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Chiesa e pedofilia, i peccati di Annozero

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Giugno 2010
in Libri
Reading Time: 5 mins read
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“Caro Santoro, la puntata sulla pedofilia clericale mi ha lasciato un’amarezza che non posso non comunicarle”. Per l’autrice di “Viaggio nel silenzio” – libro inchiesta sullo scandalo dei preti pedofili – il conduttore è sembrato “troppo intento a non pestare i piedi alla Chiesa”. E qui spiega perchè, dalla scelta degli ospiti a quella dei contenuti, la trasmissione è stata “un’occasione persa” per fare buona informazione.

di Vania Lucia Gaito

Gentile dott. Santoro,
le scrivo dopo che è trascorso un po’ di tempo dalla messa in onda della puntata sui “Peccati e reati” della Chiesa cattolica. Ho lasciato volutamente trascorrere qualche giorno per due motivi. Il primo, più ovvio, è che la mia indignazione era veramente al colmo. Il secondo, forse meno ovvio, era che non intendevo far strumentalizzare l’espressione del mio pensiero per altri fini, soprattutto nei confronti di una trasmissione che ha avuto così tanti meriti come quella da lei condotta.

E tuttavia la puntata sulla pedofilia clericale mi ha lasciato un’amarezza che non posso non comunicarle. La stessa amarezza provata, del resto, da molti suoi telespettatori, che si sarebbero aspettati ben altri argomenti, magari una maggiore attenzione alla situazione italiana. Perché, pur conoscendo la gravità della situazione in altri paesi, è bene, è giusto, è sacrosanto informare gli italiani di quanto è grave anche la situazione in casa nostra. La stessa Congregazione per la Dottrina della Fede ammette che in Italia ci sono un centinaio di sacerdoti attualmente indagati per abusi sessuali nei confronti di bambini. E, può esserne certo, sono dati sottostimati.

Troppo intento a non pestare i piedi alla Chiesa, nella puntata sullo scandalo dei preti pedofili lei ha prima di tutto ritenuto opportuno specificare che tutti i presenti erano cattolici. Insomma, un modo per far capire che, tutto sommato, si stavano lavando i panni sporchi in famiglia. Solo che la lavatrice di Annozero è piuttosto piccola, e bisogna scegliere quali panni lavarci. E avete optato per pochi fazzoletti, e per giunta alla presenza di lavandai pseudo-esperti attenti più all’integrità della macchina che non all’effettiva pulizia del bucato.

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In quest’ottica, quindi, sono stati invitati ospiti pronti a sfoderare, col suo beneplacito, le spade in difesa della Chiesa. Il giornalista Socci ha tenuto a disinformare sulle percentuali di pedofili fra i preti rispetto alla presenza di pedofili in altre confessioni religiose e in altri contesti. E Socci dall’alto di quale competenza in materia parla? Quella delle sagrestie e delle genuflessioni?

Parlare di percentuali è ridicolo, se si considera che in questi casi gli abusi che non arrivano ad essere denunciati sono talmente tanti che qualsiasi statistica risulta inficiata. Quale sarebbe il “campione rappresentativo”, cardine della statistica, su cui si basano i numeri snocciolati in trasmissione? Semplicemente non esistono, perché queste pseudo percentuali si basano solo sui casi denunciati, che sono una minima parte dei casi reali.

Tra l’altro, e lo dico per informazione sia sua che di Socci, solo negli ultimi anni i giornali nazionali hanno dato notizia di almeno 170 sacerdoti pedofili italiani. E sono pochi quelli che vengono alla ribalta delle cronache. Non solo lo so io, che ho fatto le ricerche del caso e ho reso pubblico il database su MicroMega, ma lo sa benissimo anche la redazione di Annozero, che mi ha contattato proprio per avere queste informazioni. E degli argomenti di cui si è parlato in quelle due ore trascorse al telefono con loro, non se n’è vista traccia in trasmissione. Per non scontentare Socci e chi per lui?

Senza contare che Socci ha ritenuto opportuno parlare della perseguitata Chiesa cattolica, guardandosi bene dal menzionare la Chiesa persecutrice, la responsabilità della chiesa nei genocidi di Rwanda, Canada, Argentina, il ruolo più che ambiguo di Pio XII nei confronti del fascismo e del nazismo, gli appoggi alle peggiori dittature, a partire da quelle di Spagna e Grecia, le crociate moderne contro omosessuali e “relativisti”.

Ho anche sentito Socci parlare dei bambini africani, malnutriti e malati, di cui solo la Chiesa, a detta sua, pare preoccuparsi. Strano che non si sia specificato che, a fronte del miliardo di euro l’anno che la Chiesa incamera solo dall’otto per mille, per quei bambini spende solo 85 milioni. La chiesa incassa 100, spende 20 (?) e fa pure la figura della santa! Perché non informare anche di questo il pubblico?

Lei si è premurato invece di dare voce alla Chiesa istituzionale, con l’invito al vescovo di Palestrina, che ha tenuto a sottolineare l’impegno di Ratzinger nei confronti della pedofilia clericale. Nessuno però ha specificato che, a smentire le parole del pontefice, ci sono fatti incontrovertibili: da un lato, in quei famosi viaggi negli Stati Uniti e in Australia, il papa ha preso posizione contro i sacerdoti pedofili, dall’altro, sempre in quei viaggi, si è accompagnato con vescovi e cardinali famosi per aver protetto e coperto gli stessi preti pedofili.

Inoltre, bastava ricordare che Ratzinger non ha mai espulso dalla Chiesa i vescovi che hanno abusato dei bambini o che hanno coperto i sacerdoti pedofili, crimine anche peggiore: in alcuni casi si è limitato ad accettarne le dimissioni. Non sarebbe stato opportuno sapere dove finiscono questi vescovi, una volta lasciata la loro carica? E perché non vengono ridotti allo stato laicale?

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In più, ho personalmente trovato urticante quel sorrisetto compiaciuto sulle labbra del prelato, nel vedere come i suoi colleghi sfuggissero ai giornalisti. Quel sorriso è un’espressione universale. E’ il ghigno del potere impunito.

Senza contare che la scelta di andare negli Stati Uniti a documentare alcuni casi americani fa sembrare che questa problematica riguardi ancora, per la maggior parte, i sacerdoti di oltre oceano. Evidentemente, non è opportuno informare gli italiani del fatto che in Italia, a casa nostra, sono accadute le stesse cose, e anche di peggio. Bastava raccontare l’epopea dell’Istituto Provolo per bambini sordi di Verona, dove gli abusi si sono perpetrati per decenni, nella stessa indifferenza che la Chiesa istituzionale ha dimostrato nei confronti della vicenda di Murphy.

Inoltre, come sempre, non ho sentito una sola parola che spiegasse cos’è, fisicamente, un abuso sessuale su un bambino, cosa accade al corpo di un bambino, che non è ancora un corpo adulto, né ho sentito chiedere come mai la Chiesa, che si dice tanto caritatevole, sia così concentrata a proteggere i propri beni piuttosto che a sostenere, anche economicamente, le vittime dei sacerdoti, che hanno bisogno di terapie e sostegno.

Ho sentito invece parlare di cure e riabilitazione dei preti pedofili. Mi permettano i soloni ospiti di Annozero: sono fesserie. I sexual offender non “guariscono”, e pedofili si resta per sempre. Glielo avrebbe saputo dire anche un qualunque studente di psicologia del terzo anno. Al massimo, in rarissimi casi, si può imparare a contenere la pulsione deviata, se si vive in un contesto in cui non ci sia esposizione a certi “stimoli”.

Inoltre, e non vorrei annoiarla oltre, ci si è ben guardati dallo spiegare che la genesi della pedofilia clericale è del tutto differente dalla genesi della pedofilia “comune”. Perché la pedofilia clericale nasce nei seminari minori, fomentata dalla cultura sessuofobica, quella che la Chiesa istituzionale non intende affatto “rivedere” o mettere in discussione, perché è il mezzo che utilizza per ingenerare il senso di colpa e governare, attraverso di esso, le coscienze dei fedeli e dei suoi stessi sacerdoti. Senza contare che proprio nei seminari si viene abusati da piccoli, imparando così ad abusare da grandi.

La politica che sta mettendo in atto la Chiesa è quella dell’ “anello debole”. Fino a che non è esploso lo scandalo, l’anello debole erano le vittime, e lo sono ancora. Quando le gerarchie ecclesiastiche sono state messe di fronte al problema e hanno dovuto dare risposte concrete, hanno sacrificato un altro anello debole, i sacerdoti pedofili. Guardandosi bene dall’ammettere le proprie responsabilità nella genesi di quella stessa pedofilia.
Ecco, la sua trasmissione è stata un’occasione perduta.

(4 giugno 2010)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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