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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Violentata da preti. Il vescovo: “Vai all’inferno puttana”

Violentata da preti. Il vescovo: “Vai all’inferno puttana”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Agosto 2009
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Reading Time: 4 mins read
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Melbourne, l’arcivescovo Cattolico Denis Hart ha detto «vai all’inferno, puttana» a una donna che era stata violentata da un prete, condotta dichiarata terrificante da un magistrato di Victoria. L’arcivescovo Hart si è in seguito scusato con la donna davanti alla Corte di Melbourne per ciò che il magistrato Anne Goldsborough ha definito come un «terrificante abuso verbale.»

Ma la scorsa notte, l’arcivescovo Hart ha ripetutamente affermato che «non ricorda» i suoi commenti o il rimprovero del magistrato, avvenuti a metà del 2004. «Sono passati tanti anni, non ricordo di preciso,» ha detto durante un’intervista al quotidiano The Age.

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Quando gli è stato fatto presente che avrebbe dovuto certamente ricordare in quanto è stato oggetto di dibattito per la corte, ha ripetuto nuovamente: «non ricordo.»

I documenti della corte confermano lo sfogo dell’arcivescovo dopo aver ottenuto un’ingiunzione contro la donna, che lo aveva perseguitato dopo essere stata violentata dal sacerdote Barry Whelan nel 2001.

Il magistrato ha detto che l’arcivescovo Hart, «su tutte le furie,» ha detto alla donna «vai all’inferno, puttana» quando ha bussato alla sua porta all’1 e 20 del mattino nel Marzo del 2004. La donna è stata oggetto di una precedente ingiunzione dopo aver lanciato pietre attraverso una finestra della casa dell’arcivescovo e aver litigato con lui e il suo staff.

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Consegnando le sue conclusioni nel Giugno del 2004, il magistrato Goldsborough ha detto: «l’arcivescovo Hart si è scusato per questo atto terrificante e scortese direttamente dal banco dei testimoni in mia presenza.»

Il magistrato non ha ritenuto che «l’arcivescovo fosse impaurito o preoccupato per sé stesso o altri» quando ha trovato la donna di fronte alla porta d’ingresso di casa sua – ma ha altresì definito inaccettabile la condotta della donna.

Il magistrato ha rilevato che l’arcivescovo era furioso in quanto la sua privacy era stata gravemente violata in seguito alla visita notturna. Ma ha rigettato la richiesta fatta dall’avvocato dell’arcivescovo di non tenere in considerazione la violenza subita dalla donna.

«Sono sicuro… dall’arcivescovo stesso che [lui] … ha una buona comprensione della complessa serie di circostanze nelle quali [la vittima] si trova almeno in parte causate… dall’abuso dell’ex sacerdote Barry Whelan. »

Nelle sue conclusioni, il magistrato ha anche detto che dopo aver visitato la casa dell’arcivescovo, la donna ha chiesto le sue scuse per i suoi commenti e ha detto telefonicamente al suo staff di volerlo uccidere. Goldsborough ha constatato che la donna «non aveva alcuna intenzione di portare a termine la sua minaccia,» ma l’ha definita «minatoria e allarmante.»

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«La vittima ha affermato che il suo comportamento durante le conversazioni al telefono è scaturito dal dolore e dalla frustrazione,» scrive il magistrato Goldsborough.

«Sebbene sia completamente comprensibile da un lato, è assolutamente inaccettabile in tutti gli altri.» Whelan ha abusato della donna nel 2001, dopo l’annullamento della sospensione commiatagli negli anni ’90 a seguito di accuse di violenze sessuali.

In diverse decadi, almeno cinque donne hanno accusato Whelan di averle violentate, compresa una donna che aveva 13 anni al momento della violenza e un’altra che sostiene di aver dato alla luce il figlio di Whelan.

La chiesa aveva raggiunto nel 2006 un accordo segreto con la donna coinvolta nel caso del 2004.

Benché non fosse in grado di ricordare i suoi commenti verso la donna e il rimprovero del magistrato, l’arcivescovo Hart ha rivelato alcuni degli eventi che hanno portato al processo. «Ho indossato la tonaca, sono andato alla porta ed ero molto infastidito… [lei stava] suonando e suonando ancora, mi ero appena addormentato, ero molto stanco, stavo per partire per Roma e sono sceso e sono sicuro che ho parlato con forza, ma ciò che ho detto non lo ricordo.»

Lo scorso mese in una pubblicazione della Cattedrale St Patrick, Barry Whelan era stato definito “tesoro nazionale”, malgrado le indagini interne della chiesa avessero confermato gli abusi dell’ex sacerdote. L’arcidioceso ha poi affermato che si è trattato di un errore e si è scusata.

Le indagini del quotidiano The Age sul modus operandi della Chiesa Cattolica di Melbourne nel gestire i casi di accuse di violenza sessuale hanno portato alla luce:

1) Che un sacerdote accusato di aver violentato un minore è stato informato da un’investigatore della chiesa di essere oggetto di un’indagine della polizia.

L’arcivescovo Hart ha affermato di aver accettato la giustificazione di Peter O’Callaghan di non aver avuto alcun divieto di informare il sacerdote dell’indagine della polizia.

2) I commenti del vicario generale Les Tomlinson, secondo il quale esisterebbe “un’industria delle vittime” di abusi sessuali commessi da sacerdoti, che sfrutterebbe le vittime per fare soldi. Commenti che l’arcivescovo Hart ha definito «inutili.»

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3) Le richieste di un gruppo di vittime, sostenute da due vescovi, di riesaminare la gestione delle lamentele dell’arcidiocesi di Melbourne. L’arcivescovo Hart ha affermato che non c’è alcun bisogno di riesaminare il sistema. «Preferisco concentrarmi sulla compassione che dobbiamo mostrare alle vittime… Sono persone che avrebbero dovuto aspettarsi di più dai sacerdoti ed è una tremenda sofferenza essere traditi da coloro in cui avevano riposto fiducia.»

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.