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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Preti pedofili: così la Chiesa Tedesca copriva i criminali

Preti pedofili: così la Chiesa Tedesca copriva i criminali

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Febbraio 2010
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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I capi della Chiesa tedesca avrebbero minimizzato quando non occultato numerosi gravi casi di abusi sessuali su minori: un’inchiesta di Die Spiegel

Il settimanale Die Spiegel esce questa settimana in Germania con un reportage dai contenuti accesi. Nel mirino di un inchiesta destinata a far parlare a lungo sono le responsabilità della Chiesa tedesca nei confronti di ripetuti casi di abusi sessuali da parte del clero.

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Da qualche tempo, negli alti palazzi dei vescovi e dei cardinali della Germania si respira un’aria pesante. Recenti rivelazioni rischiano di far saltare in aria un coperchio che per anni ha nascosto la tragica sofferenza di centinaia di vittime. Fino ad oggi la Curia Vaticana era riuscita a mettere il silenziatore alla potenziale polveriera.

Oggi il muro del silenzio sta per crollare in Germania. Tutto è iniziato quando il Canisius College di Berlino, istituzione gesuita delle élite tedesche, ha recentemente svelato un sordido passato. Investigazioni interne rese pubbliche dagli amministratori dell’istituto hanno messo in luce una tragica verità sepolta: negli anni 70 e 80 numerosi membri della scuola furono oggetto di abusi sessuali. Da allora, dal giorno della rivelazione pubblica si fanno avanti su base quotidiana vittime di preti molestatori. Al 12 febbraio già 40 ex studenti avevano pubblicamente accusato tre preti gesuiti di molestie. Questi avrebbero agito indisturbati per anni prima a Berlino, poi alla St. Ansgar School ad Amburgo, al St. Blasien College e in diverse parrocchie della Bassa Sassonia.

Eppure investigazioni interne in quegli anni furono fatte. Ma nessuna fu mai resa pubblica. E soprattutto la Curia romana e i capi della Chiesa tedesca, in dispregio delle coraggiose e sofferte testimonianze delle vittime, preferirono sempre mettere la sordina allo scandalo, piuttosto che pensare ai perseguitati e a prevenire nuovi crimini. Per lunghi decenni di fronti a casi conclamati di abusi i vescovi si limitarono a ripetere lo scaduto e tradizionale ritornello dei « casi isolati », dei « mariuoli ». Mai una vera condanna. Tutt’al più un prete trasferito di Diocesi, senza nemmeno che la nuova parrocchia fosse messa a conoscenza del profilo del soggetto per mettere al riparo i giovani da nuovi eventuali abusi.

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Uno di questi, Padre R., un professore di religione corpulento, dal look giovanile e dai modi gioviali. Padre R. oggi è, a differenza di altri, ancora in vita e nega tutti i capi d’accusa. Negli anni in cui insegnava al Canisius College coltivava di sé l’immagine di un prete moderno, che capiva le giovane generazioni. Ma già allora circolavano voci sulle sue malefatte. Il pullmino Volkswagen che guidava per portare i ragazzi portava sulla targa le lettere SJ, «Societas Jesu», ma per gli studenti le lettere stavano sarcasticamente per «Seine Jungs» («i suoi ragazzi»).

I ragazzi di Padre R. erano frequentemente soggetti a «chiacchierate personali». Le sessioni, obbligatorie, dei colloqui avevano luogo in una cantina, che assunse poi il nomignolo di «cantina della masturbazione». «Dovevo togliermi i pantaloni e distendermi sul letto – dice un ex studente – Voleva guardarmi mentre mi masturbavo e toccarmi mentre lo facevo. »

La storia di Padre R., nella sua tragica crudeltà, è solo la punta di un iceberg, un esempio meno truce e violento di tanti altri che raccontano l’infanzia rubata in Germania da preti pedofili, violenti, sadici. Di simile, nel caso del prete gioviale e degli altri simili a lui, c’è sempre la fine. Una fine di impunità.

Il Padre R. fu allontanato dalla scuola quando una delle vittime ebbe il coraggio di denunciare gli abusi. Allontanarlo significò in sostanza dargli una sistemazione lontana, una diversa città, nuovi fedeli. Per la gente curiosa che si chiedeva a cosa fosse dovuto il trasferimento del prete giovane la risposta era immediata: « illeciti finanziari». Al prete veniva allora interdetta la gestione della finanza. Ma a nessuno veniva in mente di impedirgli la frequentazione dei bambini. Il tragico emblema di una Chiesa più attenta alla propria immagine e ai propri soldi che alla riparazione dei torti perpetrati dai suoi pastori.

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/preti-pedofili-cosi-la-chiesa-tedesca-copriva-i-criminali-245402/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.