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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia, Francesco Zanardi attacca il Vescovo: “Sapeva della mia denuncia”

Pedofilia, Francesco Zanardi attacca il Vescovo: “Sapeva della mia denuncia”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Marzo 2010
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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Savona. Il vescovo della Diocesi di Savona-Noli, Monsignor Lupi, sapeva della denuncia di abusi sessuali e pedofilia mossa contro un sacerdote savonese. A rivelare questo dettaglio è la stessa persona dalla quale questa denuncia è partita, ovvero Francesco Zanardi. L’uomo da giorni, aveva ormai smesso di nascondersi ed era venuto allo scoperto dicendo che la denuncia nei confronti di un prete savonese, Nello Giraudo, era partita da lui, ma ora sembra voler “picchiare” ancora più duro.

Zanardi ha infatti, dalle pagine del suo profilo Facebook, pubblicato la copia integrale della lettera inviata a Monsignor Lupi, il 9 giugno del 2009, nella quale denuncia di aver subito abusi da parte del sacerdote al centro della bufera. Zanardi ha pubblicato la missiva con tanto di foto della ricevuta di ritorno della raccomandata a dimostrazione del fatto che quella richiesta di aiuto all’interno della Diocesi era arrivata.

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Ecco cosa scriveva a Monsignor Lupi: “Gentile Vescovo, le scrivo questa lettera allo scopo di denunciare formalmente Nello Giraudo, che come sa sia lei che il suo predecessore Domenico Calcagno è un pedofilo e io sono una delle tante vittime che questo mostro è riuscito a seminare in più di trenta anni per la Diocesi di Savona, la quale fino ad ora malgrado le molteplici denunce fatte da me e da diversi altri sacerdoti è rimasta a guardare diventando complice di questo povero sfortunato”.

“Ho affrontato sia con Lei che con Calcagno più volte questo argomento ma senza che nessuno intervenisse sia nei confronti di don Nello, tanto meno nei miei. Non è vero, nei miei si, perchè le mie denunce mi anno portato anzi che alla giustizia da parte della diocesi ad essere allontanato come lei sa bene, arrivando addirittura alla calunnia nei miei confronti tramite quelle famose foto, che a dire poco sono di dubbia provenienza” si legge ancora nella lettera.

“Vede Monsignore, dopo il comportamento che avete avuto comincio seriamente a dubitare nella buona fede di questa Chiesa, il Santo Padre predica tramite i media di denunciare i preti pedofili, io l’ho fatto ma non è accaduto nulla, comincio a dubitare nella coincidenza che Mons. Dante Lafranconi nel suo mandato a Savona abbia fatto aprire guarda caso ben due comunità per minori in difficoltà entrambe dirette da due pedofili, don Giorgio Barbacini condannato a tre anni e mezzo per pedofilia il 15 ottobre del 2004 e don Nello Giraudo non ancora condannato ma al momento semplicemente denunciato dal sottoscritto” scriveva ancora Zanardi.

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“Ma nessuno si è accorto di nulla? Non ci credo Monsignore. Comunque lasciamo stare Barbacini, quella oramai è fatta, cerchiamo di parlare e soprattutto di intervenire nei confronti di questo mostro che è ancora in circolazione, sia lei che Mons. Andrea Giusto avete avuto non solo da me la testimonianza che è pedofilo, ve lo ha testimoniato Don Rebagliati allora Parroco di Spotorno dove avvennero le violenze, dopo diventato Economo della Diocesi di Savona il quale tentò di dare a me un lavoro presso la Diocesi come accadde per altre vittime” proseguiva la denuncia.

“Abbiamo più volte, con tutte le mie buone intenzioni, cercato di affrontare a tavolino, sia con Lei che con Don Giusto questo vergognoso capitolo. Non dico di arrivare ad una conclusione, ma qui non c’è stato neppure un inizio Monsignore. Comunque tutti i fatti, le disavventure che mi riguardano le conosce bene, sono ampliamente documentate nelle varie lettere che le ho inviato e nei colloqui che abbiamo avuto. Le chiedo formalmente di mettere fine alle mostruosità di don Nell Giraudo e di impegnarsi nella veste di Vescovo a risarcire tutte le vittime fino ad ora conosciute, perché, come sa bene della mia storia e della realtà di tante altre come la mia, le vittime di un pedofilo vengono private dalla giovinezza di una parte di vita e subiscono un trauma che prima o poi nella vita uscirà come sta accadendo a me” aggiungeva Zanardi.

“Confido in lei come uomo e come Vescovo, e spero che come hanno fatto i suoi predecessori non si voglia rendere anche lei complice di un pedofilo come tutta la Diocesi si è resa complice da trenta anni ad ora. È l’ultima volta che cerco un dialogo con questa Diocesi, sono molto determinato nella mia decisione maturata dopo questo lungo menefreghismo e sono disposto ad arrivare a Roma” erano le ultime parole della denuncia.

Francesco Zanardi, che ha detto ormai di trovarsi in “guerra” ha anche annunciato che oggi partirà un duro attacco alla Diocesi e che tutto verrà denunciato alle più alte autorità ecclesiastiche. C’è da stare sicuri che questa triste storia non finisce qui ed è destinata a fare molto “rumore”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.