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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Le Iene. Ex parroco denuncia: “violentato da un prete pedofilo”

Le Iene. Ex parroco denuncia: “violentato da un prete pedofilo”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Marzo 2010
in Piemonte
Reading Time: 3 mins read
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L’ntervista: www.youtube.com/watch?v=N6Pn-bE_q8A

www.monopoli.info/2010/03/le-iene-s…usato-da-prete/

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Le Iene Show, confessione shock di un ex parroco abusato da prete

Mercoledì 31 marzo 2010 alle ore 21.10 su Italia 1 nel nuovo appuntamento con “Le Iene Show”, le Iene raccolgono la sconvolgente confessione di Salvatore Domolo, 44 anni, primo prete nella storia della Chiesa Cattolica che ha chiesto e ottenuto di essere “sbattezzato” e che da bambino è stato vittima di pedofilia da parte di un religioso.

Salvatore, ex parroco della diocesi di Roma e prima ancora di quella di Novara, racconta di aver subito ripetuti abusi sessuali da parte di un prete durante la sua infanzia, dagli 8 agli 11 anni, quando faceva il chierichetto nella parrocchia vicino casa. Dopo avergli fatto bere dei liquori fatti in casa e con la scusa di rammendare suoi slip, il sacerdote abusava del ragazzo presso la propria abitazione. Salvatore, da allora, si chiude in un silenzio “paralizzante” e non riesce a parlarne con nessuno per anni. Racconta, inoltre, di non essere stato l’unico tra i chierichetti ad aver subito questo tipo di attenzioni.

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Per dimostrare a se stesso che si può essere preti diversi dal suo molestatore, a 11 anni decide di entrare in seminario a Novara; da allora il prete, ai tempi sessantenne, smette di abusare sessualmente di lui. A 14 anni racconta la sua terribile storia al suo padre spirituale in seminario, il quale, invece che denunciare l’accaduto, gli chiede di confessare gli abusi subiti come fossero peccati da lui commessi, tutto all’interno del sacramento della confessione, e poi lo invita a non raccontare il fatto a nessuno. Con il segreto di confessione infatti – spiega Salvatore – il padre spirituale del seminario poteva salvaguardare il religioso pedofilo non essendo autorizzato a parlarne più con nessuno. Il ragazzo continua, così, a convivere con il suo dramma interiore per svariati anni senza poterne parlare con nessuno.

A 19 anni, mentre è ancora in seminario, scopre, inoltre, di essere omosessuale e consuma il suo primo rapporto durante un pellegrinaggio a Lourdes. Da allora, afflitto da uno spaventoso senso di colpa, non ha più avuto rapporti. A 25 anni, dopo essere diventato prete nel 1990, non riesce più a vivere castamente il celibato e a trattenersi dal vivere liberamente la sua omosessualità. Nonostante sia divenuto un sacerdote, ricomincia ad avere rapporti omosessuali, sempre vissuti con grandi sensi di colpa e, poi, confessati al proprio padre spirituale. Alla presenza del proprio padre spirituale, inizia allora un percorso psicologico di analisi, in seguito al quale riemerge il trauma della violenza subita da bambino. Nonostante il padre spirituale gli consigli nuovamente di non parlarne a nessuno e affidare il proprio dramma e il proprio carnefice alla misericordia di Dio, Don Salvatore, per l’immenso senso di angoscia, di colpa e di tradimento che lo invade, decide di raccontare tutto al proprio Vescovo, che si prende del tempo per capire cosa fare. Passano mesi e allora nel 2005 don Salvatore decide di auto-sospendersi e di ritirarsi nella provincia di Milano come “prete operaio”.

Ad ottobre 2009, però, dato che la Chiesa non prende alcun provvedimento ufficiale e non lo sospende come sacerdote, don Salvatore chiede di essere “sbattezzato” (nello specifico che il proprio nome venga tolto dall’elenco dei battezzati presso la propria parrocchia).

Attualmente, Salvatore, racconta di “essere felice, di credere profondamente in Dio e di aver perdonato il prete gli ha fatto del male quando era bambino”, ma non riesce a fare lo stesso con la Chiesa, per il modo in cui ha gestito il suo caso di violenza sessuale quando era minorenne.

Quando gli viene chiesto in merito ai recenti scandali sui preti accusati di pedofilia, dichiara: “Io non mi meraviglio. Io dico solo che abbiamo scoperto la punta dell’iceberg” e aggiunge: “I crimini vanno denunciati all’autorità giudiziaria. La Chiesa giustamente deve condannare il gesto, ma condannarlo in modo definitivo. Senza se e senza ma.”

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Alla domanda su come la Chiesa può risolvere il problema della pedofilia al suo interno, ammette: “Se la Chiesa non ha il coraggio di ritornare al Vangelo, quindi ad una visione di servizio e non di controllo delle coscienze, i preti pedofili ci saranno per tutta la storia dell’uomo”.

Infine, ai preti pedofili dice: “Abbiate il coraggio di parlarne con qualcuno che non sia all’interno della Chiesa. Con uno psicologo cioè con persone che vi aiutino non a nascondere ma ad uscire allo scoperto”. E poi , aggiunge: “Un prete pedofilo assolutamente deve finire in galera, perché solo in quel modo il prete pedofilo si troverà con se stesso. Si troverà con una rieducazione fatta in modo serio”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.