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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Norcia, novizio 70enne di origini romane condannato a 1 anno e 6 mesi.

Norcia, novizio 70enne di origini romane condannato a 1 anno e 6 mesi.

25 giugno 2009. Norcia, novizio 70enne di origini romane condannato a 1 anno e 6 mesi. Violenza sessuale su 4 minorenni: condannato a 1 anno e 6 mesi novizio 70enne L'uomo, all'epoca dei fatti, era in servizio alla Basilica di San Benedetto a Norcia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Giugno 2009
in Umbria
Reading Time: 3 mins read
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di Daniele Ubaldi – Un anno e sei mesi di reclusione, interdizione da incarichi di tutela o curatela dei minori, così come dallo svolgimento di incarichi di carattere pubblico o privato che comprendano il contatto con bambini o comunque minorenni.

Con questa sentenza si è concluso il processo al religioso 70enne di origini romane accusato di violenza sessuale – anche se non di massima gravità – nei confronti di 4 minorenni di Norcia. I fatti sarebbero avvenuti in due occasioni distinte, e precisamente il 19 settembre e il 10 ottobre del 2004. In entrambi i casi erano state due le bambine a riferire di atteggiamenti a dir poco “equivoci” da parte del religioso, il quale – almeno in un’occasione – avrebbe indossato l’abito talare pur non essendo sacerdote, il che dal punto di vista psicologico e penale costituisce sicuramente un’aggravante.

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Prima delle arringhe delle parti è stato esaminato lo stesso imputato, il quale ha fornito al collegio giudicante la propria versione dei fatti su entrambe le vicende contestate. L’uomo ha raccontato che all’epoca dei fatti svolgeva le mansioni di portiere della Basilica di San Benedetto, a Norcia. Nella stessa chiesa, secondo l’usanza benedettina, l’imputato si occupava – con turnazione settimanale – anche di aprire e chiudere la cripta nei momenti liturgici, così come ricopriva mansioni in cucina oppure in sagrestia, dove aveva sede il suo ufficio.

L’uomo ha raccontato di essere intervenuto in due occasioni per fermare le bambine, le quali – a suo dire – stavano giocando nella chiesa ad accendere il maggior numero di candele possibile. “Le ho prese per mano – ha riferito l’anziano religioso a proposito del primo episodio, quello del settembre 2004 – e ho detto loro di uscire. Loro non hanno fatto resistenza. Hanno detto che volevano restare un altro po’ e così mi hanno seguito nella cripta della basilica, visto che avevo cinque minuti di tempo per chiuderla prima dell’inizio dell’ultima preghiera serale. Là hanno acceso una candelina e poi sono andate via. C’erano anche dei turisti”. Riguardo al secondo episodio, il mese successivo, l’imputato ha ricordato che, mentre era impegnato a spiegare a dei turisti il significato di un quadro all’interno della basilica, si era accorto che altre due ragazzine stavano giocando ad accendere le candele. Dopo il primo richiamo che non aveva sortito alcun effetto, l’uomo le avrebbe prese per mano e le avrebbe accompagnate nella cripta, dove anche in questo caso le bambine avrebbero acceso una candelina prima di andare via.

Una versione, questa dell’imputato, decisamente contrastante con quelle fornite dalle quattro minorenni, che hanno riferito di palpeggiamenti al sedere, suggerimenti ad assumere pose ginniche come il “ponte” o la “squadra” con l’uomo dietro ad osservare, inviti a sedersi sulle proprie ginocchia o a raccogliere da terra e contare le monetine per le offerte, strani indovinelli eccetera. Tra l’altro va anche detto che all’epoca il religioso soffriva di tre ernie al disco e di un problema al ginocchio che gli impediva e gli impedisce tuttora di chinarsi, ricordo – insieme alla parziale cecità – di un brutto incidente d’auto avuto in gioventù.

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In ogni caso, il pubblico ministero Massimo Casucci ha chiesto 2 anni e 9 mesi di reclusione, facendo notare come i racconti delle giovani non fossero identici ma collimanti, il che li avvalora ulteriormente allontanando la tesi del complotto ordito per giustificare con le famiglie un rientro tardivo a casa, come invece ha sostenuto la difesa, rappresentata dall’avvocato Fabio Militoni. Il quale, a onor del vero, ha anche ricordato come in questo processo siano mancati sia l’incidente probatorio sia un sopralluogo sulla presunta scena del crimine, chiesto dalla difesa ma mai accolto dal collegio giudicante.

Dopo circa mezzora di camera di consiglio, i giudici Pinelli, Laudenzi e Avenoso hanno emesso la sentenza di condanna in primo grado a 1 anno e 6 mesi di reclusione, sospendendo contestualmente la pena.

http://www.spoletonline.com/?page=articolo&id=127429

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.