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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Marzo 2010
in World
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MILANO – Nessuna attenuante per i sacerdoti che si macchiano del reato di pedofilia. Lo afferma con durezza monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore della Santa Sede all’Onu, mentre in Austria arrivano i primi provvedimenti. Tre preti del monastero di Kremsmuenster, nel distretto di Kirchdorf, sono stati sospesi dalle funzioni per presunti abusi sessuali e maltrattamenti – avvenuti negli anni ’80 – nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero. Uno dei tre, 75enne, ha ammesso gli abusi.

ALMENO CINQUE CASI – «Un completo chiarimento su questi casi è dovuto ai confratelli e al pubblico» ha detto l’abate di Kremsmuenster Ambros Ebhart, dichiarandosi pronto a lavorare insieme alla diocesi di Linz e alle autorità dell’Alta Austria per far luce su questi episodi. Il quotidiano Oberoesterreichischen Nachrichten ha pubblicato un articolo in cui un ex studente della scuola accusava i tre preti di abusi sessuali e maltrattamenti. Nel complesso, le vittime di queste violenze – che sarebbero avvenute tutte negli anni ’80 – sono almeno cinque. «Mi dispiace molto che persone nel nostro istituto abbiano fatto simili esperienze di violenza» ha proseguito l’abate, sottolineando che la commissione diocesana si interesserà di questi casi. E finché non verrà fatta piena luce, i tre preti chiamati in causa – tutti sopra i 75 anni – rimarranno sospesi dai loro uffici e dai loro compiti. L’abate ha quindi messo in guardia contro «condanne sommarie» ma non ha garantito che in futuro non possano emergere altri casi simili: su questo, ha detto, «non posso mettere la mano sul fuoco».

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«NON CI SONO SCUSE» – Intervenendo a un incontro annuale delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini, Tomasi ha spiegato che non ci possono essere scuse per i preti che si macchiano del «crimine odioso» di pedofilia e la protezione dei minori da queste aggressioni deve essere in cima alle priorità della Chiesa. In apertura del suo intervento, mons. Tomasi ha citato le parole di Benedetto XVI: «L’abuso sessuale sui minori è sempre un crimine odioso». «L’integrità fisica e psicologica dei minori viene violata con conseguenze distruttive – ha aggiunto il presule -. Gli studiosi hanno dimostrato che i bambini abusati reagiscono in modi differenti alla violenza sessuale e tra di loro si registrano maggiori probabilità di gravidanze adolescenziali, vagabondaggio, tossicodipendenza e alcolismo». «Non ci sono scuse per questo comportamento» ribadisce il presule, sottolineando che «la protezione dalle aggressioni sessuali rimane in cima alla lista delle priorità di tutte le istituzioni ecclesiastiche che lottano per porre fine a questo serio problema».

CELIBATO – Accanto alla condanna, si delinea da parte di alti esponenti vaticani la difesa del celibato dei sacerdoti dopo lo scandalo degli abusi in Germania e l’avvio di un’inchiesta da parte della conferenza dei vescovi tedeschi per far luce sulle accuse di violenze sessuali e maltrattamenti. E dopo le dichiarazioni del cardinale di Vienna Christoph Schoenborn (che ha poi rettificato la propria posizione), secondo cui il celibato è tra le cause del fenomeno. Il vescovo di Ratisbona (diocesi dove sono stati denunciati abusi nel periodo in cui il fratello del Papa era direttore del coro), Gerhard Mueller, ha definito tale teoria «una stupidaggine» e ha affermato che non c’è motivo di modificare l’istituzione. Ha però ricordato, a margine di un convegno teologico a Roma, che i sacerdoti che si macchiano di reati di pedofilia non possono continuare a svolgere il loro ruolo di rappresentanti di Cristo.

FRATELLO DEL PAPA – Mueller ha poi ribadito l’estraneità di Georg Ratzinger, il fratello di papa Benedetto XVI, rispetto all’unico caso accertato di abusi sessuali commesso più di 40 anni fa nella struttura del coro di voci bianche di cui il prelato è in seguito stato direttore. «Georg Ratzinger è assolutamente, temporalmente e realmente estraneo» ha detto Mueller a Roma, ricordando che «c’è stato un solo caso di abuso (nel 1958, ndr), sei anni prima del suo inizio come maestro del coro». Un secondo caso di cui hanno parlato i mezzi di informazione è solo relativo «a una persona» che pur avendo operato per otto mesi nella struttura «è stata condannata nel 1971 per atti compiuti non presso il duomo di Ratisbona, ma altrove».

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MARADIAGA – Anche il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas International e arcivescovo di Tegucigalpa, si schiera a favore del celibato: «Non capisco come possa darsi un rapporto perché gli abusi sessuali ci sono in tutte le categorie, anche in quelle non formate da celibi». Due giorni fa era stato il portavoce vaticano padre Lombardi a sottolineare che la pedofilia non esiste solo all’interno della Chiesa. «Quello che succede – ha aggiunto Maradiaga – è che i casi di abusi sessuali su minori perpetrati da non sacerdoti non sono pubblicizzati». Per evitare che queste vicende si ripetano, spiega, «dobbiamo soprattutto insistere nella formazione. E inoltre dobbiamo pensare che non si può giudicare la gente con i criteri del ventunesimo secolo, in altri tempi non si conosceva bene la psicologia umana e a volte gente che aveva indicazioni contrarie a seguire la vocazione intraprendeva la strada del sacerdozio». In difesa del celibato interviene anche il cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, secondo cui «è un dono dello Spirito Santo che chiede di essere compreso e vissuto con pienezza di senso e di gioia, nel rapporto totalizzante con il Signore».

SCHOENBRON – Il dibattito è nato appunto dalle controverse dichiarazioni del cardinale e arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn: interrogandosi sulle cause degli abusi rivelati a catena in Germania e in Austria, ritiene che derivino «sia dall’educazione dei preti che dalle conseguenze della rivoluzione sessuale del ’68, dal celibato nello sviluppo personale». Schoenbron invita dunque a «un cambiamento di visione» del celibato. Giovedì è arrivata poi una parziale rettifica: Erich Leitenberger, portavoce dell’arcidiocesi di Vienna, ha detto che Schoenborn «non ha messo in dubbio in alcun modo il celibato nella Chiesa cattolica di rito latino». Secondo l’agenzia di stampa cattolica Kathpress, nell’ultima edizione di «Thema Kirche», periodico dei collaboratori dell’arcidiocesi, Schoenborn aveva affermato che sugli abusi «deve esserci solo la via della verità ed è assolutamente necessario mettere al primo posto le vittime». Riprendendo le parole esatte dell’arcivescovo, l’agenzia di stampa precisa che il cardinale aveva auspicato un esame delle cause di abuso, tra cui: «La questione della formazione dei sacerdoti, così come la questione di quanto è accaduto con la “rivoluzione sessuale” della generazione del ’68. Ne fanno parte il tema del celibato, così come il tema dello sviluppo della personalità. E ci vuole anche una buona porzione di sincerità, nella Chiesa, ma anche nella società».

Redazione online
11 marzo 2010

http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_11/vaticano-casi-pedofilia-celibato-preti_73e6f598-2d0e-11df-a00c-00144f02aabe.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.