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Home Il punto della Rete L'ABUSO

Lettera aperta al Vescovo di Cremona

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
14 Maggio 2012
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lombardia, Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 3 mins read
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Egregio monsignore,
le scrivo dopo essermi confrontato con le altre vittime savonesi, alla luce del provvedimento emesso dal tribunale, ma anche delle sue dichiarazioni a mezzo stampa, che sinceramente abbiamo poco gradito e nelle quali non appare alcun rammarico per ciò che ha permesso accadesse. Noto che non ha sprecato molte parole nemmeno nei confronti di noi vittime, si definisce “dispiaciuto”, ne parla quasi come se lei fosse estraneo ai fatti, come se tutto quello che è accaduto a Savona quando lei era vescovo, fosse tutto cosi normale.

Sembra quasi voglia ignorare anche ciò che il giudice mette nero su bianco nelle 6 pagine di provvedimento. Sull’esito delle indagini scrive “alla luce di tutti gli elementi non vi è dubbio che il LAFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO” continua dicendo “si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà famigliari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”.

Nella nota conclusiva il giudice chiude dicendo “Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta –è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli.Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

Doveroso ricordare che erano due le comunità lager che lei lascio aprire a due persone le cui devianze erano ben note dai vertici del clero, di Giraudo la chiesa savonese ne era già al corrente dal 1980, 10 anni prima che lei venisse a Savona. Leggere ora “premesso che nessun processo e stato aperto ne celebrato” affermando ancora che “non e nostro intendimento discutere fatti e circostanze mai affrontati in un tribunale” suona molto ipocrita monsignore. Sembra non rendersi conto che anche a Cremona sono affidati sotto la sua tutela i minori, di tutte le parrocchie della Diocesi, minori di cui è responsabile, non solo moralmente e spiritualmente. Il fatto che esponga in modo così disonesto quello di cui si è reso complice  non fa presagire che il suo modo di fare sia cambiato, affronta la situazione quasi come se fosse la vicenda savonese ad infastidirla, vittime comprese, ponendosi da un pulpito di superiorità e dimostrando la più totale assenza di senso di responsabilità, che invece sarebbe normale avere.

Dal 2008 ho personalmente e più volte cercato di contattarla, ma non ha mai risposto, persino il suo “dispiacere” sembra apparire per pura forma nel comunicato della Diocesi. A Savona non solo le vittime la accusano di aver saputo e di avere volontariamente taciuto e coperto le perversioni dei due sacerdoti, oltre allo stesso GIRAUDO, altri tre sacerdoti savonesi, Rebagliati, Bof e Lupino, anche la magistratura è di questa opinione. Se devo essere onesto, trovo gravi ed irriverenti anche le sue dichiarazioni nei confronti della magistratura savonese, sostiene di non aver potuto difendersi, di non aver potuto partecipare al contraddittorio, sembra quasi accusare la procura di una disparità di trattamento a suo danno.

Non si pianga addosso monsignore, lei ha rinunciato volontariamente ad un suo diritto, non si è neppure presentato in aula, nessuno le ha impedito di difendersi. Sono certo che il suo avvocato l’avrà informata del fatto che lei in qualità di imputato avrebbe potuto chiedere, direttamente o tramite lui, al giudice di procedere in giudizio. E’ una prassi comunemente adottata quando l’imputato e innocente e vuole giungere ad una piena assoluzione. Le resta ancora la possibilità di rivolgersi ad un tribunale ecclesiastico, sottoponendo il suo caso, un gesto dovuto a nostro avviso, in quanto lei riveste oltre alla carica e alle responsabilità di Vescovo anche una funzione nella CEI.

Riteniamo a fronte delle sue dichiarazioni ci siano dovute delle scuse ufficiali e una ormai palese ammissione di responsabilità in quello che ha permesso accadesse a Savona.  Un gesto doveroso anche nei confronti di chi affida alla chiesa i propri figli e la loro educazione morale, oltre che alla prima e più importante cosa, la loro incolumità.

Cordialmente

Francesco Zanardi
Rete L’ABUSO

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Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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PRECISAZIONE

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.  

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso