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Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Febbraio 2009
in Triveneto
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http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Sa…dofilia/2063899

Santità e pedofilia
di Paolo Tessadri
Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

Bruno, il ‘bello’ del collegio, viso angelico e occhi azzurri, capelli ricci biondo-castani, lo ha indicato tra coloro che avrebbero abusato di lui. Un alto prelato che si sarebbe intrattenuto con lui nel 1959, quando aveva 11 anni e viveva con altri bambini sordi nell’Istituto Provolo. Una denuncia circostanziata, quella di Bruno, che indica l’alto prelato in monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è stato avviato quattro anni fa un processo di beatificazione. Ma dopo le accuse di 15 degli ex allievi sordomuti riuniti nell’Associazione Provolo contro sacerdoti pedofili rivelate da ‘L’espresso’ nel numero della scorsa settimana, il processo di beatificazione è stato sostanzialmente sospeso. La Curia, che ha reso noto il nome del monsignore, dovrà trasmettere al Vaticano i nuovi elementi perché vengano valutati.

Gli ex allievi, bambini e bambine affidati all’Istituto per sordi, hanno descritto tre decenni di molestie commesse da 25 tra religiosi e fratelli laici: l’ultima risale al 1984. Fatti che per il codice penale non costituiscono più reato. Ma le accuse rivolte contro monsignor Carraro sono l’elemento che ha maggiormente indignato l’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti. Dopo un primo comunicato in cui parlava di “profonda sofferenza e di accertamento della verità”, ha poi alzato i toni: “Una montatura infamante, menzogne”. Il vescovo ha attaccato il presidente dell’Associazione, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe “plagiato” i sordi: “Sospetto che le dichiarazione le abbia firmate lui”. Inoltre ha ribadito le accuse di “ricatto” per ottenere una serie di richieste economiche. Richieste che s’incentrano sulla sede dell’Associazione, di proprietà dell’Istituto Provolo, da dove sono stati sfrattati. Immediata la riposta dell’Associazione: “Il problema della sede è inesistente, ci hanno domandato 200 euro al mese, dopo una prima richiesta di 3 mila. Noi non abbiamo accettato e ne abbiamo trovata un’altra. Un ricatto per 200 euro, ma siamo matti? E perché non ci ha denunciato?”. La loro versione è opposta a quella della Curia: “I nostri problemi sono cominciati più di tre anni fa, quando abbiamo denunciato i casi di pedofilia all’arcivescovado. Da allora hanno cercato di cancellare la nostra presenza e la nostra voce. Ma i sordi parlavano di abusi già 30 anni fa. Visto che il vescovo parla di ricatto, l’Associazione è pronta a querelarlo”, riferiscono i portavoce Giorgio Della Bernardina e Marco Lodi Rizzini.

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Nella loro sede il clima è sereno. Ogni sera qui si ritrovano più di cento persone, di tutte le età. Giuseppe è uno dei 15 ex allievi del Provolo che hanno scritto l’atto d’accusa. Fa parte dell’Ente nazionale sordi e non nasconde l’irritazione per le parole del vescovo: “Io ho firmato tutto volontariamente e consapevolmente. L’ho confessato a mia moglie tre anni fa che sono stato sodomizzato e all’epoca abbiamo denunciato tutto alla Curia. Dopo l’uscita de ‘L’espresso’ ne ho parlato anche con mia madre, che ha 88 anni. Così mi sono finalmente tolto questo peso dalla coscienza. Ma non ho mai voluto figli, perché non nascessero sordi e potesse accadere anche a loro”. Bruno quando parla di quegli incontri in Curia non riesce a fermare le lacrime. Sessant’anni, timido per carattere, ha paura di rendere pubblico il suo nome: “Avrei troppa vergogna, come allora”. È pronto a ripetere le sue accuse davanti a qualunque giudice, ma in Curia “no, mai più”. Ricorda bene quel prelato e quegli incontri, cominciati poco prima del Natale 1959. Era arrivato, verso le 22, accompagnato da un fratello, oggi ancora in vita. Partivano dal Provolo a piedi o in auto. Cinque incontri dagli 11 ai 14 anni, sempre di sera, ad esclusione di uno, il giorno del diploma di terza media. Il vescovo lo fa accompagnare alle 10, poco prima dell’interrogazione. L’esame non lo fece, tuttavia il vescovo avrebbe telefonato in sua presenza al Provolo e ricevette lo stesso il diploma. Lui non è iscritto a nessuna associazione: in questi anni si è tenuto dentro il dolore. “Ma ora”, dichiara, “è giusto parlare”.
(04 febbraio 2009)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.