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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » “Ho paura, il prete che mi ha violentato sa dove vivo”

“Ho paura, il prete che mi ha violentato sa dove vivo”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Giugno 2011
in World
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8 giugno 2011

Una vittima della pedofilia riceve le lettere dal sacerdote che l’aveva molestato

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Un ragazzo che ha subito abusi sessuali da parte di un prete, Jan Beguk, si rivolge con fiducia alla diocesi di Friburgo in Brisgovia per chiedere un risarcimento danni delle violenze subite. La diocesi dice di sì, ma dopo poche settimane il prete che aveva molestato Jan gli scrive per chiedere scusa, scatenando il terrore nella sua antica vittima, che ora ha paura di ritrovarselo davanti alla porta di casa.

PRETE PEDOFILO – Karl W. è stato a lungo sacerdote, ed ora vive in una casa di riposo. Nel 1990 la diocesi aveva cambiato la sua parrocchia di lavoro, perché aveva molestato un bambino. Dopo sei anni però il prete pedofilo aveva colpito ancora, e i suoi crimini sono stati scoperti. Otto minorenni, tra i quali cinque molto piccoli, sono stati violentati da Karl W., che è stato condannato per i suoi crimini, anche se non è andato a prigione. La diocesi di Friburgo ha deciso di mandarlo in pensione in anticipo, consigliandogli una terapia psicologica per sconfiggere i suoi impulsi pedofili. Nel dicembre del 2010, dopo che è esploso lo scandalo dei preti abusatori in Germania, la Diocesi decide di pubblicare le violenze di Karl W., offrendo aiuto alle vittime del sacerdote.

DANNI PERMANENTI – Jan Beguk, il nome di fantasia con il quale Die Zeit racconta questa storia, legge la notizia e decide di rivolgersi alla Diocesi. Da quando è stato violentato dal prete soffre di profondi disturbi psicologici. Per curarsi ha bisogno di una lunga terapia, e non sempre ha i soldi per poterla pagare. La sua psicoterapeuta, Anke Lufner, decide insieme al suo paziente di chiedere alla Diocesi di Friburgo di assistere finanziariamente il ciclo di cure. La Diocesi acconsente, ma qualcosa va storto.

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LETTERA DEL MOLESTATORE – Dopo che il conto del terapeuta è stato saldato per la prima volta dalla Diocesi, Jan Beguk riceve una lettera del prete che l’aveva molestato. Prima il sacerdote si era rivolto alla sua psicoterapeuta, poi non avendo trovato risposta si è rivolto direttamente alla sua antica vittima. Nella missiva il prete pedofilo si scusa per quanto ha fatto, dicendogli che non riesce più a dormire la notte per le sue colpe. Jan Beguk e la sua terapeuta sono sconvolti, perché ora il paziente vive nel terrore di ritrovare il suo carnefice davanti alla porta di casa. Alla Diocesi non danno risposte su quanto successo, mentre il Forum delle vittime della violenza sessuale incolpa il vescovo di Friburgo, che non ha mai fatto niente negli anni passati per denunciare le violenze dei sacerdoti e ora continua in una gestione poco trasparente della vicenda.
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.