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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » sicilia » La famiglia della vittima non ci sta e minaccia querela

La famiglia della vittima non ci sta e minaccia querela

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Aprile 2012
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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Don Chiarenza per difendersi attacca, ponendo diversi dubbi, e la famiglia del Preside Pulvirenti valuta una denuncia querela per le affermazioni dell’avvocato del prelato. “Rispetto naturalmente il ruolo della difesa di Don Carlo Chiarenza, delle cui eventuali responsabilità risponderà alla magistratura italiana e, forse, a quella vaticana – si legge in una nota del presidente de “La Caramella Buona”, Roberto Mirabile – ma i contenuti della conferenza non mi sorprendono, nel senso che mi aspettavo il nulla e così è stato: in altri casi affrontati e soprattutto nel caso di Don Ruggero Conti, il sacerdote che a Roma con l’avvocato Nino Marazzita, nostro presidente onorario, abbiamo fatto condannare l’anno scorso a oltre quindici anni di carcere più pene accessorie, la strategia difensiva era praticamente la stessa: arrampicandosi sugli specchi, i difensori non possono fare altro che cercare di screditare la vittima, il suo contesto famigliare; la difesa vuole screditare ma non smentisce i fatti”.

“Malgrado quindi la prassi si ripeta – continua Mirabile – non possiamo sorvolare sulla discutibilissima tattica utilizzata: far passare Teo Pulvirenti come una persona inattendibile, addirittura mentalmente instabile, problematico e con l’aggravante della sessualità omosessuale, come se questa fosse elemento di poca credibilità”.

“I dieci silenzi del dottor Pulvirenti, come biblicamente scrive la difesa, sono campati in aria: Pulvirenti non nasconde nulla e non tace, come ha dimostrato ampiamente. Inutile provare in modo meschino a capovolgere i ruoli. Questa operazione, come detto già affrontata ampiamente da La Caramella Buona in altri processi, non potrà assolutamente funzionare e la magistratura lo potrà serenamente dimostrare”.

“Non esistono ‘veri motivi’ dell’allontanamento di Pulvirenti dalla Comunità, se non la tattica del sacerdote di togliere gli incarichi ai ragazzi della parrocchia quando scomodi: si vuole forse additare la cittadinanza di Acireale come omofoba? Il ruolo del padre Preside Pulvirenti – prosegue – non fa altro che dimostrare la buona fede della famiglia nel rispetto della Chiesa e ricordiamo che Teo ha pienamente informato i genitori solo recentemente di quanto realmente accaduto; questo è del tutto normale per una vittima di abuso sessuale e psicologico”.

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“Inconsistente affermare che a Cassone e in Parrocchia ci fossero “sempre” altre persone: e quindi? Si vorrebbe dimostrare che il sacerdote non poteva mai e poi mai rimanere isolata dalla vista di altri ? Anche questa difesa è totalmente fragile. Tacere sul Centro di Ascolto ovvero Telefono Amico? Questa sarebbe una prova della totale infondatezza delle accuse che Teo muove al sacerdote? L’estraneità ai fatti del sacerdote si dimostrerebbe con l’aver fondato il (discusso) Telefono Amico? Piuttosto ridicola come cosa”.

“Screzi e cartoline – ancora – non modificano alcuna sostanza delle accuse mosse dal dottor Pulvirenti al sacerdote Don Carlo Chiarenza e la magistratura potrà dimostrarlo serenamente; inutile continuare a dire che Pulvirenti ha strumentalizzato e addirittura manomesso la registrazione con Chiarenza e Urso: se ne occuperà la magistratura”.

“Mi dispiace, e voglio dirlo, che la difesa di Don Chiarenza abbia minacciato Pulvirenti di querela per ‘gravissima calunnia’, anche perché con questo potrebbe intimorire altre presunte vittime che, in parte, già si sono rivolte a La Caramella Buona Onlus e soprattutto, come corretto e giusto, alla Polizia delle Comunicazioni di Catania quindi al Pubblico Ministero Dott.ssa Marisa Scavo. Ma se non è Don Carlo Chiarenza a volere la denuncia contro Pulvirenti per calunnia, di chi sarebbe l’iniziativa, dell’avvocato difensore in persona ? Il Preside Pulvirenti e la famiglia tutta ha contattato i legali de La Caramella Buona Onlus per verificare una denuncia querela per le gravi affermazioni dell’avvocato di Don Chiarenza. Nel massimo rispetto del ruolo e della professionalità della difesa di Don Carlo Chiarenza, posso affermare che il Dottor Teodoro Pulvirenti e La Caramella Buona Onlus sono certi che la verità, sollecitata peraltro da quattromila persone alla fiaccolata di Acireale, vincerà su ogni tentativo di screditare le vittime di un’orribile reato e riconfermiamo – conclude Mirabile – la massima collaborazione e fiducia nella Polizia e nella Magistratura”.

http://www.livesicilia.it/2012/04/05/la-famiglia-della-vittima-non-ci-sta-e-minaccia-querela/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.