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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi sessuali in comunità, tutte le accuse della procura a don Lucio Gatti

Abusi sessuali in comunità, tutte le accuse della procura a don Lucio Gatti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Marzo 2013
in Umbria
Reading Time: 3 mins read
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«Pugni con le lamette tra le dita, psicofarmaci somministrati senza prescrizione medica». Il sacerdote si è sempre detto innocente. Indagati insieme a lui anche Agostino Cruciani.

di Francesca Marruco

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Sette capi d’imputazioni con altrettante accuse pesanti come macigni. Accuse infamanti per un uomo che diceva di voler aiutare gli ultimi e che per loro sembrava spendersi senza riserve. Accuse che la procura della Repubblica di Perugia ritiene fondate, anche e soprattutto, dopo aver ascoltato in sede di incidente probatorio i ragazzi che dicono di essere stati molestati sessualmente da don Lucio Gatti.

Sette episodi Tre pagine di avviso di conclusione delle indagini  in cui il pubblico ministero Massimo Casucci ricostruisce episodio per episodio tutto quello che viene contestato al sacerdote, ora sospeso per cinque anni dal sacerdozio dopo un’inchiesta interna della Curia in cui contenuti e le cui conclusioni, salvo la decisione della sospensione a termine, sono rimasti segreti. Ci sono cinque episodi di molestie sessuali e due in cui a don Gatti viene contestato il reato di abuso di mezzi di correzione.

Abuso di mezzo di correzione In particolare, secondo quanto ricostruito dall’accusa, «in concorso con altre persone da identificare» Don Lucio Gatti, «in qualità di direttore della Caritas diocesana e come tale responsabile della comunità di San Fatucchio, abusava di mezzi di correzione in danno di omissis  limitando gli alimenti al di fuori delle ore dei pasti fino a provocare conati di vomito, somministrando anche psicofarmaci senza prescrizione medica, utilizzando metodi violenti quali pugni ai reni, sulle spalle e allo stomaco, anche con l’uso di una lametta tra le dita, cagionando così ferite da taglio, non refertate, utilizzando anche pressioni psicologiche e anche utilizzando in una occasione una forbice infuocata per cancellare parzialmente un tatuaggio su un braccio, consistente nella lettera S, l’iniziale del nome della moglie, tenendo gli ospiti in stato di promiscuità tali da creare problemi di salute, omettendo di soccorrerlo o di farlo soccorrere in occasione di una sua caduta dal trattore che conduceva nello svolgimento di attività lavorativa all’interno della comunità».

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Il ricatto Inoltre, dopo aver molestato quell’ospite della sua comunità, sempre secondo il capo d’imputazione, «dinanzi alla richiesta di abbandonare la comunità gli toglieva i documenti, lo denigrava e lo minacciava, paventando una denuncia nei suoi confronti per spaccio di stupefacenti, così sarebbe dovuto restare in comunità per tre anni. Usava inoltre violenza nei suoi confronti prendendolo a schiaffi».

L’abuso Ma il fatto peggiore per questo giovane e fragile ragazzo che in don Lucio aveva visto una guida e un aiuto, sarebbe avvenuto il 27 dicembre del 2010, nella casa di Cenerente del sacerdote. Il diretto interessato lo aveva già raccontato alla trasmissione ‘Le Iene’ e in un’intervista a  Umbria24: adesso il pm Casucci lo riassume nero su bianco in un foglio che vuol dire molte cose, prima fra tutte, la vicina richiesta di rinvio a giudizio per un sacerdote che a Perugia godeva di una fama e di una stima senza eguali.

La ricostruzione Quella notte la magistratura perugina  la racconta così: «conduceva omissispresso la sua abitazione di Cenerente per dei lavori che avrebbe dovuto effettuare il mattino seguente, costringendolo a passare la notte nel suo letto, facendolo rimanere in indumenti intimi e lo costringeva con violenza e con la minaccia implicita delle conseguenze di un suo rifiuto a subire atti sessuali. In particolare, dopo essere entrati nel letto, strisciava la sua gamba sulle di lui parti intime, appoggiando un ginocchio sul pene, per poi abbracciarlo, mettendosi sopra di lui baciandolo ed insalivandolo. Dinanzi alla richiesta di fermarsi continuava a toccarlo, prendendogli la mano e portandola verso il suo pene. Dopo che omissis gli aveva spostato la mano per far capire che non intendeva andare oltre si inaspriva e gli diceva, ‘tu non sai quanto ti voglio bene’ cominciando a ritoccarlo tra le gambe e sul pene, contemporaneamente masturbandosi fino a raggiungere l’eiaculazione».

Cinque accusatori e due indagati Di ragazzi che dicono di aver subito le stesse cose, con qualche variante, ce ne sono altri quattro. Due nigeriani, un romeno e un altro italiano. Alcuni finiti nelle comunità di don Gatti come misura cautelare sostitutiva e altri perché clandestini. Uno di loro, ospite della comunità di Massa Martana, secondo l’accusa venne molestato anche  da Agostino Cruciani, il responsabile di quella comunità. Entrambi gli indagati, don Lucio Gatti difeso dall’avvocato Nicola Di Mario e Agostino Cruciano dagli avvocati Alessia Riommi e Dario Epifani, si sono sempre dichiarati innocenti. Adesso però, dopo un anno e mezzo da quando questa storia venne a galla dovranno risponderne davanti a un giudice.

http://www.umbria24.it/abusi-sessuali-in-comunita-tutte-le-accuse-della-procura-a-don-lucio-gatti/155951.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.