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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Amelia » Agli 80 anni di don Gelmini Berlusconi si presenta con un assegno da 5 milioni

Agli 80 anni di don Gelmini Berlusconi si presenta con un assegno da 5 milioni

FESTA AD AMELIA PER IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ' INCONTRO Agli 80 anni di don Gelmini Berlusconi si presenta con un assegno da 5 milioni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Gennaio 2005
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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C’erano anche Gigi D’Alessio e Amedeo Minghi con tanti ministri I padri dei ragazzi salvati: «Grazie per quello che ha fatto per loro» Maria Corbi inviata ad AMELIA Il più bel regalo di compleanno, ottant’anni ieri. Don Pierino Gelmini l’ha avuto da Silvio Berlusconi: dieci miliardi di vecchie lire.

Il più bel regalo, senza compleanno, Berlusconi lo ha avuto da Don Gelmini, sempre ieri, che ha ordinato di accoglierlo con un canto di «Alleluja» a tutto volume. Ovunque entrasse il premier, prima nella sala mensa e poi nell’auditorium della Comunità Incontro, veniva preceduto dalle note gloriose riservate, in Chiesa, a onorare il Signore. Un incontro di due ego travolgenti quello di ieri ad Amelia, nella struttura per il recupero dei tossicodipendenti nata nell 963.

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Don Gelmini che spiega al premier: «preferisco essere Papa che capo del governo». Berlusconi che gli dice, dopo avere visto i preti destinati alla successione da Don Pierino inginocchiarsi e promettergli fedeltà: «Mi hai dato un idea, quasi quasi chiamo i miei ministri azzurri e li faccio inginocchiare davanti a me…». Una festa-show con Gigi D’Alessio che canta la sua nuova canzone «Non c’è vita da buttare» dedicata ai ragazzi persi e che saluta Berlusconi con un «salve collega».

Amedeo Minghi che dedica un videoclip a Don Pierino e una sfilata di potere di governo. Ad Amelia, per omaggiare questo fenomenale prete («esarca» precisa lui) che a ottant’anni ha una vitalità ed un’energia travolgenti, sono arrivati in tanti a iniziare dal capo del comitato dei festeggiamenti, il ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri.

Ci sono anche il ministro Rocco Buttiglione, il ministro Lunardi, Gustavo Selva, una sfilata di sottosegretari. Dalla prima repubblica spunta l’ex ministro De Lorenzo che sembra avere una missione: parlare con Berlusconi. E quando ci riesce/lo bacia anche. A rappresentare l’opposizione la presidente della regione Maria Rita Lorenzetti che nel salutare il padrone di casa, seduto nell’auditorium in prima fila vicino a Berlusconi,. gli riconosce il grande impegno nella lotta contro la droga ma dice: «non siamo d’accordo su molte cose».

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Non c’è il fratello di Don Pierino (sta- male), quel padre Eligio, anche lui fondatore di una comunità, che negli anni 70 divenne famoso per essere il padre spirituale di Gianni Rivera e per aver concesso, unico prete al mondo, un’intervista a «Playboy». Una giornata lunga, iniziata di mattina presto nello studio privato di Don Pierino dove sono arrivati in tanti a salutarlo, molti genitori di ragazzi salvati dalla comunità. Un padre entra piangendo, con una busta da lettera in mano piena di soldi da offrire a colui che ha ridato la vita a suo figlio. «Era rinato qui dentro, purtroppo poi fuori non ce l’ha fatta».

Don Pierino prende la busta e lo abbraccia: «non devi piangere». «Suo figlio era un cantautore», spiega. A mezzogiorno tutti a messa. Don Pierino entra tra due ali di sacerdoti, seguito dal cardinale Jorge Maria Mejia. Mischiato tra i concelebranti c’è anche Alessandro Meluzzi, ex deputato azzurro, psichiatra fino a qualche giorno fa impegnato a commentare in tv gli irrecuperabili dell’ «L’Isola dei famosi», e adesso qui, in Comunità di recupero, in un angolo di Umbria, con il saio da frate e la croce indosso.

Nelle pause del serrato programma Rocco Buttigliene parla della sua prossima terza prova da nonno (la figlia partorirà ad agosto) e rivela di aver cambiato idea su quale sia la vera vocazione della donna: «Credevo che fosse essere mamma. A un certo punto ho anche pensato che fosse essere suocera. Adesso che vedo mia moglie con i nipoti ho capito che la vera vocazione è quella di essere nonne. Un ruolo che le ringiovanisce di vent’anni». Come sempre è difficile capire se scherza o dice sul serio.

Ma quando si mette a parlare di Cohn-Bendit il dubbio scompare, sta parlando sul serio: «C’è una nuova inquisizione in Europa contro chi sostiene valori cristiani guidata da un pedofilo. Qualcuno può negare o ha negato quello che sostengo di questo signore?». Buttigliene non ha un’esitazione e consiglia ai gay’di scegliersi un altro avvocato «perché non gli conviene farsi difendere da un pedofilo». Non manca Buttigliene felice per il terzo nipote «La vera vocazione delle donne, ho capito, è di fare le nonne» Compaiono anche Francesco De Lorenzo che bacia il premier e lo psichiatra Meluzzi con il saio da frate Una affettuosa carezza di don Pierino Gelmini a Silvio Berlusconi durante la festa dì ieri.

http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0217_01_2005_0020_0013_1512270/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.