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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Acireale, ricercatore accusa 20 anni dopo il prete pedofilo: “Vorrei aiutare le altre vittime”

Acireale, ricercatore accusa 20 anni dopo il prete pedofilo: “Vorrei aiutare le altre vittime”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Marzo 2012
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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22 Marzo 2012 15:39

”Io ti inseguivo, e qui forse e’ stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioe’ io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma e’ stato una volta?”. ”Si… un paio di volte”. ”Io avevo solo il ricorso di una volta.. cosi’… non perche’ ci fosse un piano, ne’ perche’ io avessi desideri: c’e’ stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. e’ stato un modo di dirti che ti volevo bene”. ( IL VIDEO suhttp://ansa.it/web/notizie/videogallery/it…_155113417.html)

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E’ uno dei passaggi centrali di una conversazione tra un sacerdote e un uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso, una conversazione registrata all’insaputa del prete, fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa e soprattutto acquisita proprio oggi dalla polizia postale di Catania, che da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia. A denunciare l’intera vicenda, attivando cosi’ anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, e’ stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso e’ Teodoro Pulvirenti, nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza, all’ epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto e’ caduto in prescrizione per la giustizia italiana. ”Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali e’ ancora possibile intervenire: e’ soprattutto per loro che ho deciso di parlare, perche’ trovino il coraggio di farsi avanti”. ”Io credo in Dio – ha aggiunto – ma non posso piu’ credere nella Chiesa”.

”L’impegno della Chiesa contro la pedofilia lo valuto piu’ virtuale che concreto” e spesso ”si sperimenta la tattica dello scaricabarile”. Cosi’ Roberto Mirabile, presidente dell’associazione contro la pedofilia La Caramella Buona, giudica l’atteggiamento della Chiesa su questo fronte. L’occasione per esprimere questo parere e’ stata la conferenza stampa, organizzata oggi a Roma alla stampa estera, incentrata sul caso di Teodoro Pulvireti, oggi 37 anni, che ha pubblicamente accusato un religioso, don Carlo Chiarenza, di aver abusato di lui quand’era un ragazzo, ad Acireale. Oltre a una registrazione in cui il religioso si esprime con frasi che suonano come un’ammissione di colpa, sono state presentate le copie di una lettera e di una cartolina, firmate da don Carlo, inviate a suo tempo Pulvireti. In una si legge ”un bacio ‘mangereccio’ ciao”. Nell’altra si allude alla frequentazione di una ragazza da parte del giovane: ”Nonostante i tuoi furiosi e ripetuti tradimenti tedeschi ti voglio un mare di bene! Non lo fare piu’ potrei mangiarti tutto. Un bacio furioso”. Il presidente di Caramella Buona con una lettera datata 16 maggio 2011 ha inviato in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede una segnalazione per i presunti abusi sessuali di don Chiarenza, a cui Scicluna ha risposto l’8 giugno 2011, rimandando al vescovo competente. ”Ella – si legge nella lettera a Mirabile – potra’ trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo della predetta Diocesi” (di Acireale, ndr), mons. Pio Vittotio Vigo ”onde lo stesso possa dar luogo a un’indagine canonica e riferire, al termine della stessa” ”le proprie conclusioni in merito a questo Dicastero”. L’associazione riferisce anche di un caso che riguarderebbe un’animatrice parrocchiale, che ”nel 2000 circa denuncio’ con una lettera alla Curia di Acireale, a mons. Paolo Urso, attuale vescovo di Ragusa, gli atteggiamenti di don Chiarenza. Urso disse che aveva gia’ avuto altre voci del genere e che si sarebbe attivato, ma precisando che don Chiarenza era protetto dal cardinale Paolo Romeo, attuale arcivescovo di Palermo”. Quanto alla lettera della ragazza, sarebbe ”andata persa”.

http://www.siciliaedonna.it/news/905-acire…-altre-vittimeq

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.