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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Angelo Sodano » Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Dicembre 2006
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

Tutto l’anno rinchiusi tra le mure vaticane per farli diventar preti. I rinchiuderei in galera i genitori sciagurati di queste vittime innocenti

chierichetti più famosi del mondo

di Loris Lauretano/ 27/12/2006

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Uscendo in silenzio dalla sagrestia della Basilica di San Pietro, alle ore 7 di ogni mattina, i piccoli ministranti sembrano angeli, ma le donne che cucinano e lavano per loro, dicono che sono ragazzi normali. Però, vivono nella Città del Vaticano durante tutto l’anno scolastico. Quindi, può darsi che non siano perfettamente “normali”. Alcuni ragazzi ritornano a casa prima di terminare la scuola superiore, ma c’è anche chi soffre di severi casi di nostalgia e decide di tornare dopo pochi mesi. Stiamo parlando dei ragazzi del Pre-seminario San Pio X nella Città del Vaticano, una realtà vocazionale che accoglie bambini da tutta Italia.

Durante l’anno scolastico 2005/06, erano 21, di cui 4 hanno finito la scuola superiore e tre hanno deciso poi di entrare in seminari diocesani. Padre Enrico Radice, attuale rettore dell’istituto, spiega che si tratta di una percentuale alta rispetto agli standard. Del resto, il San Pio X non è un seminario e neanche un comune collegio, ma un “pre-seminario”, cioè un “istituto di orientamento vocazionale”. Qui, arrivano ragazzi da tutta l’Italia, con qualità che lascino intravedere anche un possibile orientamento verso la vocazione al sacerdozio: disposizione alla preghiera, formazione cristiana, capacità di autentica relazione con gli altri, buone doti intellettive. Padre Radice chiarisce che il pre-seminario volutamente non si chiama seminario minore, visto che la sua funzione primaria non è di preparare dei ragazzi ad entrare nel seminario. “Proviamo a creare un’atmosfera spirituale adatta a questo servizio”, ha detto. Quando il pre-seminario è efficiente, ha aggiunto, i ragazzi possono sperimentare l’idea di sacerdozio in modo molto più efficace che non nella parrocchia di appartenenza. Il loro compito specifico e privilegiato è quello del servizio liturgico, come piccoli ministranti, nella Basilica di San Pietro, ha detto padre Radice e “almeno due o tre volte l’anno” i ragazzi iscritti nel pre-seminario ricevono l’opportunità di servire una Santa Messa papale.

Sono circa 700 i ragazzi che in mezzo secolo di storia sono passati di qui. Magari anche trovandosi giovanissimi testimoni di un Concilio, di un Giubileo o di un Conclave. Tutto iniziò il 25 gennaio 1956 quando da Valle Colorina, in Valtellina, una quarantina di ragazzi partirono per Roma con don Giovanni Folci, sacerdote della diocesi di Como, di cui è in corso la causa di beatificazione, fondatore di un’opera contraddistinta dal carisma del servizio alle vocazioni sacerdotali. L’associazione, sempre composta in maggioranza di sacerdoti di Como, come padre Radice, gestisce il pre-seminario in Vaticano. A suo tempo, erano stati i vescovi giunti a Roma per le visite ad limina – ricordano i testimoni – a lamentare il fatto che “nel tempio più grande della Cristianità non si trovasse un servizio liturgico decoroso”. Per colmare questa lacuna, papa Pacelli aprì le porte del terzo piano della Canonica di San Pietro.

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Poi, nel 1971, fu Paolo VI a far realizzare per il pre-seminario un edificio più spazioso, collocato proprio all’inizio dei Giardini vaticani, dove i ragazzi andavano a giocare. Del resto il segretario di Montini, mons. Pasquale Macchi, li conosceva molto bene: anche lui, infatti, era stato alunno dell’Opera don Folci a Valle Colorina.

Gli alunni del pre-seminario frequentano una scuola privata legalmente riconosciuta. Finiti i tempi della scuola interna, frequentano scuole medie, ginnasi e licei romani. Poi rientrano in Vaticano per lo studio, il gioco e la vita comunitaria di un gruppo di ragazzi che provano a crescere insieme, aperti al Signore che chiama. Al termine della scuola media, i ragazzi potranno continuare ad approfondire la loro vocazione al sacerdozio in qualsiasi seminario diocesano e religioso, o, rientrando in famiglia, proseguire gli studi superiori. “In cinquant’anni – raccontapadre Radice – sono diventati sacerdoti in 68, intorno al 10% dei ragazzi che hanno vissuto nel pre-seminario”. Tanti, certo. Ma molti di più, dalle mattinate trascorse nella basilica di San Pietro, hanno imparato uno spirito di servizio che è tornato prezioso negli ambiti più disparati della vita. E anche questo non è poco.

Luigi ha soltanto 17 anni, ma vive in Vaticano già da 6 anni. È un ministrante, cioè un chierichetto, sebbene “di lusso”. “Mi è sempre piaciuto, sin da piccolo, servire Messa”, dice con il suo leggero accento di Matera. “Poi, un giorno mia madre vide un’inserzione in cui si diceva che la Santa Sede cercava ministranti in vista del Giubileo. E così sono partito. Vivo, insieme ad altri 12 ragazzi, nel Preseminario San Pio X all’interno del Vaticano. Vado al liceo classico Sant’Apollinare, una scuola cattolica qui vicino, in via Aurelia. E, nonostante di tanto in tanto provi nostalgia della mia famiglia, sono convinto di aver avuto un enorme privilegio: vivere da vicino, vicinissimo, gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II”.

Mario Fortunato, della parrocchia di San Michele Arcangelo in Calino frequentante la 2° media nel Preseminario San Pio X, quando era in servizio liturgico nella Basilica di San Pietro per l’anno giubilare, scriveva al suo parroco dalla Città del Vaticano, il 17 ottobre 1999: “Caro don Luigi, sono Mario. Qui il servizio in San Pietro è molto diverso dal nostro. Quando verrò a casa cercherò di insegnarlo anche agli altri amici del Piccolo Clero; a patto che quelli grandi non insegnino a me, perché qui a San Pietro si impara anche quello che non bisogna imparare. Ho già servito il papa il giorno 3 ottobre per la beatificazione di don Arcangelo Tadini di Brescia. Forse il giorno di San Pietro, che è il 29 giugno, servirò ancora il papa Giovanni Paolo II con gli altri miei 24 amici, provenienti dall’Italia. Dalla Lombardia siamo qui in due. Qui ogni giorno è festa; bisogna sempre camminare eleganti; ogni giorno si incontrano cardinali e vescovi. I controlli sono rigidissimi; ogni cento metri c’è una Guardia svizzera o un Gendarme che è la Polizia vaticana. Qualche volta anche noi chierichetti veniamo scortati. Mi saluti tanto la parrocchia. La faccia vedere se vuole questa lettera. Ne manderò ancora. Ciao a tutti. Il vostro Mario”.

Il 28 novembre 1999 Mario risponde ai suoi amici chierichetti della sua parrocchia: “Caro Piccolo Clero, sono molto felice che abbiate risposto assieme a don Luigi alla mia lettera di ottobre. Se vi arriva prima che io sia venuto a casa, vi auguro i più sinceri auguri di un Buon Natale. Spero che lì stiate tutti bene, e vi porgo i miei distinti saluti. Caro Piccolo Clero, questo pezzo è rivolto a voi più grandi perché, con il vostro permesso, vorrei anche a voi insegnare come si serve all’altare in modo decente, per prepararsi alla venuta del vescovo o alle solennità. Tante cose qui in San Pietro non si fanno: ad esempio le offerte che dovrebbero farle le donne. E il turibolo e i candelieri li fate in modo pietoso. Questo che ho detto adesso non è per vantarmi perché io faccio più pietà di voi, ma solo per farvi capire che errori fate. Il vostro Mario”.

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Sveglia tutti i giorni alle ore 6.20. E alle 7 in punto pronti, con veste e cotta in ordine, per accompagnare all’altare sacerdoti provenienti da tutto il mondo. Con la sorpresa, qualche volta, di una chiamata per un servizio liturgico accanto al papa. Una vita certo un po’ impegnativa per chi ha 12/14 anni. Ma è anche un’occasione unica per vivere un cammino di crescita umana e cristiana faccia a faccia col mondo intero, ed insieme un itinerario di accompagnamento e discernimento a quella scelta di vita che il Signore ha preparato con amore per ciascuno di loro.

In occasione dei 50 anni di fondazione, il Preseminario San Pio X è stato ricordato da Benedetto XVI durante il Regina Cæli di domenica 30 aprile 2006, come realtà “affidata alla benemerita Opera scaturita dalla generosità di Don Giovanni Folci e dedita alla cura e alla santificazione del clero come pure alla ricerca e promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”. “In questa felice circostanza – ha continuato papa Benedetto XVI – mi unisco volentieri alla vostra festa, cari amici, e mentre vi ringrazio di cuore per il servizio liturgico che ogni giorno svolgete nella basilica di San Pietro, vi assicuro un ricordo nella preghiera perché il Signore vi aiuti a seguirlo sempre fedelmente e vi ricolmi della sua gioia. Grazie per quello che fate ogni giorno”.

Vent’anni prima, in occasione del 30° anniversario di fondazione, papa Giovanni Paolo II, sabato 26 aprile 1986, si rivolse agli alunni ed ex-alunni del Preseminario San Pio X con le seguenti parole: “Desidero, in tale circostanza, esprimere il mio sincero apprezzamento anche per il servizio liturgico, che i ‘chierichetti’, i quali vivono, pregano e studiano nel ‘Preseminario San Pio X’, compiono con tanto entusiasmo e decoro nel massimo tempio della cristianità: a questo sentimento di gratitudine unisco l’auspicio che il ‘Preseminario San Pio X’ accolga sempre numerosi ragazzi, desiderosi di riflettere, nella preghiera e nel raccoglimento, sulla chiamata rivolta loro da Gesù, di seguirlo più da vicino. Mi piace anche ricordare che ricorre quest’anno il 60° anniversario di fondazione della vostra Opera, che fin dagli inizi, secondo l’ideale di don Giovanni Folci, ha avuto come finalità la cura e la santificazione del clero e la ricerca e la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”.

Recentemente si sono ritrovati in oltre 500 (mogli e figli compresi) per festeggiare questo compleanno speciale. Un sabato mattina hanno celebrato la Santa Messa all’altare della Cattedra con l’allora cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano. Poi, nel pomeriggio, hanno recitato il rosario alla grotta di Lourdes nei Giardini vaticani. La festa è stata anche l’occasione per rilanciare questa presenza così caratteristica.

Il Preseminario San Pio X nella Città del Vaticano, infatti, si pone a servizio di ogni Chiesa locale, che intenda affidargli temporaneamente degli alunni per la scuola media. Infatti, il Preseminario offre ai chierichetti delle parrocchie di ogni diocesi la possibilità di vivere “un’esperienza estiva” come “chierichetti di San Pietro”. Insieme al servizio liturgico nella Basilica Vaticana, diventa anche un’opportunità culturale-turistica per visitare il Vaticano e la Città di Roma, e offre un’esperienza intensa e gioiosa di vita comunitaria fatta di impegno, di gioco, di amicizia e di preghiera. Solitamente avviene anche un incontro privato dei chierichetti col papa. Questa esperienza estiva ha la durata di circa venti giorni (nei mesi di luglio e agosto) ed accoglie chierichetti di V elementare e di I media.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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