Buenos Aires (Argentina), 19 mar. (LaPresse/AP) – Il gruppo statunitense ‘Bishop accountability’, che si occupa di monitorare gli abusi sessuali commessi da sacerdoti, ha chiesto a papa Francesco di scusarsi per quella che definisce la protezione fornita dalla Chiesa argentina a due preti accusati di pedofilia. Le accuse riguardano l’atteggiamento dell’allora cardinale Bergoglio, ai tempi arcivescovo di Buenos Aires, in relazione al caso di due sacerdoti: si tratta di padre Julio Cesar Grassi, che guidava la fondazione ‘Happy children’ e venne condannato per pedofilia nel 2008, e di padre Napoleon Sasso, condannato nel 2007 per avere abusato di alcune bambine a una mensa per poveri, posto a cui era stato assegnato dopo avere già avuto problemi di pedofilia nella provincia di San Juan. L’allora cardinale Jorge Bergoglio non è stato coinvolto direttamente in nessuno scandalo di abusi sessuali e in nessun insabbiamento, ma l’avvocato delle vittime Ernesto Moreau denuncia ad Associated Press che Bergoglio non avrebbe rimosso i sacerdoti e si sarebbe rifiutato di incontrare le vittime. Secondo Moreau, inoltre, Bergoglio avrebbe anzi finanziato con i soldi della Chiesa un rapporto a sostegno di Grassi, il quale è ora libero in seguito al processo d’appello. Prima della sentenza, Grassi ringraziò Bergoglio per “non averlo mai abbandonato”.
Secondo l’avvocato delle vittime dei due sacerdoti, “Bergoglio è stato l’uomo più potente della Chiesa d’Argentina dall’inizio di questo secolo” e “la leadership della Chiesa non ha mai fatto niente per rimuovere queste persone dal loro posto e non è stato neanche fatto nulla per alleviare il dolore delle vittime”. La co-direttrice di Bishop accountability, Anne Doyle, parlando con Associated Press ha chiesto che papa Francesco si scusi e identifichi pubblicamente i preti che sono stati “credibilmente accusati”. Per mandare un messaggio di tolleranza zero, secondo Doyle, papa Francesco dovrebbe fare le seguenti cose: chiedere all’arcidiocesi di Buenos Aires di pubblicare i documenti completi relativi ai due preti accusati, identificare pubblicamente ogni sacerdote a carico del quale ci siano “accuse credibili”, appoggiare pubblicamente l’obbligo per i funzionari della Chiesa di denunciare alle autorità ogni caso di sospetti abusi sessuali, ammettere di avere sbagliato a difendere i due preti, chiedere scusa alle vittime di Grassi e Sasso e infine offrirsi di incontrare le vittime adesso.
Per la co-direttrice Bishop accountability, l’episodio dei due sacerdoti dimostra che Bergoglio non era al passo con la lotta della Chiesa contro la pedofilia, cominciata nel 2002 dopo che migliaia di casi vennero denunciati negli Stati Uniti e nel resto del mondo. “Il fatto che Bergoglio lo abbia fatto appena cinque anni fa, mentre i vescovi in altri Paesi incontravano le vittime di pedofilia e applicavano regole dure, lo colloca di certo indietro rispetto ad altre figure americane”, dice Doyle ad AP. Doyle ha ricordato che a mettere in luce la vicenda, mentre tutto il mondo guardava la cerimonia di avvio del pontificato di papa Francesco, è stato il Washington Post. “Le vittime di questi due preti sono i veri figli di Dio dei quali ha parlato nell’omelia di oggi”, ha Anne Doyle. “Loro sono i più vulnerabili tra i poveri. Speriamo che Francesco considererà questa una priorità, tenderà le braccia alle vittime e correggerà la sua terribile indifferenza dimostrata quando era arcivescovo”, ha concluso.
Pubblicato il 19 marzo 2013
www.lapresse.it/cronaca/papa-da-att…entina-1.302175
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