tante comunità. Chiediamo perdono”. “La vostra domanda di perdono è accolta”, ha risposto Fontaine. “Il risarcimento ammette una verità che è più profonda dei soldi”, ha commentato Paul Viola, un altro rappresentante dell’Apc: “Nelle scuole cristiane si veniva chiusi in tenera età, così da non conoscere i propri genitori, e si imparava solo la violenza fisica e gli abusi sessuali”.

Il 62enne Paul Fredda, ‘uomo della medicina’ della tribù Passamaquoddy, ha potuto raccontare di quando lui e suo fratello furono deportati nella scuola di Shubenacadie, dove con altri bambini vennero abusati sessualmente da preti cattolici e dove hanno assistito, tra l’altro, all’agonia di un bambino picchiato, legato a un albero per due notti e lasciato morire. E’ stata l’Apc a prendere a suo tempo con altri gruppi l’iniziativa di citare in tribunale il governo canadese e le chiese anglicana, battista, metodista, presbiteriana, cattolica e unitaria canadese, le chiese cioè che hanno gestito il centinaio di mattatoi per bambini chiamati scuole residenziali perchè gli ‘scolari’ erano costretti risiedervi. Il governo ha dovuto così istituire l’ente investigativo pubblico chiamato Commissione per la verità del genocidio in Canada, che a sua volta ha proseguito i lavori di altri due tribunali, la Commissione d’inchiesta sui crimini contro il popolo aborigeno e il Tribunale sulle scuole residenziali canadesi.

Ne è uscita una galleria di orrori con 15 tipi di violenze fisiche compresa l’inoculazione di virus e bacilli di malattie mortali. Il segretario della prima Commissione, reverendo Kevin Annet, non ha esitato a parlare di “crimini contro l’umanità” e a scrivere nella relazione finale: “A differenza del popolo tedesco dopo la Seconda guerra mondiale, noi canadesi dobbiamo ancora venire a conoscenza e fare ammenda del genocidio che abbiamo perpetrato contro le popolazioni da noi sottomesse: uomini, donne e bambini indigeni deliberatamente sterminati dal nostro Stato e dalla nostra Chiesa convinti della propria supremazia razziale”.

dall’Espresso – Di Giuseppe Nicotri

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.