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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Acri » Due anni di reclusione per tentata violenza sessuale ai danni di una bambina. Pena sospesa

Due anni di reclusione per tentata violenza sessuale ai danni di una bambina. Pena sospesa

Don Kevin, condanna confermata La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del prete nigeriano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Novembre 2008
in Calabria
Reading Time: 2 mins read
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di EUGENIO SPADAFORA – ACRI – Ora il verdetto è definitivo: padre Kevin Chukmwka è stato condannato a 2 anni di reclusione per il reato di tentata violenza sessuale nei confronti di una bambina. La parola fine alla nota vicenda giudiziaria è stata messa dalla III Sezione della Corte di Cassazione, che, rigettando il ricorso dell’imputato, ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 14 dicembre del 2007, che poi ricalcava quanto statuito nel primo grado di giudizio dal Gup di Cosenza. Tuttavia il prete di origine nigeriana non dovrà scontare la condanna in carcere: la pena è infatti sospesa. Ma se il risvolto penale della vicenda è definitivamente chiuso, a breve dovrà cominciare un altro giudizio. Ovvero quello civile, dove si dovrà stabilire l’entità del danno che padre Kevin dovrà risarcire ai due genitori (che si sono costituiti nel processo come parte civile per mezzo degli avvocati Franz Caruso e Marina Pasqua) della bimba che fu oggetto delle attenzioni del prelato. In questo senso era già stata stabilita in primo grado una provvisionale di 10.000 euro.

IL FATTO. 7 febbraio 2004, San Giacomo d’Acri. Questi i connotati spazio temporali della vicenda. Giornata di catechismo, per i più piccini, a lezione da padre Kevin presso l’abitazione parrocchiale. Una delle catechiste tornò a casa piangendo.

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Si trattava di S. M. all’epoca di 9 anni (ora ne ha 13). Ai genitori disse singhiozzando che padre Kevin aveva cercato di spogliarla e di toccarla. Seguì la denuncia ai carabinieri e la vasta cassa di risonanza che tutta la vicenda ebbe. Gli esami medici disposti dalla magistratura bruzia non riscontrarono violenze carnali. Padre Kevin Chukwuka fu comunque tratto in arresto in quanto il racconto reso dalla vittima e dai suoi genitori fu ritenuto attendibile. Dopo un po’gli furono concessi gli arresti domiciliari, prima presso l’Oasi di Sant’Antonio di Cerisano, poi presso il seminario arcivescovile di Rende.

Nella fase delle indagini preliminari la piccola fu sottoposta a diversi test psicologici, coi periti che l’hanno ritenuta credibile. La piccola in fase di incidente probatorio, raccontò tutti i particolari ai magistrati. Da qui le due condanne, una in primo e una in secondo grado. E adesso il punto esclamativo messo dai giudici di Piazza Cavour, che non hanno fatto altro che confermare quanto già statuito nei precedenti gradi di giudizio. Il prete nigeriano, dal canto suo, si è sempre proclamato innocente, parlando «di una maledetta storia inventata, solo perché le ho negato (il riferimento è alla piccola vittima, ndr) la prima comunione».

LE CONSEGUENZE. Subito dopo la sentenza della Corte d’Appello, Monsignor Nunnari sospese a divinis Padre Kevin. Ora per lui potrebbe profilarsi un provvedimento di allontanamento definitivo dalla Chiesa. Ma questa è ancora un’ipotesi e nulla più.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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