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I PECCATI DI 3 ‘ PRETI CORAGGIO’ SCUOTONO LA CHIESA A NAPOLI

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Giugno 1990
in Campania
Reading Time: 4 mins read
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NAPOLI Tutti e tre, ciascuno a modo proprio, hanno tuonato contro la camorra, si sono esposti con uscite tanto pubbliche quanto eclatanti, e per questo sono stati definiti preti-coraggio.

Ora, per un curioso gioco del destino, si ritrovano ad essere protagonisti negativi incappando nelle maglie della giustizia. I primi due in maniera diretta, e si tratta di reati gravissimi.

Don Giuseppe Rassello, da sette mesi parroco alla Sanità, in un’ intervista aveva gridato: Dio qui non esiste, lo stato non esiste, il quartiere è in mano alla camorra.

E’ stato arrestato per atti di libidine violenta e tentata violenza carnale ai danni di un ragazzino di 14 anni. Forse otterrà gli arresti domiciliari. Don Antonio Maione, che dal pulpito della sua chiesa aveva dato la parola all’ ex malavitoso Nunzio Giuliano, è finito sotto inchiesta per appropriazione indebita aggravata ai danni della madre di un tossicodipendente, alla quale avrebbe sottratto somme di denaro.

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Il reato è stato amnistiato il 21 maggio scorso. Poi c’ è Don Franco Rapullino di Forcella, quello del fuijtevenne’ ‘ (andatevene da Napoli): suo cognato è finito in carcere con l’ accusa di essere un camorrista in una storia di estorsioni e subappalti. Vicende giudiziarie che vengono a galla in sequenza, una dopo l’ altra con sorprendente sincronismo. Pura e semplice fatalità, coincidenza, o addirittura una trama orchestrata dalla camorra stessa? Sono storie che stanno facendo tremare la Chiesa napoletana e il cardinale Michele Giordano, in questi giorni al centro di polemiche sui preti-coraggio e le loro eclatanti denunce contro il dilagare della criminalità organizzata. Aveva appena finito di celebrare l’ ultimo di tre matrimoni previsti per la mattinata, Don Giuseppe Rassello, 39 anni, parroco di Santa Maria alla Sanità.

Indossava ancora i paramenti della cerimonia nuziale. La chiesa era stracolma di persone. Alle 12,45 gli agenti della Buoncostume, in borghese, hanno bussato alla porta della sagrestia, che si trova sul retro dell’ edificio. Il poliziotto stringeva in mano il provvedimento di custodia cautelare firmato dal Gip Maria Di Addea su richiesta del pm Aldo Policastro. Atti di libidine e tentata violenza carnale: l’ imputazione, letta in fretta, ha colpito Don Giuseppe come uno schiaffo in pieno viso.

Il sacerdote è impallidito, ma non ha detto nemmeno una parola. Il tempo di cambiarsi d’ abito, indossare il solito giubbotto jeans che è un po’ la sua divisa. Col sacrestano ha trovato un pretesto: Devo correre a visitare un moribondo e si è infilato nell’ auto che l’ avrebbe portato nel carcere di Poggioreale. Alle 15 è iniziato l’ interrogatorio da parte dei due magistrati. Rassello era assistito da un avvocato d’ ufficio. Le indagini hanno preso il via un mese e mezzo fa, in seguito a una denuncia anonima giunta alla Polizia. Don Giuseppe veniva accusato di aver approfittato’ ‘ di A.B., un ragazzino non ancora quattordicenne che da qualche tempo era ospite della comunità religiosa di Santa Maria alla Sanità, e di aver tentato di avere rapporti sessuali con lui. La vittima si sarebbe confidata con un conoscente che abita nel rione Sanità.

L’ inchiesta ha avuto seguito proprio perché la vittima delle presunte violenze, più volte interrogata dalla polizia, avrebbe puntualmente confermato ogni accusa. A.B., che viveva con una zia novantenne alla Sanità, abbandonato dalla famiglia dove il padre è malato di nervi e la madre fa la prostituta, era stato alla fine adottato’ ‘ dalla comunità religiosa cinque anni fa, da Don Giuseppe Rassello, che tra l’ altro da sette anni insegna religione al Genovesi di piazza del Gesù, uno dei licei storici di Napoli. Quelle accuse hanno trasformato il prete-coraggio in un mostro, un violentatore di bambini che si nascondeva dietro la facciata di educatore e temerario oppositore della camorra. Una storia che non soltanto scuote, ma fa sorgere non poche perplessità. Sopratutto se si dà ascolto alle parole dei parrocchiani che si sono subito schierati in difesa del loro pastore: Don Giuseppe aveva tanti nemici, troppi. Di quelle dei suoi alunni del Genovesi: Una volta ci ha detto che la camorra l’ avrebbe fatto fuori, non sapeva come, ma sarebbe accaduto.

E oggi i ragazzi saranno in piazza per un sit-in di solidarietà nei confronti del loro insegnante. Ho appreso la notizia con stupore ha commentato il preside del liceo, Guido Silvestro Don Giuseppe è un uomo coraggioso che ha sempre affrontato con energia i problemi dei giovani, è stimato dai colleghi, dagli alunni e dai loro genitori. Amareggiato, sorpreso, il cardinale Giordano, attraverso un breve comunicato ha fatto sapere che l’ accusa, se confermata sarebbe infamante. La Curia sottolinea inoltre come, contrariamente alla consuetudine, non ha ricevuto in proposito alcuna comunicazione ufficiale dagli inquirenti. Meno ermetico monsignor Luigi Pignatiello, portavoce del cardinale. Montare un caso non è difficile.

E’ perlomeno strano che questa storia, se è vera, salti fuori proprio nel momento in cui la Curia si espone contro la camorra. C’ è un disegno preciso. Si vuole colpire questi preti che si sono esposti. Sì, è vero, Don Rassello fu inopportuno a fare quelle denunce, forse ha giocato col fuoco. Dio esiste alla Sanità, ma il problema è che gli uomini si comportano come se non esistesse. Ieri sera davanti alla sede dell’ Arcivescovado si sono radunate una cinquantina di persone per manifestare contro l’ arresto di Don Rassello. Intanto anche gli altri due preti-coraggio si difendono. Non ho timori ha detto Don Maione parlerò soltanto alla presenza del mio vescovo. E Don Franco Rapullino reagisce: E’ una vergogna, adesso cosa si dirà di me? Io mi auguro che sia un errore giudiziario, ma se mio cognato è colpevole, è giusto che paghi.

di PATRIZIA CAPUA

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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/06/03/peccati-di-preti-coraggio-scuotono.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.