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Clero e pedofilia in Germania. Interviene il cardinale Lehman

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Novembre 2007
in World
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di Barbara Marino/ 30/09/2007

Anche l’assemblea dei vescovi tedeschi in Fulda si è occupata dei casi di pedofilia nella diocesi di Regensburg. Il card. Karl Lehman: tolleranza zero e biasimo indiretto per il vescovo Müller. Nuovi dettagli dalla corte d’appello di Nürnberg …

Articolo precedente su Korazym.org: Scandalo a Regensburg
Un sacerdote cattolico di 39 anni, pregiudicato per pedofilia, arrestato. “Era già stato condannato, il vescovo sapeva”. Cosa sapeva il vescovo? E perché non ha informato i cittadini di Riekofen, dei precedenti per reati di pedofilia del parroco?

Anche l’assemblea plenaria autunnale dei vescovi tedeschi in Fulda si è occupata dei casi di pedofilia nella diocesi di Regensburg, durante la sessione finale del 27 settembre. Il giorno successivo, nel corso della Conferenza stampa conclusiva, il card. Karl Lehman ha criticato indirettamente anche il comportamento del vescovo di Regensburg mons. Gerhard Ludwig Müller. Alla vigilia della riunione, quest’ultimo si era difeso per aver reintegrato il 39enne sacerdote pregiudicato nella pastorale, come parroco a Riekofen e Schönach, nella regione Oberpfalz. Mons. Müller aveva giustificato la sua condotta davanti ai giornalisti prima dell’inizio della riunione della Conferenza episcopale, dicendo che il parroco già condannato per atti pedofili, era stato considerato curato e guarito, e che si dovrebbe dare ad ognuno una seconda possibilità, nello spirito di Gesù.

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Intanto, sono venuti a galla nuovi dettagli, compromettendo ulteriormente la curia vescovile di Regensburg. Si è appreso che prima di reintegrare nella pastorale come parroco il sacerdote pregiudicato per abuso sessuale di un minorenne, la diocesi aveva chiesto alla corte d’appello di Nürnberg, se l’uomo potesse ancora lavorare nella pastorale parocchiale. Il fatto che alza il grado di responsabilità del vescovo di Regenzburg, è stato riferito dall’edizione domenicale del prestigioso quotidiano di Frankfurt am Main, il Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung. La risposta era stata chiara: ruolo pastorale possibile, ma soltanto alla condizione per il sacerdote di non avere più alcun contatto con i bambini e di essere tenuto sotto sorveillanza. Ciononostante, don Peter K. nel settembre 2004 fu nominato dal vescovo Müller parroco di Riekofen e del paese limitrofo Schönach, oltre che insegnante di religione.

Il vescovo di Fulda mons. Heinz Josef Algermissen, il vescovo di Regensburg mons. Gerhard Ludwig Müller, il vescovo di Mainz e presidente della Conferenza episcopale tedesca card. Karl Lehmann.

Dopo il vescovo di Fulda, mons. Heinz Josef Algermissen, che in un’intervista alla Bayerische Rundfunk aveva biasimato pubblicamente l’operato del vescovo di Regensburg, mons. Gerhard Ludwig Müller (in particolare, mons. Algermissen avevo sostenuto che il sacerdote pregiudicato non avrebbe più potuto lavorare con bambini), anche il capo dei vescovi tedeschi e vescovo di Mainz card. Karl Lehmann, per la prima volta, ha affrontato in pubblico il caso. La Chiesa vuole “con tutte le forze portare alla luce abusi”, ha assicurato durante la Conferenza stampa di giovedì. Nel caso di abuso sessuale, ha detto, un sacerdote che “si è reso colpevole, per nessun motivo può ancora essere impiegato nella “pastorale normale”. E in nessun caso può ancora lavorare a contatto con bambini.

L’Ufficio stampa della Conferenza episcopale tedesca aveva annunciato che la riunione plenaria di Fulda si sarebbe occupata di questioni puramente pastorali. Il tema dell’abuso sessuale non era all’ordine del giorno (non è forse una questione pastorale, oltre che penale?). Una decisione che ha turbato molte famiglie cattoliche tedesche. E anche se il cardinale Lehmann ha spiegato che nessuno dei 71 vescovi ordinari e ausiliari aveva chiesto di mettere il tema in agenda (neanche “dopo diversi solleciti”), la questione è stata discussa per più di due ore. Su richiesta di molti vescovi, l’ultimo giorno mons. Müller ha informato l’assemblea plenaria dei fatti successi nella sua diocesi. Una spiegaziona intensa di due ore mezza – ha detto mons. Lehmann, che ha mostrato come questo settore sia “contestuale, differenziato, vulnerabile e delicato”.

Il card. Karl Lehmann, vescovo di Mainz e presidente della Conferenza episcopale tedesca, durante la Conferenza stampa a conclusione dell’assemblea plenaria autunnale dei vescovi tedeschi, ha detto che vuole escludere dalla “pastorale normale” i sacerdoti “colpevoli”
(Foto di Max Colin Heydenreich – AP Photo).

Il card. Lehmann ha sottolineato, come ogni caso di abuso sessuale nella Chiesa cattolica sia “un caso di troppo” e ha assicurato che è profondamente addolorato per i casi di abusi su bambini. I fatti di Regensburg hanno mostrato, che in ogni caso si deve procedere duramente, ha aggiunto. I vescovi tedeschi deplorano profondamente i danni, ha dichiarato, che sono stati provocati alle vittime e a loro famiglie. Fermo restando che per un sacerdote condannato non ci dovrebbero essere impieghi pastorali, rimane da chiedersi come sistemare persone simili. A una domanda di una giornalista, se la comunità parrocchiale coinvolta di Riekofen non sia stata presa sul serio, perché era stata lasciata all’oscuro del relativo passato del loro parroco, ha risposto il card. Lehmann: “Io, in un caso del genere, parlerei con il consiglio parrocchiale”, perché la conoscenza dei fatti produce un controllo sociale, che è buono. Un’altra stoccata non tanta velata all’indirizzo del vescovo di Regensburg.

Almeno al vertice della Chiesa cattolica in Germania sembra essersi verificato un cambiamento. A conclusione dell’assemblea vescovile plenaria autunnale il card. Lehmann ha completato le sue considerazioni, per quanto riguarda i sacerdoti che si sono fatti notare dal punto di visto sessuale: “Non raramente consigliamo a queste persone di chiedere la riduzione allo stato laicale”. Per quanto riguarda i sacerdoti colpevoli penalmente, si dovrebbe evitare qualsiasi ragionamento inappropriato e “non parlare così velocemente di misericordia e compassione”. Quindi, la Chiesa vuole fare tutto per “scoprire gli abusi con tutte le forze”. Senza dimenticare però, che prima di tutto il responsabile degli abusi è il singolo colpevole, “anche se sappiamo, che sempre veniamo anche colpiti come Chiesa”. Con ciò, si verifica anche una perdita di fiducia, che può essere bilanciata con un’assoluta trasparenza.

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Johanna Treimer, madre di due bambini violentati da don Peter K. di Viechtach, domenica 23 settembre davanti alla chiesa in Riekofen (Foto di Armin Weigel – DPA).

Al tempo stesso, il card. Lehmann ha criticato anche il comportamento dei media riguardante questo tema. Nel contesto del caso nella diocesi di Regensburg, si è scritto di soldi pagati per il silenzio dei famigliari delle vittime. “Diffondere tali notizie false costituisce anche un delitto” (“sorvolando” sul fatto che il giornalisti non se le sono inventate, ma hanno riportato quanto dichiarato dai famigliari delle vittime …). Inoltre, ha aggiunto il presidente dei vescovi tedeschi, non è giusto trascurare tutti i temi trattati dalla Conferenza episcopale, concentrandosi solo sugli abusi sessuali perpetrati da sacerdoti. Insomma: parlate di altro, ci sono cose molte più importanti … Infine, il card. Lehmann ha esortato i media ad informare sui fatti con “sensibilità e rispetto” per la dignità degli interessati. Il semplice sospetto di abuso sessuale spesso è difficilmente dimostrabile. “Se si viene accusati di un tale delitto, si è inermi”. Il più delle volte non ci sono testimoni oppure sono pochi. Nella sua diocesi di Mainz, in 15 anni sono stati accusati 11 sacerdoti, ma soltanto 3 rinviati a giudizio e condannati. “Gli altri 8 casi sono stati archiviati dal pubblico ministero”.

Il card. Lehmann ha dichiarato che per i vescovi la protezione delle vittime ha la precedenza, come chiarito in passato dalla stessa Conferenza episcopale. L’organismo, tuttavia, non è in grado di verificare, se vengono sfruttate tutte le possibilità offerte dalle direttive, dal momento che la responsabilità dei provvedimenti continua ad essere affidata alle singole diocesi. Ma perché non rendere obbligatoria una prassi generale? Il card. Lehmann risponde stizzito: “Quante volte devo ancora dichiarare, che la Conferenza episcopale per questo ha nessuna possibilità legale? La gente dovrebbe rivolgersi al Nunzio apostolico o andare a Roma”.

Secondo le direttive del 2002, i sacerdoti pedofili non devono essere reintegrati nella pastorale, in contatto con bambini e giovani. L’esatto contrario di quanto avvenuto a Regensburg. “Non nego che che qua e là si sarebbe dovuto agire diversamente”, ha ammesso il cardinale. Con questo chiarimento, il vescovo di Mainz ha indirettamente biasimato il vescovo di Regensburg mons. Gerhard Ludwig Müller.

Nel frattempo, in Riekofen, il decano Anton Schober ha presentato alla comunità parrocchiale don Gottfried Dachauer, il successore di don Peter K. Originalmente, lo voleva fare il vescovo Müller, che però ha disdetto all’ultimo momento. Nella chiesa gremita, domenica 23 settembre non è stato toccato il caso degli abusi sessuali, mentre si è parlato vagamente di “preoccupazioni e problemi”. E anche del celibato. Perché “se rinunciamo a una propria famiglia, abbiamo più possibilità, di impegnarci nella grande famiglia parrocchiale e di essere incondizionatamente presenti per Dio e per la gente”, ha detto Schober.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.